India, due italiani rapiti da maoisti

Secondo i media locali i sequestrati sarebbero il piemontese Paolo Bosusco e il romano Claudio Colangelo, impegnati in un trekking. Farnesina al lavoro.

18/03/2012
Paolo Bosusco, primo a destra, davanti alla sua agenzia di viaggio. Foto Ansa.
Paolo Bosusco, primo a destra, davanti alla sua agenzia di viaggio. Foto Ansa.

Due italiani sono stati rapiti in India, nello stato dell'Orissa. La notizia è stata data da alcuni organi di informazioni locali. La polizia fa risalire il sequestro al 14 marzo. Secondo i media indiani le vittime del rapimento sarebbero il piemontese Paolo Bosusco e il romano Claudio Colangelo, impegnati in un trekking tra le foreste. Secondo la tv indiana Ndtv, i due connazionali stavano scattando delle foto ad alcune donne sulla riva di un fiume. La Farnesina ha confermato ed è al lavoro per risolvere il caso.


Bosusco e Colangelo sarebbero nelle mani di un gruppo di guerriglieri maoisti che avrebbero già chiesto un riscatto e avanzato altre richieste al Governo indiano per il rilascio dei due italiani. Tra i 13 punti figurerebbe anche il rilascio di tutti i "prigionieri politici" e la fine dell'operazione "Green Hunt", l'offensiva lanciata alla fine del 2009 dalle truppe governative contro le postazioni dei maoisti in cinque stati, tra cui l'Orissa. E' la prima volta che i maoisti sequestrano turisti stranieri. Il rapimento dei due italiani non appare in alcun modo legato alla vicenda dei due marò italiani arrestati nello stato indiano del Kerala. Semmai potrebbe esser in qualche modo connesso alla controversia che oppone il Governo locale ai tour operator che negli ultimi tempi stanno tentando di organizzare "pacchetti" turistici per andare a vedere le tribù più remote di queste aree.


Claudio Colangelo. Foto Ansa.
Claudio Colangelo. Foto Ansa.

L'Orissa è uno stato federato dell'India orientale. Ha una popolazione di circa 37 milioni di abitanti. Possiede il 70 per cento delle riserve di bauxite, il 90 per cento di quelle di cromo e di nickel e il 24 per cento del carbone dell'intera nazione. Nonostante vanti queste ingenti ricchezze minerarie, l'Orissa è uno degli stati più poveri dell'India. Sul suo territorio, ricco di bellezze naturali mozzafiato, sono attivi circa 20.000 guerriglieri maoisti, che rappresentano oggi una delle principali sfide per la sicurezza interna dell'India. Occupano una sorta di "corridoio rosso" che s'estende dallo Stato meridionale dell'Andhra Pradesh, attraversa il Chattisgarh, fino al Bengala Occidentale e al Nepal.


Noti come "naxaliti", dall'insurrezione del 1967 a Naxalbari, Bengala Occidentale, i "maoisti"rappresentano un movimento con diverse sfaccettature. L'ideologia marxista comunista a cui si ispirano continua a sedurre le masse agricole e le comunità tribali rimaste escluse dal boom economico. Ma i sanguinosi attentati, le estorsioni e i rapimenti per finanziarsi li hanno confinati dietro un muro di ostilita' dell'opinione pubblica. In loro favore si sono tuttavia levate voci di intellettuali di sinistra come la scrittrice pacifista Arundhati Roy, che s'è detta pronta a mediare in un eventuale negoziato di pace coi ribelli.

Una suora manifesta solidarietà e vicinanza ai cristiani perseguitati dell'Orissa. Foto Reuters.
Una suora manifesta solidarietà e vicinanza ai cristiani perseguitati dell'Orissa. Foto Reuters.

Ma l'Orissa registra anche altre violenze. Da tempo, infatti, le comunità cristiane sono sotto attacco. Giorni fa, l'agenzia di stampa Asianews ha reso noto che negli ultimi 14 mesi sei cristiani sono stati uccisi in Orissa per mano di ultranazionalisti indù o di killer sconosciuti. Le ultime vittime in ordine di tempo sono Suryakant Nayak, anglicano del villaggio di Bakingia (Kandhamal) e Goresa Mallick, cattolico del villaggio di Salimagocha (Ganjam), uccisi il 6 e il 3 marzo 2012. Sajan George, presidente del Global Council of Indian Christians (Gcic), sottolinea: «A spaventare è che il Governo non è affatto preoccupato per i periodici omicidi di cristiani in Orissa. La polizia conduce le indagini con lentezza o poca attenzione».


«L'alto numero di assoluzioni nei processi per gli accusati delle violenze anticristiane del 2008 e il basso tasso di condanne, hanno incoraggiato le forze della destra nazionalista indù», osserva ancora Sajan George nelle dichiarazioni riportate da Asianews. «Sentono di godere dell'assoluta impunità da parte delle autorità e così minacciano e intimidiscono la minoranza cristiana. Nel distretto di Kandhamal vi sono molti casi di ostracismo sociale nei confronti dei cristiani».

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