15/10/2010
Un fermo- immagine tratto dal video realizzato dai Carabinieri che mostra un momento dell'aggressione subita da una donna romena da parte di un ragazzo di 20 anni avvenuta all'interno della stazione della metropolitana Anagnina a Roma.
Periferia romana, marciapiede del metrò. A una donna, che era entrata in stazione da sola, si avvicina un giovane. Sembra che si limitino a parlare. Poi, repentino, un violentissimo pugno. La donna stramazza, intorno non c’è quasi nessuno. Poi la gente arriva. Qualcuno guarda il corpo steso a terra, altri tirano in lungo. Non uno che si sogni di dare un minimo di assistenza. Ci vorrà un telefonino per chiamare gli addetti ai lavori, ambulanza e infermieri. Si arrangino, è compito loro.
Per completare la cronaca si saprà che la donna, una romena di 32 anni, è in coma all’ospedale. Il mascalzone che l’ha colpita, un pregiudicato ventenne.
Questioni di cuore o di interesse, niente di nuovo. Come non è una novità che i passanti rimangano indifferenti o, se anche spinti da pietà, non si vogliano immischiare. Quante volte abbiamo visto l’annegato steso sulla sabbia, con i piedi che spuntano dal lenzuolo, e la gente intorno che continua a mangiare o fare il bagno. E se c’è da smascherare dei malviventi, attenti ai rischi. Dopo che hai riconosciuto i massacratori del tassista, nell’evoluta Milano, ti bruciano la macchina. Meglio starsene zitti, o svicolare.
Questo è il tempo in cui viviamo, questa è diventata la mentalità pubblica. Egoismo, indifferenza e, avendo netta la sensazione di non essere protetti, paura. Assente la carità, cristiana o laica. Provvederanno adesso le rubriche tv a spiegarci i perché e i percome, a denunciare e deplorare, a invocare rimedi. Poi tutto rimarrà come prima.
Ma c’è ancora un risvolto su cui meditare: l’immagine. Prima i blog dei grandi giornali, cui sono arrivate la riprese fatte col telefonino nella stazione romana. Poi i Tg che amplificano l’evento e appunto gli esperti – esperti di che? – chiamati in video a commentare.
In sintesi. Se di un fatto parlano solo i giornali, con o senza foto, non ci si fa neanche caso. Ventiquattr’ore, e tutto è dimenticato. Se invece arriva il megafono tv, autonomo o ispirato a sua volta dagli scatti dei telefonini, si può commuovere un’intera nazione. Più del fatto conta la sua eco, ingigantita. Come è vero, parola di McLuhan, che “il mezzo è il messaggio”.
Giorgio Vecchiato