Libia o no, tutti in Sicilia

Da Lampedusa a Trapani, la Sicilia rischia di pagare a caro prezzo la guerra in Libia. La campagna per salvare la stagione turistica.

I trapanesi sono “in guerra contro la guerra”

25/03/2011
La base dell'Aeronautica militare di Trapani-Birgi: sul display, l'alert status di livello "A" in conseguenza degli attacchi sui cieli della Libia.
La base dell'Aeronautica militare di Trapani-Birgi: sul display, l'alert status di livello "A" in conseguenza degli attacchi sui cieli della Libia.

Non è un gioco di parole, ma la realtà di un’intera provincia che sta pagando un prezzo altissimo sull’altare della missione internazionale contro la Libia di Gheddafi. La chiusura temporanea dell’aeroporto civile di Birgi – destinato dal Governo soltanto ai voli militari impegnati nell’operazione Odissea – sta causando una grave crisi economica e un crollo del turismo nella città di Trapani e in provincia. Centinaia di lavoratori si preparano alla cassa integrazione, il turismo è in ginocchio, gli affari di commercianti e tassisti vanno male, i ristoranti sono vuoti e le disdette per gli alberghi della zona si moltiplicano.

Su tutto incombe lo spettro di compromettere l’affluenza per i celebri Misteri di Trapani, ma anche la stagione primaverile ed estiva nelle Isole Egadi, così come le vacanze pasquali a Marsala e nei dintorni. Secondo le stime del presidente della Provincia di Trapani, Girolamo Turano, la perdita economica complessiva ammonterebbe già ad almeno un milione di euro, in base alle presenze giornaliere medie dei turisti in questo periodo. La cifra comprende le disdette alberghiere, l’inattività dei ristoranti e dei bar, nonché le perdite dell’intero indotto.


Secondo Salvatore Ombra, presidente dell’Airgest, la società che gestisce l’aeroporto civile “Vincenzo Florio” di Trapani, la chiusura dello scalo sta causando un saldo negativo di circa 70 mila euro al giorno, considerando il giro d’affari annuo di 200 milioni di euro. Inoltre, i 150 dipendenti dell’aeroporto civile di Birgi saranno destinati alle ferie forzate e alla cassa integrazione. Per questo motivo, la riapertura immediata del “Vincenzo Florio” è richiesta a gran voce da un fronte trasversale che accomuna il presidente della Regione Raffaele Lombardo (Mpa) e Rifondazione Comunista, il sindaco di Trapani Girolamo Fazio (Pdl) e i dirigenti di Sinistra Ecologia Libertà, la Confindustria siciliana e i sindacati confederali.

Due manifestazioni di protesta si sono svolte a Birgi. La prima - organizzata dai lavoratori interinali - ha raccolto l’adesione di centinaia di tassisti e commercianti. La seconda - promossa da Rifondazione Comunista e dai Giovani Comunisti - ha riunito le associazioni pacifiste e i movimenti no global. Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, e il presidente dell’Enac, Vito Riggio, provano a tranquillizzare i manifestanti, promettendo la riapertura parziale dell’aeroporto civile a partire da lunedì prossimo. Ma i trapanesi non si accontentano di soluzioni parziali e temporanee, invocano il funzionamento a pieno regime dello scalo e temono che la compagnia Ryaneir abbandoni per sempre Birgi, puntando in futuro sull’aeroporto “Falcone e Borsellino” di Palermo.

Pietro Scaglione
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