Egitto, la protesta non si placa

IL vento della Primavera Araba torna a soffiare sull'Egitto. Sotto accusa la Giunta militare che da un anno regge il Paese.

20/11/2011
Uno dei cortei che da piazza Tahrir si sono diretti verso i ministeri (Ansa).
Uno dei cortei che da piazza Tahrir si sono diretti verso i ministeri (Ansa).

Sono tornate le tende in piazza Tahrir, al Cairo. E purtroppo sono tornati i morti (tre, al momento in cui scriviamo), i feriti (oltre 300), le incursioni della polizia, persino il sequestro di alcuni agenti della sicurezza, "arrestati" dai dimostranti. Il tutto a pochi giorni dalle elezioni politiche, previste per il 28 novembre e dal Consiglio supremo delle Forze Armate, che da quasi un anno di fatto regge l'Egitto, confermate in quella data.

     Da giorni, ormai, il vento della Primavera Araba ha ripreso a soffiare a piena forza sull'Egitto, manifestandosi soprattutto nelle grandi città come Il Cairo, appunto, e Alessandria. Al centro delle contestazioni la giunta militare e la sua politica, giudicata troppo attendista e conservatrice dai movimenti giovanili (Unione dei Giovani della Rivoluzione,  Movimento del 6 Aprile, Coalizione dei Giovani) che guidano la protesta.

    Non a caso al Cairo, dalle migliaia di persone assiepate in Piazza Tahrir, sono partiti diversi cortei diretti verso le sedi dei ministeri, in particolare il ministero dell'Interno. Il trasferimento dei poteri dai generali ai civili, e in particolare la sospensione dei processi a carico di civili celebrati però davanti a corti militari, è la richiesta principale dei manifestanti, che accusano la giunta militare di aver sostanzialmente fallito nell'amministrazione del Paese.

     Pesa, sull'opinione pubblica, soprattutto su quella giovanile, il sospetto di una tacita intesa tra i generali, desiderosi di conservare il potere su settori economicamente determinanti dello Stato, e i Fratelli Musulmani, che vedrebbero invece con favore una svolta "islamica" nelle politiche culturali.

     Di fronte al crescente malumore dell'opinione pubblica, il Governo controllato dal Consiglio supremo delle Forze Armate ostenta una certa compattezza. Si è dimesso Emad Abou Ghazi, ministro della Cultura, indignato per le azioni violente della polizia contro la folla di Piazza Tahrir, che non ha voluto partecipare a una riunione d'emergenza tra ministri e generali. Ma la data delle elezioni è stata confermata e tutte le voci di rimpasto o dimissioni sono state smentite. La pressione comunque cresce e non contribuisce a placarla la mano pesante adottata dal Governo per garantire l'ordine pubblico: ogni manifestazione, sia essa laica o a sfondo religioso, si conclude ormai con il computo dei morti.
 

Fulvio Scaglione
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