Essere partner di una persona con un problema di dipendenza da gioco, Roberta Smaniotto

01/02/2012

“Oggi ho finalmente imparato che non c’è alcun modo per controllare un’altra persona. L’ho imparato nel modo più duro, sulla mia pelle, attraverso l’esperienza”Sanja Rozman, medico dell’Associazione Help for the Addicted and People in Distress, Slovenia.
 “Cercavo, come potevo, di nascondere a tutti la verità, perché mi vergognavo come se fosse colpa mia. A quel tempo non sapevo che, quando si vive con un giocatore, tutta la famiglia si ammala; non sapevo che gli effetti del gioco si riversano su tutti i componenti della famiglia e si fanno sentire anche dopo molti anni, a tradimento, quando non ci si pensa quasi più, e invece ci si accorge che le ferite sono ancora aperte.”  (
“Per Amore”, “Liberamente” in pubblicazione)
 
Ogni essere umano ricerca durante l’arco della propria vita una relazione di coppia da vivere per riuscire a soddisfare un insieme di bisogni.
I bisogni attengono a tre ambiti: quello sociale, che permette all’individuo nella relazione di coppia di assumere un ruolo concreto e simbolico riconosciuto dalla società; quello biologico, che attraverso la sfera sessuale permette l’accoppiamento procreativo (espressione di un amore sessuale maturo) e che attraverso la sfera aggressiva permette ad entrambi i membri della coppia di esprimere all’interno di una nicchia protetta dalla stabilità e continuità affettiva della relazione le “emozioni negative” (rabbia, rancore, risentimento, insoddisfazione, odio,…); quello psichico, che soddisfa un bisogno di intimità, amore e protezione, un riconoscimento di alcune parti di sé che rinforzano l’autostima, la formazione della propria identità attraverso l’interiorizzazione di “essere parte di”, dei bisogni emancipativi, la funzione riparativa legata al bisogno di sperimentare una relazione di coppia che possa intervenire nelle aree di sofferenza, il bisogno di alleviamento e condivisione del dolore legato all’elaborazione delle perdite che avvengono nel corso della propria vita.

Ogni coppia costruisce attraverso uno spazio comune un nucleo affettivo condiviso caratterizzato da codici e significati propri (ricordi, esperienze, vissuti…): i partner, quindi, sperimentano la presenza di una zona di comune appartenenza abbandonando temporaneamente le loro individualità, anche se il presupposto fondamentale è distinguere ciò che è patrimonio comune con l’altro da ciò che non lo è; è il percepirsi come coppia senza perdere il senso della propria identità (Monguzzi, F., 2006).

La codipendenza può essere definita come uno stato di sofferenza relazionale, in cui una persona è influenzata in modo eccessivo dal comportamento dell’altro ed al contempo cerca di controllare in modo eccessivo quello stesso comportamento.

Le persone co-dipendenti:
· concentrano la loro vita sugli altri
·  cercano la felicità fuori da sé
·  aiutano gli altri invece che se stessi
·  desiderano la stima e l'amore degli altri
·  controllano i comportamenti altrui
·  cercano di cogliere gli altri in errore anticipando i bisogni altrui
·  sono attratte dalle persone bisognose d'aiuto
·  attribuiscono agli altri il proprio malessere
·  si sentono responsabili del comportamento altrui
·  avvertono sintomi d'ansia e depressione
·  hanno una paura ossessiva di perdere l'altro
·  sviluppano sensi di colpa per i comportamenti sbagliati dell'altro
·  provengono spesso da famiglie con esperienza di codipendenza

In una relazione di co-dipendenza vi è sempre la presenza di un partner problematico. La relazione di codipendenza si viene a creare, quindi, quando uno o entrambi i partner cercano nell'altro la compensazione delle proprie carenze, dei propri bisogni insoddisfatti, al fine di sostenersi reciprocamente.

Questo tipo di relazione disfunzionale non prevede cambiamenti, ma equilibrio, staticità, dipendenza. Pertanto le coppie con problemi di co-dipendenza, nonostante il malessere conseguente alle difficoltà, sembrano preferire l’attuale condizione al rischio di separazione (Monguzzi, F., 2006).

Quando uno dei due membri della coppia ha un problema di gioco d’azzardo patologico, è necessario riflettere con l’altro membro della coppia sulla sua eventuale condizione di co-dipendenza.
 
E’ necessario utilizzare questo approccio in particolare con le partner donne – mogli, compagne, fidanzate - proprio perché la condizione di co-dipendenza sembra essere una prerogativa principalmente femminile.

Infatti i partner uomini di una donna giocatrice – mariti, compagni, fidanzati - non sembrano mettere in atto questo comportamento di co-dipendenza, ma anzi sembrano molto più capaci di proteggersi e quindi di allontanarsi dalla persona portatrice del sintomo gioco.

Si vive un vero groviglio di emozioni: vergogna, paura, panico, sforzo di apparire tranquilla. Si soffre moltissimo, ma evidentemente non ancora abbastanza da riuscire a cambiare veramente le cose.

E’ necessario che le partner dei giocatori d’azzardo patologici si rendano consapevoli se gli atteggiamenti descritti sopra legati ad un problema di co-dipendenza siano in loro presenti.

Hanno concentrato la loro vita sul proprio partner? Cercano la felicità fuori da sé, cercando di controllare i comportamenti del compagno (seguendolo quando va a giocare, continuando  a fare domande sul gioco)? Tendono ad aiutare l’altro (portandolo in vari servizi di cura) e non si preoccupano di trovare un posto per sé, un gruppo con cui condividere la sofferenza della propria situazione? Cercano di cogliere gli altri in errore anticipando i bisogni altrui (danno contanti ai giocatori senza che questi li chiedano? Li mettono alla prova continuamente)?

Sono attratte dalle persone bisognose d’aiuto? Attribuiscono al partner il proprio malessere, senza assumersi la responsabilità delle proprie azioni? Si sentono responsabili del comportamento del partner, e quindi cercano in tutti i modi di controllarlo, vergognandosi loro stesse di quanto commesso dal congiunto? Avvertono sintomi d'ansia e depressione?

Hanno una paura ossessiva di perdere l'altro, tanto che sono disposte ad accettare una relazione disfunzionale? sviluppano sensi di colpa per i comportamenti sbagliati dell'altro?

Provengono spesso da famiglie con esperienza di codipendenza (ad esempio, hanno un padre alcolista o un fratello tossicodipendente)?
E’ importante rendersi consapevole che l’unica vita che si può tentare di controllare, indirizzandola al meglio, è la propria: incanalare tutte le energie nel cercare di abituarsi a vivere in modo sano, rispettando in primo luogo le proprie esigenze fondamentali. E per fare questo si può chiedere aiuto ai servizi specialistici di cura per il gioco d’azzardo o ai gruppi per familiari presenti sul territorio, all’interno dei quali il confronto con altri familiari può aiutare ad interrompere proprio quei comportamenti che mantengono la propria sofferenza.

Nel non chiedere aiuto per sé si rischia di rimanere intrappolate per lungo tempo in un inganno, in cui ci si racconta caparbiamente una realtà fasulla, che sembra tuttavia più accettabile di quella vera.

Non è il caso di esitare a chiedere aiuto per sé, in modo da affrontare la situazione con un esperto del problema.  

Roberta Smaniotto, psicologa psicoterapeuta, Associazione ANDAzzardo e Nuove Dipendenze

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