Le donne e il gioco, Fulvia Prever

01/02/2012

  Nell’immaginario collettivo, il profilo del giocatore d’azzardo è ben delineato. Spesso identificato con un giovane uomo, brillante, trasgressivo, dannato, in qualche modo affascinante... i modelli che ci tornano in mente sono quelli letterari di Dostoevskij, quelli del mondo dello spettacolo come Baldini e Fede, ecc...

Questa immagine, però, è spesso frutto di opinioni e preconcetti, costruiti soprattutto dai media, mentre i dati raccolti da varie fonti indicano anche una diversa realtà, cioè che il giocatore d’azzardo tipo è diverso da quello che si pensa: è, infatti, una donna, e spesso anche di una certa età.Il gioco d’azzardo nel nostro paese ha subito una grande diffusione, soprattutto grazie all’aziendalizzazione da parte dei monopoli di stato, e il conseguente investimento in marketing.Secondo gli ultimi dati, dall’1% al 3% della popolazione italiana ha un problema di gioco d’azzardo eccessivo e il mondo femminile sta diventando sempre più rappresentativo all’interno di questa popolazione (se nel 2000 rappresentava il 10% della popolazione dei giocatori, oggi i dati, probabilmente sottostimati, parlano del 40%).

Quindi su circa 1.000.000 di giocatori patologici, l'ipotesi è che la febbre del gioco abbia colpito più di 400.000 donne.

Nella sola città di Milano, più di 1300 donne soffrono di questa patologia. I numeri sono destinati a crescere in modo preoccupante grazie soprattutto alla variegata offerta di giochi, che sono andati sempre più nella direzione di conquistare nuove fasce sociali; se le scommesse sportive, l’ippica e anche i casinò e le lotterie sono sempre stati giochi tipicamente maschili, un certo tipo di pubblicità mirata verso il target femminile ha cercato di ampliare gli orizzonti di questo business (ricordiamo quella estremamente allusiva della donna che “gioca” col cavallo per incentivare l'ingresso delle donne alle sale corse); e soprattutto i giochi di grande accessibilità, come le slot machines, i gratta e vinci, le sale bingo,le lotterie istantanee fanno sì che ormai il mondo femminile ne sia particolarmente attratto, sia per la relativa facilità che per il piccolo budget richiesto; così altrettanto facilmente molte finiscono per sviluppare una vera e propria dipendenza.

Un’altra componente è la diffusione dei giochi sul territorio: se slot e gratta e vinci sono, infatti, presenti ormai nella quotidianità dei luoghi frequentati soprattutto dalle donne (centri commerciali, supermercati, bar, stazioni del metrò), i bingo (gioco con una prevalenza femminile di quasi 7 a 10) sono spesso collocati nelle grandi città, in luoghi speciali del quartiere al posto dei vecchi mercati rionali, regno delle casalinghe e degli anziani!

Senza contare che ormai lo sbarco dei giochi on line permette a chiunque di connettersi e giocare da casa, senza neanche il problema di dare essere riconosciute dai vicini, conoscenti, mariti e figli.

Anche in assenza di un serio lavoro epidemiologico, che purtroppo ancora oggi manca in Italia, l'osservazione dei luoghi di gioco e quella degli operatori dei servizi pubblici e privati, ci dice che le donne sono sempre più protagoniste di questi comportamenti eccessivi.

Un altro importante elemento è quello della recessione: le donne sono state quelle che più hanno pagato la crisi economica, che ha colpito le fasce più deboli sia contrattualmente che economicamente; le donne sono state le prime a perdere posti di lavoro, a entrare in cassa integrazione o a vedere ridotto l'orario in attesa di momenti migliori; questo ha provocato loro un indebolimento dell'indipendenza economica, un aumento del tempo libero vissuto come vuoto da colmare, una frustrazione aggiuntiva cui dar sfogo; il desiderio di ritrovare un'identità, esterna alla famiglia, al ruolo di mamma - moglie - casalinga, di riacquisire un'autonomia monetaria dal coniuge, a volte persino il sogno di risollevare le sorti della famiglia a fronte di una riduzione delle entrate del coniuge, la difficoltà sempre più frequente di essere donna sola/madre separata, di essere anziana senza più un ruolo in famiglia, ma anche lo stress di essere a tutti gli effetti mamma, moglie, e donna in carriera, tutte queste sono concause che favoriscono la diffusione del gioco problematico nell’universo femminile.

E poi anche il sogno di sfondare... in un mondo dove tu vali per ciò che hai, o a volte semplicemente il bisogno di evasione, divertimento e di compagnia (Bingo) in modo semplice e accessibile...

Inoltre, il gioco d'azzardo è un'attività lecita, a differenza dell'abuso di sostanze illegali, e socialmente accettabile, a differenza dell'abuso di sostanze legali (pensiamo al consumo di alcool e psicofarmaci nelle depressioni femminili) e per le donne rappresenta quindi una facile valvola di scarico ai molti problemi della vita quotidiana, alla depressione che non trova ascolto, alle carenze affettive, alle violenze psicologiche e perfino fisiche che non trovano voce né in famiglia né all'esterno: proprio per questo è un'attività che comporta per le donne un alto rischio di assuefazione.

Una mia paziente, giovane donna professionista, 34 anni, figlio piccolo, all'interno di una solitudine totale rispetto al compagno, con alle spalle una spessa storia di abusi, mi diceva: pare strano, stupido, lo so, ma il Bingo mi da quella leggerezza di rapporti e di conversazioni che non trovo altrove, che mi fa evadere... mi anestetizza... e nonostante tutti i problemi che il gioco mi sta provocando, quella “leggerezza” mi manca... non riesco a rinunciarvi, a trovare altro di simile...

Un'altra giocatrice compulsiva, di 60 anni, donna intelligente ma fortemente compromessa da un contesto familiare patologico, a proposito della sua immagine di donna “ormai fuori dai giochi relazionali”, e a fronte di una desolante solitudine nella relazione di coppia, dice del gioco: almeno li, al bingo, non devi essere una “pin-up”... per sfondare... il bingo rende uguali, solo le vincite sono al centro dell'attenzione.

Il gioco rende uguali, nei luoghi di gioco trovi “solidarietà” e compagnia che non trovi altrove, e vi puoi cercare una scorciatoia per farcela, per arricchirti, in un mondo dove non sei nessuno se non hai qualcosa.

C'è poi un'altra popolazione femminile sommersa, ancora più silente, cui vorrei dedicare uno spazio: è quella delle donne straniere, giovani e meno giovani, delle colf sudamericane, delle badanti dei paesi dell'est che si vedono nelle sale giochi o fuori dai Bingo... e che spesso perdono tutto e rischiano di entrare in un giro di piccola prostituzione per recuperare denaro per il gioco; recentemente sono apparse, anche nei bar, lavoratrici full time cinesi che si non si staccano dalle slot machines; ma anche donne cinesi, di un tenore un po' più alto, forse piccole imprenditrici, che partecipano a “gite organizzate” da connazionali verso i casinò italiani o svizzeri per una serata di svago.

Difficile per noi comprenderne i comportamenti e l'eventuale problematicità, ma di una cosa possiamo essere certi: che anche per le donne straniere, già gravate dai tanti problemi di inserimento nella nostra società, il gioco può apparire una scappatoia allettante, una via d'uscita, ma si può trasformare in un incubo che le riporta alle stesse situazioni debitorie delle giocatrici italiane, veicolo per usura e sottobosco delinquenziale che, nel loro caso, mette però anche a rischio il processo di integrazione faticosamente intrapreso in Italia.

Quindi tante tipologie di donne giocatrici, varie età e ceti sociali, giovani mamme che si ritrovano al bar dopo aver portato i figli a scuola, casalinghe di mezza età ma anche professioniste e, soprattutto, pensionate che hanno grattato per la prima volta con le amiche al bar davanti al cappuccino... e che ora non arrivano con la pensione a fine mese, mamme con i bimbi in braccio davanti alle slot... (alla faccia del gioco vietato ai minori).

Ma cosa accade loro quando toccano il fondo?
Purtroppo la prima cosa che osserviamo è che le donne fanno molto più fatica ad arrivare ai servizi; spesso per l’impossibilità di potersi dichiarare in famiglia e di trovarvi sostegno.
Le donne giocatrici spesso rappresentano, così come nelle altre dipendenze, una sfida maggiore per il terapeuta, perché impiegano più tempo degli uomini a passare le barriere della trasgressione, ma quando avviene, è in modo esasperato.

La natura femminile richiede inoltre una presa in carico particolarmente profonda e articolata, dove i ruoli generativi, perno delle generazioni passate e future, e le problematiche della dipendenza affettiva rivestono un ruolo di particolare importanza. La clinica ci insegna inoltre che la condizione della donna giocatrice eccessiva in famiglia è molto più pesante, perché il sostegno del partner è spesso inesistente, l’isolamento e la stigmatizzazione maggiore e inalterati restano le incombenze e i ruoli familiari a suo carico; così la giocatrice si sente più oppressa e sovraccarica del giocatore che cerca di intraprendere un percorso di cura, non riuscendo spesso a trovare tempo e spazio per esprimere il suo malessere: malessere che ha bisogno di esprimere soprattutto al femminile.

Per tutte queste ragioni, all’interno delle attività dell’associazione AND – Azzardo e Nuove Dipendenze ho promosso questo nuovo gruppo di sole donne giocatrici, perché le donne trovino altre donne per dar voce alla propria sofferenza, per sentire cosa le accomuna, per trovare insieme una risposta alla solitudine e alla dipendenza.

Gruppo “DONNE in GIOCO” di martedì, ogni due settimane, dalle 19.00 alle 20.30, condotto dalla Dott.ssa Prever e dalla Dott.ssa Locati presso la parrocchia di San Pietro in Sala - Piazza Wagner, 2 - Milano. Per Informazioni: 331-9215627.  

Fulvia Prever, psicoterapeuta, Associazione AND – Azzardo e Nuove Dipendenze 

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