Africa, la grande rapina dell'oro blu

Dal "land grabbing", la terra strappata da governi e multinazionali alle economie locali, al "water grabbing", la sottrazione dell'acqua. E così continua lo sfruttamento dei più poveri.

Maria Cristina Rulli: «Disboscamento del pianeta e impoverimento del suolo»

10/02/2013
Ll'ingegnere idraulico Maria Cristina Rulli.
Ll'ingegnere idraulico Maria Cristina Rulli.

Il nuovo espansionismo vede tra i maggiori "cacciatori di terre" il Regno Unito, la Cina e gli Stati Uniti, seguiti da Emirati Arabi e Israele, particolarmente sensibili al cambiamento climatico. Tuttavia, poiché l'autosufficienza alimentare ed energetica delle singole nazioni è ormai impensabile, la corsa agli approvvigionamenti riguarda gran parte del mondo (Italia compresa, schema in basso). E dal "land" al "water grabbing" il passo è breve. Anche perché, spiega l'igegnere idraulico Maria Cristina Rulli, «l'86% dell'acqua è utilizzato a livello globale in agricoltura». E 454 miliardi di metri cubi sono una quantità enorme con cui, volendo, si potrebbe coltivare una volta e mezza l'intera superficie del nostro Paese.

Il dato include l'acqua piovana?
   «Sì, è anche quella una risorsa preziosa che viene sottratta ai territori, la cosiddetta "green water", e ammonta a 308 miliardi di metri cubi all'anno. I restanti 146 miliardi che compongono il totale complessivo sono di acqua fluente: fiumi, laghi, falde acquifere. Bisogna tenere presente, però, che la terra "arraffata" aumenta ogni giorno, perciò la quantità di risorse idriche impiegata è in costante crescita».

Nell'analisi condotta, non sempre i maggiori investitori in terre straniere risultano anche fra i più impegnati nel reperimento di acqua: avete calcolato i consumi idrici in base alle singole colture impiantate?
   «Esattamente. Abbiamo incrociato i dati forniti da Grain e Land Matrix – le due organizzazioni che monitorano gli acquisti territoriali oltre i 200 ettari nel mondo – con le necessità idriche per la massima resa delle coltivazioni e, infine, con le analisi meteorologiche dei territori. L'India, per esempio, impiega più acqua altrui rispetto alla Cina nonostante abbia meno territori acquisiti. Inoltre, l'aumento di green water utilizzata in molte aree interessate dagli investimenti suggerisce che parte delle terre non erano coltivate prima delle acquisizioni ma erano foreste o savane. Il processo contribuisce quindi al disboscamento del pianeta e all'impoverimento del suolo».

Considerati i molteplici interessi in gioco, quali possono essere i rimedi?
   «Che si tratti di innovazioni tecnologiche, di aumento dell'occupazione o di cibo lasciato ai territori, l’unica soluzione – alla quale stanno lavorando Banca Mondiale, Fao e Ifad – è fare in modo che il land acquisition sia un'opportunità non solo per chi investe ma anche per le popolazioni locali».

Laura Ferriccioli
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