Amnesty, la sfida all'oppressione

Presentato il Rapporto annuale: documenta restrizioni alla libertà di parola in 89 Paesi, denuncia torture e maltrattamenti in 98 Nazioni, riferisce di processi iniqui in 54 Stati.

13/05/2011
Il cinquantesimo anniversario della fondazione di Amnesty International viene celebrato dalle Poste Italiane con l'emissione, il 28 maggio, di un francobollo da 0,60 euro, stampato in 3,6 milioni di esemplari. Foto Ansa.
Il cinquantesimo anniversario della fondazione di Amnesty International viene celebrato dalle Poste Italiane con l'emissione, il 28 maggio, di un francobollo da 0,60 euro, stampato in 3,6 milioni di esemplari. Foto Ansa.

Alla vigilia del suo cinquantesimo anniversario, Amnesty International (nata il 28 maggio 1961) presenta l'annuale Rapporto sui diritti umani nel mondo. Il Rapporto arriva in un momento storico cruciale, nel quale diversi popoli arabi e nordafricani si stanno ribellando contro governi repressivi e antidemocratici. «La gente sfida la paura. Persone coraggiose, guidate soprattutto dai giovani, scendono in strada e prendono la parola nonostante le pallottole, le percosse, i gas lacrimogeni e i carri armati. Questo coraggio, insieme alle nuove tecnologie che aiutano le attiviste e gli attivisti ad aggirare e denunciare la soppressione della libertà di parola e la violenta repressione delle proteste pacifiche, sta dicendo ai governi repressivi che i loro giorno sono contati», dichiara Christine Weise, presidente della Sezione italiana di Amnesty. Ma i successi delle rivolte in Tunisia ed Egitto rischiano di essere fragili perché la repressione è sempre in agguato, come stiamo vedendo in Libia, Yemen, Siria, Bahrein, perciò Amnesty invita a non abbassare la guardia così da assicurare che il 2011 «non sarà una falsa alba per i diritti umani».

In questa foto d'archivio, una manifestazione di attivisti di Amnesty a Londra, nel 2007, per il rispetto dei diritti umani e contro i trattamenti riservati ai prigionieri nella base americana di Guantanamo. Foto Contrasto.
In questa foto d'archivio, una manifestazione di attivisti di Amnesty a Londra, nel 2007, per il rispetto dei diritti umani e contro i trattamenti riservati ai prigionieri nella base americana di Guantanamo. Foto Contrasto.



Il Rapporto annuale (pubblicato in Italia da Fandango Libri) documenta restrizioni alla libertà di parola in 89 Paesi, denuncia torture e maltrattamenti in 98 Nazioni, riferisce di processi iniqui in 54 Stati.
Amnesty ha chiesto il rilascio di prigionieri di coscienza in almeno 48 Paesi. La pena di morte resta diffusa. Nel 2010 sono state emesse condanne capitali in 67 Nazioni (erano 56 nel 2009), mentre si è avuta notizia certa di esecuzioni in 23 Paesi (contro i 18 del 2009). Inoltre due terzi della popolazione mondiale non hanno avuto la possibilità di accesso alla giustizia a causa di sistemi giudiziari assenti, corrotti o discriminatori.

Berlino, Germania, 16 aprile 2011. Decine di attivisti di Amnesty Internazional protestano  davanti alla Porta di Brandeburgo chiedendo il rilascio dell'artista cinese Ai Weiwei e di altri dissidenti incarcerati dalle autorità di Pechino. Foto di Florian Schuh/Epa.
Berlino, Germania, 16 aprile 2011. Decine di attivisti di Amnesty Internazional protestano davanti alla Porta di Brandeburgo chiedendo il rilascio dell'artista cinese Ai Weiwei e di altri dissidenti incarcerati dalle autorità di Pechino. Foto di Florian Schuh/Epa.


Sono molti gli Stati che preoccupano Amnesty. Fra questi la Cina, l'Iran, la Bielorussia, l'Afghanistan, la Russia, l'Uzbekistan, il Vietnam, lo Zimbabwe. Per quanto riguarda l'Italia, il Rapporto di Amnesty denuncia in particolare le discriminazioni e gli sgomberi forzati nei confronti dei rom, il trattamento dei richiedenti asilo e migranti, i casi di omofobia, i decessi e i presunti maltrattamenti di detenuti affidati in custodia alle forze dell'ordine. I dettagli sul sito: 50.amnesty.it/rapportoannuale2011  

Roberto Zichittella
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