Protesi al seno, le donne hanno paura

Dopo lo scandalo del materiale difettoso, usato nella chirurgia estetica del seno, prodotto in Francia, in Italia si invita alla calma: non ci sarebbero rischi di cancerogenicità.

23/12/2011
Una donna francese mostra una protesi mammaria della società Pip (foto Ansa).
Una donna francese mostra una protesi mammaria della società Pip (foto Ansa).

La paura parte dalla Francia, dilaga in tutto il mondo, dall'Europa all'America latina, si diffonde fra le donne italiane. L'azienda francese Poly Implant Prothèse (Pip),  che aveva sede in Provenza ed è fallita nel 2010, ha prodotto protesi mammarie al gel di silicone, impiegate nella chirurgia estetica, che avrebbero un'elevata percentuale di rottura e in Francia si sta conducendo un'inchiesta per capire se potrebbe esserci una correlazione fra il silicone usato e l'incidenza del cancro. Lo scandalo, rivelato dal quotidiano francese Libération, risale al marzo del 2010, quando l'Agenzia francese che si occupa di sicurezza dei prodotti sanitari (Afssaps) decise di ritirare dal commercio le protesi della Pip dopo aver verificato una serie di rotture anormali causate dall'uso di un gel silicone di tipo industriale. E questa scoperta ha sollevato gravi dubbi sulla possibilità che questo materiale difettoso potesse essere cancerogeno.
 
In Francia la situazione è allarmante: Oltralpe sono 30mila le donne alle quali sono state impiantate le protesi della Pip. Ma il rischio non riguarda solo le donne francesi. Circa 300mila protesi, infatti, sono state vendute in tutto il mondo (l'80% per motivi estetici, il 20% in conseguenza di un cancro al seno). Il Governo francese raccomanda che, per prudenza, le donne alle quali è stato impiantato materiale della Pip provvedano a farsi rimuovere le protesi. 

Una montagna di protesi buttate via nella sede dell'azienda francese Pip (foto Ansa).
Una montagna di protesi buttate via nella sede dell'azienda francese Pip (foto Ansa).

In Italia, il Consiglio superiore di sanità, riunito d'urgenza presso il ministero della Salute, invita a evitare gli allarmismi: le protesi prodotte dalla società provenzale, si riferisce, non presentano maggiori rischi di cancerogenicità, tuttavia presentano maggiori probabilità di rottura e il rischio di infiammazioni è maggiore. Pertanto, si legge in una nota, si consiglia alle donne alle quali è stata impiantata una protesi Pip a consultare il loro chirurgo per valutare la situazione. Dal 2005 a oggi nel nostro Paese si sono verificati 24 casi di rottura. In Italia, comunque, il materiale della Pip è stato ritirato dal commercio a partire dal 1° aprile dello scorso anno.

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