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Le parole per guarire

Ci sono cure fatte esclusivamente di parole. Accettata dapprima con molta diffidenza, la psicoterapia è riuscita col tempo a farsi prendere sul serio nella nostra società: non suona strano che trovare le parole per dire il proprio malessere sia considerato una vera e propria cura.

     Ma il suo ambito è limitato alle patologie riconducibili ai disturbi dell’umore, delle relazioni, dell’ambito mentale. Per quanto riguarda i mali del corpo, la medicina sembra non aver bisogno delle parole. E’ il regno del fare, più che del parlare; gli strumenti di cui si serve la medicina per guarire sono bisturi e farmaci, non la narrazione. Sulle parole sembra cadere il discredito che si merita ciò che non gravita intorno al “fare” (fatti e non parole: è uno slogan semplicistico molto in voga ai nostri tempi).            

     E’ arrivato il momento di rimettere in discussione questo schema. Le parole sono importanti in medicina; ancor più, la narrazione è uno strumento di guarigione. Come valvola di sfogo per il dolore, anzitutto. Come esorta Shakespeare nel Macbeth: “Date la parola al dolore... Il dolore che non parla sussurra al cuore oppresso e gli ordina di spezzarsi”.

    Ma non solo: la narrazione della malattia e dei percorsi di cura è essenziale per trovare un senso a ciò che si sta vivendo. Sia come professionisti della cura che come persone curate. Ne fa fede l’esplosione di narrazioni che gravitano intorno alla malattia: invadono gli scaffali delle librerie, ma soprattutto il web. Scrivono i professionisti (qualche sito: nottidiguardia, camiciazzurri, infermierincontatto), scrivono i malati (lastranamalattia, pazientemanontroppo, lemalattierare...); si scambiano informazioni e storie di associazioni.

     Il sito più esplicito – ucare – osa proporre “storie che curano”. Ben vengano, dunque, macchinari sofisticati e pillole sempre più potenti per far fronte ai mali che ci affliggono: ma porte aperte anche alle parole. Non si tratta di sostituire le aspirine con le parole; in medicina c’è posto per i farmaci, ma anche per la narrazione.

Pubblicato il 24 febbraio 2011 - Commenti (2)

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Postato da Dagmar il 10/03/2011 15:50

oh, si , vorrei rispondere a Leo: il dialogo è la prima cosa , anche se non sempre , nelle emergenze ci vuole l'azione e subito . E c'è anche da considerare il paziente magari logorroico che inizia con il raffreddore della nonna oppure il superpreciso , che noi chiamiamo "il malato con la valigia", che apre e mette d'avanti al medico con tutte le risposte immaginabili e possibili di tutta una vita , e il medico forse è vicino all'ora di pranzo e sviene ...Però il dialogo rimane l'essenza della professione medica , scherzosa, profonda , commovente e intimo , il vero e bello della professione medica , ma anche infermieristica , fisioterapica ...

Postato da LeoFala il 27/02/2011 20:43

Ho letto anche l'articolo molto bello sull'importanza del dialogo fra medici e pazienti.. molto interessante. Anche questo però non è da meno; concordo pieamente con il fatto che la narrazione sia uno strumento di cura tanto efficacissimo, almento tanto quanto strumenti medici come bisturi, siringhe o farmaci. Dopo tutto, fin dall'antica Grecia l'oratoria è stata considerata importante a tal punto da divenire il principale metodo di esplicazione delle proprie argomentazioni dei più celeberrimi filosofi come Socrate e i sofisti. "I Dialoghi" rappresentano la quasi totalità della produzione letteraria e filosofica di Platone. Non per niente si dice che la mente sia la "guida del corpo"; attraverso la narrazione, il dialogo con il paziente lo si cura prima psicologicamente e poi, di conseguenza, fisicamente.

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Autore del blog

La medicina si racconta

Sandro Spinsanti

Esperto di medicina e Scienze umane. Ha insegnato bioetica in facoltà di medicina. E’ stato direttore del Centro Internazionale Studi Famiglia (CISF). Direttore dell’Istituto Giano, propone attività nella formazione etica dei professionisti sanitari.

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