Il terrore non si ferma a Natale

Dalle chiese della Nigeria alla moschea di Damasco, dalle strade di Baghdad alle piazze del Cairo, la violenza continua. Ma ci sono anche segnali di speranza da cogliere.

26/12/2011
I resti di una delle autobomba esplose nei giorni scorsi a Baghdad (Iraq).
I resti di una delle autobomba esplose nei giorni scorsi a Baghdad (Iraq).

Per molti popoli, purtroppo, è stato un altro Natale orrendo. In Iraq siamo ormai a 80 morti in pochi giorni, dopo le autobomba che hanno colpito luoghi ed edifici pubblici della capitale Baghdad. In Nigeria i terroristi di Boko Haram, un gruppo fondamentalista islamico che si richiama ai talebani afghani, hanno colpito le chiese proprio durante le funzioni natalizie: più di 30 morti.


     In Afghanistan almeno 20 morti a causa di un kamikaze che si è fatto esplodere tra la folla convenuta a un funerale. E in Siria, 45 morti per gli attentati che hanno sconvolto la capitale Damasco nel quartiere della grande moschea degli Omayyadi, dopo dieci mesi di proteste e rivolte che il regime di Assad ha cercato di soffocare con l'esercito, al prezzo di 5 mila morti. In Egitto, infine, la repressione dei militari ha fatto decine di morti proprio alla vigilia delle Feste.

     E' un prezzo tremendo. Che spinge a una domanda: dieci anni dopo l'attacco alle Torri Gemelle e la conseguente guerra contro l'Afghanistan dei talebani, e otto anni dopo l'invasione anglo-americana dell'Iraq, non è cambiato nulla? 150 mila morti (ammesso che la stima sia corretta, mentre è forse carente per difetto) tra Afghanistan e Iraq e siamo ancora allo stesso punto?

     Il pensiero è legittimo, ma la realtà è diversa. Nelle tragedie di questi giorni possiamo  rinvenire sia i residui di errori passati non ancora risolto sia i segnali di problemi e opportunità future. 

     E' certo crollata l'illusione, per anni coltivata dal Governo degli Usa e alimentata anche in Europa da intellettuali protervi o proni, di costruire da zero nuove democrazie usando come strumento la guerra. Quelle che governano l'Afghanistan e l'Iraq sono parodie della democrazia. Regimi che hanno preso il posto di dittature orrende ma che, nella sostanza, non controllano i rispettivi Paesi e sono la riedizione contemporanea dei "regimi fantoccio" del periodo coloniale. 

     In Iraq è bastato il ritiro delle truppe Usa per far esplodere tutte le tensioni e dar vita allo spettro di una guerra civile che, inevitabilmente, porterebbe alla frammentazione del Paese: il Kurdistan indipendente e sciiti e sunniti a contendersi il resto del territorio. L'Afghanistan ha un Presidente, Hamid Karzai, eletto tra i brogli e dotato di un'autorità che si estende poco oltre i confini della capitale Kabul, laddove è protetto dalla forza militare internazionale. Altro che democrazia...

     Anche in Nigeria si scontano problemi vecchi e mai davvero affrontati. La popolazione è quasi equamente ripartita tra cristiani e musulmani ma il Governo centrale, che ha fatto della Nigeria uno dei Paesi più corrotti al mondo, non è in grado di controllare le pulsioni fondamentaliste che animano larga parte della parte islamica della nazione.

     I terroristi di Boko Haram (il nome del gruppo vuol dire: "L'educazione occidentale è peccato") interpretano con la violenza un sentimento abbastanza diffuso nel Nord della Nigeria, cioè il desiderio di instaurare la shar’ia (legge islamica) in tutti i 36 Stati del Paese. Sono due fenomeni che si alimentano l'un l'altro:  non a caso l'ascesa di Boko Haram è cominciata proprio nei primi anni Duemila, cioè quando la shar’ia è stata introdotta in 12 Stati della Nigeria: in 9 a pieno titolo, in altri 3 con validità solo per le aree con popolazione in maggioranza musulmana.

     Mentre forti segnali di novità arrivano, nonostante tutto, dalla Siria e dall'Egitto. Le rivolte contro i regimi di Mubarak prima e dei militari poi in Egitto, e contro quello di Assad in Siria, nascono da un'importante maturazione di masse imponenti del mondo arabo. I giovani e gli strati più istruiti di quelle popolazioni hanno visto quale vicolo cieco siano il terrorismo e il fondamentalismo e ora si battono per costruire società più democratiche ma soprattutto più aperte. 

      Sono loro i "nemici" naturali dei talebani, di Boko Haram, dei terroristi kamikaze che sconvolgono l'Iraq e l'Afghanistan. Per questo è credibile che gli attentati di Damasco possano essere opera di Al Qaeda. Il fondamentalismo islamico tutto vuole tranne che popoli decisi a prendere in mano il proprio destino.

         
     
     

     

Fulvio Scaglione
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Postato da martinporres il 27/12/2011 01:07

"Le notizie arrivate a Natale dalla Nigeria, con la serie di attentati contro le chiese cristiane che hanno provocato decine di morti, sono come un pugno nello stomaco per noi cattolici italiani che abbiamo come orizzonte natalizio una tranquilla messa della Veglia – se non siamo troppo stanchi sennò andiamo a quella del mattino –, il pranzo di famiglia e il predicozzo contro il consumismo che ci mette a posto la coscienza. Sono come un pugno nello stomaco perché ci ricordano che in molte parti del mondo c’è poco da scherzare, si rischia la vita soltanto per l’intenzione di celebrare la messa. E non è piacevole sentirselo ricordare mentre si sta addentando una fetta di panettone o di qualche altro dolce tipico". di Riccardo Cascioli "La Bussola Quotidiana"

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