Immigrati: il posto c'è, il lavoro no

E' stato calcolato in 50 mila il numero dei migranti e profughi in arrivo dal Maghreb. Distribuirli nelle regioni è possibile ma il lavoro manca. lo studio della Fondazione Moressa.

24/03/2011
Un barcone in procinto di approdare a Lampedusa.
Un barcone in procinto di approdare a Lampedusa.

Come saranno suddivisi tra le Regioni i 50 mila profughi che, secondo le previsioni del ministro Maroni, dovrebbero arrivare a breve sulle coste italiane a causa della guerra in Libia? E quale situazione troveranno, questi nuovi stranieri, rispetto al lavoro? I quesiti se li è posti la Fondazione Leone Moressa, specializzata in studi e ricerche per la valorizzazione dell’artigianato e della piccola impresa, ma anche sull’economia dell’emigrazione.     

     Ebbene, questa nuova ondata di migranti rappresenterebbe l’1,2% degli stranieri già presenti in Italia. Ma la loro dislocazione nelle diverse Regioni italiane non peserebbe ovunque allo stesso modo, anche per l’esclusione di tre di esse (Sicilia, Calabria, Puglia) per la presenza già forte di immigrati nel territorio e di una quarta (l’Abruzzo) per la difficile situazione del dopo-terremoto. Se la distribuzione verrà realizzata col criterio di 1.000 stranieri per milione di abitanti, alla Lombardia toccherebbe la quota maggiore: 10.264 stranieri, che sarebbero il 20,5% di quelli già presenti; più di 6.000 alla Campania (12,2% del totale); 5.935 al Lazio (11,9%), 5.132 al Veneto (10,3%).     

     Il problema, però, secondo lo studio della Fondazione Moressa, è un altro: il lavoro. Dal 2008, infatti, causa la crisi economica, 110 mila stranieri hanno perduto il lavoro, andando a ingrossare il numero – già non esiguo – dei 155 mila immigrati disoccupati. In totale, insomma, gli stranieri senza lavoro in Italia sono 265 mila (la percentuale è del 11,4% sul totale degli immigrati, mentre la percentuale degli italiani disoccupati è dell’8%). Quindi, l’arrivo massiccio di questi nuovi immigrati si collocherebbe «in un momento di particolare stress per il mercato del lavoro straniero già colpito duramente dalla crisi», scrivono i ricercatori della Fondazione. «Lo stato di disoccupazione prolungato», aggiungono, «rischia di far cadere gli stranieri nell’irregolarità, poiché il lavoro è la condizione necessaria per il regolare soggiorno in Italia».     

     Peraltro, tra i dati rilevanti forniti dallo studio ci sono anche quelli relativi alle percentuali di disoccupati stranieri attuali divisi per regione: quelle che mostrano i tassi più elevati si trovano nel Nord-Ovest (Piemonte e Valle d’Aosta al 15,4%, Liguria al 13,8%), insieme alla Basilicata, che ha il valore più alto (18,9%). Invece, le Regioni dove più alto è il numero degli immigrati rimasti senza lavoro a causa della crisi economica del 2008-2010 sono la Lombardia (35.000), l’Emilia Romagna (17.600). E ancora  il Piemonte e la Val d’Aosta (17.100). «Questa situazione», concludono i ricercatori, «deve far riflettere su un nuovo ruolo della politica migratoria che, tra le altre cose, tenda a privilegiare, ove possibile, l’assunzione di stranieri già presenti nel territorio ma che hanno perso il lavoro a causa della crisi».

Luciano Scalettari
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Postato da DOR1955 il 25/03/2011 12:28

Giusto prima di tutto dare assistenza materiale e sanitaria (cibo - acqua - visita medica - ecc) e un posto provvisorio e dignitoso dove alloggiare in attesa di individuare lo "status" di queste persone, secondo le leggi vigenti in Italia (valgono le leggi in vigore, cioè distinzione fra "profugo" e "clandestino"). A proposito, se come dichiarano queste persone scappano dal loro paese causa guerra (che non mi sembra ci sia ne in Tunisia, ne in Egitto, ma solo in Libia, ma di libici se ne sono visti pochi), come mai non ci sono donne, bambini, anziani?. Queste tre tipologie di persone non hanno necessità di scappare dalla "guerra"? O è una bella scusa di queste persone (guarda caso tutte abbastanza giovani) per venire in Europa? E, poi, giustamente come citato nell'articolo, a fare cosa se il lavoro non c'è? Se loro hanno diritto, a maggior ragione penso di averlo io personalmente, che dal 2004 (si proprio 2004) sono disoccupato, invalido civile senza sostegni economici e con moglie e due figlie minorenni. A me chi pensa? Ho "bussato" a tutte le porte, dal Comune, alla Parrocchia, alla Caritas, a varie comunità religiose, fatto domande in posti privati e concorsi (quei pochissimi che ci sono ancora) per posti pubblici e non ho ancora ottenuto nulla. Le risposte più frequenti - non stiamo assumendo - non possiamo fare nulla - troppo anziano (56 anni). Visto che queste persone "pretendono", oltre che un soccorso umanitario (giusto e doveroso) anche di lavorare, lo PRETENDO anch'io e penso, appunto, di averne ben più diritto visto che ho lavorato, e versato (meglio forse dire gettati al vento) contributi per 28 anni. O devo fare qualche gesto eclatante per ottenere qualcosa? E non penso di essere l'unico italiano in queste situazioni. Come la risolviamo?

Postato da folgore il 24/03/2011 23:54

Ma non era quello che diceva la Lega già negli anni 90, ovvero che gli stranieri sarebbero dovuti arrivare solo se era possibile dare un lavoro?

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