La Fiat raddoppia. E fa discutere

Il Consiglio d'amministrazione del Lingotto, riunitosi negli Usa, vara lo spin off: nasceranno la Fiat spa (auto) e la Fiat industrial. Applausi, paure, critiche.

22/07/2010
Lo stabilimento Fiat di Mirafiori a Torino (foto di Paolo Siccardi/Sync).
Lo stabilimento Fiat di Mirafiori a Torino (foto di Paolo Siccardi/Sync).

La decisione era ampiamente annunciata, ma è comunque di portata storica. Il colosso Fiat si sdoppia in due distinte società: Fiat Spa e Fiat Industrial. Nella prima resteranno tutte le attività realative al settore auto (i marchi Fiat, Lancia, Alfa Romeo, Maserati, Ferrari, Magneti Marelli, Teksid, Comau e la parte di Powertrain che realizza motori per automobili) e tutte le altre attività non industriali del gruppo, giornali inclusi (La Stampa, controllata al 100 per cento, e la partecipazione nel Corriere della Sera). Nella seconda andrà a confluire il business delle macchine agricole e di quelle industriali (i marchi Iveco, Cnh e la restante parte di Powertrain). 

    In gergo finanziario, questa divisione di una società in due o più parti si chiama “spin off” e viene realizzata dalla Fiat attraverso l’assegnazione gratuita agli azionisti della società “madre”, Fiat Spa, di azioni della società “figlia”, Fiat Industrial, secondo un rapporto di concambio previsto di uno a uno. In concreto, il patrimonio della casa madre verrà ridotto di 3,7 miliardi (attestandosi sui 10) per andare a finanziare il ramo Industial. Il motivo è stato spiegato in una nota del Consiglio di amministrazione: «Questa operazione servirà a dare chiarezza strategica e finanziaria ad entrambi i business e permetterà loro di svilupparsi strategicamente in modo indipendente l’uno dall’altro». 

    Per il segretario della Fiom Maurizio Landini, lo scorporo di Fiat è un’operazione che «scarica i debiti che ci sono nel settore auto su Iveco e i mezzi della meccanica agricola, che vanno anche meglio. Si tratta di capire quali sono i progetti concreti: Fiat continua a non discutere con i sindacati. Il punto è quali sono i progetti sul settore auto e soprattutto dov’è la testa, se negli Stati Uniti o in Italia». Di sicuro, lo spin off rientra nella strategia dell’amministratore delegato Sergio Marchionne di costruire una Fiat a vocazione sempre più internazionale: in un’intervista a “Repubblica” ha annunciato che entro la fine del 2011 Fiat salirà al 35% di Chrysler e di avere in ballo altre possibili aggregrazioni anche in Cina  da realizzare entro quattro-cinque anni. 

    Da un punto di vista degli assetti proprietari, con lo spin off non dovrebbe cambiare nulla: gli azionisti delle due società, una volta completata l’operazione, resteranno sempre gli stessi e con le stesse quote di capitale. Ciò significa che le due società vivranno come entità distinte, ma saranno controllate entrambe da Exor, la finanziaria della famiglia Agnelli. Per poter essere attivo, lo spin off dovrà essere votato dall’assemblea degli azionisti in una riunione già convocata per settembre e ottenere le autorizzazioni da parte delle autorità di controllo (Borsa Italiana e Consob).
 
    L’obiettivo del gruppo è partire il 1 gennaio del 2011 con le due società quotate in borsa. I mercati per il momento hanno reagito in modo contrastante all’operazione: da un lato il titolo è schizzato in Borsa, dall’altro l’agenzia Moody’s ha annunciato di aver messo sotto revisione il rating Fiat per un possibile declassamento.

Eugenio Arcidiacono
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