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Quel sacro mistero nelle braccia di ogni mamma

Ritratto di madame Roulin, Vincent Van Gogh (immagine Scala).

Da dove veniamo? Dove andiamo? Quando nasce un bambino accade qualcosa che ci eccede. Eppure è un fatto così naturale. Anche se oggi sempre più raro. Così davanti al vetro di una nursery tutti sgranano gli occhi. I bambini, in particolare, quando guardano in neonati hanno uno sguardo così particolare, sembra che riconoscano in quel piccolo essere appena venuto al mondo una parte di sé ancora intatta. Si dice che dal momento in cui si nasce si incomincia a morire.
Si nasce. Si muore. Niente di nuovo sotto il sole direbbe il libro del Quelet. Eppure Gesù, un bambino all’apparenza come tutti gli altri bambini, ha cambiato il mondo. E ad ogni bambino che nasce il mondo si rinnova. In famiglia, per esempio, succede una piccola rivoluzione: tempi, notti, giorni non sono più gli stessi. Tutto si ridimensiona e cerca un nuovo equilibrio come un piccolo sistema solare che ritrova il suo centro di rotazione intorno a quel fagotto che – piangendo o ridendo – fa piovere o fa venire il sole. Ruba tutta l’attenzione. Tutti intorno a lui vogliono dire la loro, cercare una somiglianza, intuire un sorriso. Ma realmente chi ci sta davanti? E da dove è venuto? Cosa sente, pensa, prova?

Già è difficile all’inizio distinguere un mal di pancia da un ruttino ma le nuove mamme sono veloci a imparare. Contano le cose elementari: ha fame, ha sete, è da pulire, ha sonno. Le mamme lo sanno bene. E i papà arrancano dietro di loro, seguiti da uno stuolo non sempre opportuno di parenti-sapienti che vogliono dire la loro. Così tutti presi dal piccolo ci si dimentica la domanda fondamentale che quel piccolo pone: cosa avviene davvero quando si nasce? E noi che abbiamo accumulato anni alle nostre spalle chi siamo? L’irripetibilità di quell’essere persona eti il suo desno inimmaginabile persino nel colore che prenderanno i suoi occhi. E i capelli: saranno biondi o scuri, ricci o lisci? E quel nasino, si assottiglierà o diventerà invadente come quello di papà?

Nel Ritratto di Madame Augustine Roulin e la piccola Marcelle il trentacinquenne pittore olandese. Vincent Van Gogh, arrivato in Provenza per dipingere i colori del Sud, ci presenta il ritratto della moglie del suo amico, il postino di Arles con la piccola figlia in fasce. Ripeterà quel soggetto sei volte tra il dicembre del 1888 e il gennaio del 1889 facendone una specie di manifesto della sacralità della maternità.
Tutte le nostre domande s’infrangono davanti a quest’immagine semplice. La mamma è vestita di verde, il colore della vita. La mamma è stanca, ha il volto teso, si è occupata tutto il giorno della sua creatura e ora ce la mostra come una Madonna mostra il suo Gesù: piccola candida creatura che riflette le ombre verdi del suo vestito. Quella creatura non è più sua, è già per il mondo: offerta. E la bimba è impotente e ferma come un miracolo che ci guarda, le piccole braccia aperte e le manine tese.

Alfredo Tradigo

Pubblicato il 23 gennaio 2013 - Commenti (0)
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