E l'Africa va a energia pulita

Kenya e Congo: due esempi di come il continente africano cerca di progredire con le energie sostenibili, verso l'obiettivo delle emissioni zero. E senza corrente elettrica.

Kenya: illuminazione a bottiglie solari

31/07/2012

A Korogocho, la baraccopoli di Nairobi dove ha vissuto per alcuni anni Padre Alex Zanotelli, prima di rientrare in Italia, vivono circa 120.00 persone, senza energia elettrica, candele o altre fonti di luce. Un’idea innovativa che viene sperimentata ora negli slums, arriva dai ricercatori del prestigioso Mit (Massachussets Institute of Technology) e promette illuminazione a costo zero. Il Solar Bottle Bulbs (lampade a bottiglie solari), sperimentato per la prima volta nel 2002 in Brasile e messo a punto dai ricercatori del Mit, permette di utilizzare una bottiglia di plastica come se fosse una lampada. Ecco in questo video la spiegazione di come funziona il sistema, già sperimentato a San Pedro, provincia di Laguna, nelle Filippine:




Basta riempire di acqua e candeggina le bottiglie e fissarle a una fessura ricavata sul tetto: queste rifrangono la luce esterna all’interno dell’abitazione, riuscendo a illuminare le baracche della capitale kenyana, dove non c’è energia elettrica, con la stessa potenza di una lampadina da circa 60 watt. Le bottiglie, una volta posizionate in modo che rimangano esposte per un terzo alla luce del sole, vengono colpite nella parte superiore dai raggi e da qui la luce si diffonde per rifrazione alla parte sottostante, illuminando così le abitazioni, dove anche in pieno giorno, per mancanza di spazio e finestre, è buio pesto.

Il progetto, partito in Brasile nel 2002, passando per Haiti e Filippine, è giunto anche in Africa dove è stato realizzato e promosso da un gruppo locale, “Koch Hope”, di cui fanno parte i giovani abitanti scolarizzati della baraccopoli. Un metodo artigianale ed economico che per ora è stato sperimentato su circa 2.000 abitazioni e che proseguirà per raggiungere anche gli altri quartieri di Nairobi. Oltre a supplire alla mancanza di energia elettrica nelle zone più povere del pianeta, questo progetto contribuisce al riciclo di migliaia di bottiglie di PET: soltanto in Nigeria, dove si contano oltre 160 milioni di abitanti, ogni giorno finiscono tra i rifiuti circa 3 milioni di bottiglie di plastica.

Gabriele Salari
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Postato da aldo abenavoli il 01/08/2012 12:25

Non è necessario essere esperti per capire che il pianeta, che per un credente si identifica con la creazione, sarebbe stato salvato dallo sviluppo sostenibile e cioè dalle fonti rinnovabili e dal risparmio energetico; non è inoltre necessario essere premi Nobel per comprendere che il futuro del pianeta passa attraverso la indipendenza del continente africano dal punto di vista alimentare ed energetico. Come ambientalista ed ecologista che aveva previsto tutto potrei rifugiarmi sdegnosamente nella mia Caprera e inserire nella targhetta della mia abitazione la insegna “Aldo Abenavoli professione profeta”. In realtà nelle previsioni degli ambientalisti, a partire dal prof Aurelio Peccei verso la fine degli anni 60, non c’era e non c’è nulla di profetico. Solo quella minima dose di buon senso per capire dove avrebbe soffiato il vento, quel vento che insieme al sole ci darà ben presto energia pulita, gratuita e inesauribile. Ora che le rinnovabili stanno superando le più rosee previsioni coloro che, come Enel, hanno puntato sul nucleare, dovrebbero implorare il perdono e pagare di tasca propria l’enorme danno arrecato al paese. Ma naturalmente non succederà nulla. E allora godiamoci la buona notizia che proviene dall’Africa. unlaicoallaricercadellaverita.myblog.it

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