29/06/2011
Il prefetto di Ragusa, Francesca Cannizzo (foto: Alessia Giuliani/Cpp).
«Pensavamo che la schiavitù fosse finita, invece dobbiamo ricrederci». Usa poche parole il prefetto di Ragusa, Francesca Cannizzo, per spiegare la situazione degli immigrati che continuano a sbarcare sulle coste siciliane. «Sono situazioni terribili in cui davvero le persone che arrivano hanno vissuto mille traumi, compresi torture, stupri, violenze. Arrivano da noi senza sapere quale sarà il loro futuro e arrivano in mano agli scafisti, che possiamo anche tranquillamente chiamare schiavisti».
Il tratto di sua competenza, che comprende Pozzallo, ha visto eventi eccezionali come quello dello sbarco di 932 migranti arrivati tutti insieme nella notte tra il 30 e il 31 maggio. Ma sono tanti gli stranieri che arrivano nel ragusano visto che Pozzallo è, dopo Lampedusa e insieme con Mazara del Vallo uno degli approdi più gettonati dai migranti. «Ci occupiamo della prima accoglienza e dell’identificazione», spiega il prefetto, «in modo da vedere chi ha diritto di asilo o di protezione umanitaria. Fatto ciò le persone vengono indirizzate nelle strutture idonee per la loro situazione. Possiamo dire che quasi la totalità, soprattutto negli ultimi sbarchi, è composta da persone che hanno diritto o all’asilo o alla protezione umanitaria».
Debesaj, eritreo ospite di uno Sprar Servizio per richiedenti asilo e rifugiati del ragusano (foto: Alessia Giuliani/Cpp).
Il prefetto, che insiste sulla complessità delle procedure «prima con il
Dipartimento per le libertà civili avevamo un interlocutore unico,
mentre adesso la situazione è più complessa», spiega che «anche se il 28
giugno abbiamo tenuto l’ultimo consiglio territoriale per
l’immigrazione, non andremo certo in vacanza. Anzi, questi sono i mesi più favorevoli per le traversate e dunque quelle che ci attendono sono settimane di maggior lavoro,
sia per garantire la sicurezza per le spiagge, sia per tutelare i
flussi turistici e sia per proteggere chi arriva da condizioni di
difficoltà».
In origine soprattutto tunisini, adesso provenienti dall’Africa subsahariana attraverso la Libia, i
migranti gestiti da Ragusa sono oltre 2.500. «La novità che abbiamo
registrato negli ultimi tempi è l’aumento del numero di minori – diverse
decine – non accompagnati che giungono sulle nostre coste. Per loro
abbiamo pensato a degli interventi speciali in collaborazione con
Save the children nell’ambito di una nuova procedura che dovrebbe dare
più sollievo ai Comuni. Si tratta di soggetti maggiormente esposti a
quella vulnerabilità che è già propria di chi emigra».
I piani sanitari e di identificazione e accoglienza predisposti dalla
prefettura stanno funzionando, «anche se c’è sempre da migliorare»,
conclude il prefetto, «per far sì che possa allargarsi quell’accoglienza
che possa condurci piano piano, con le dovute cautele, senza mai
dimenticare il contesto nel quale viviamo, a fare passi in quella che è la direzione del nostro secolo, cioè l’interrelazione, l’integrazione con le popolazioni che si spostano per i motivi che conosciamo».
Annachiara Valle