Il cardinale Scola, Ezio Mauro e la libertà religiosa

17/04/2013
Il cardinale Angelo Scola. Foto Ansa.
Il cardinale Angelo Scola. Foto Ansa.

Il punto di partenza è l’Editto di Milano, promulgato dall’imperatore Costantino nel 313. L’approdo finale è il rapporto tra Stato e libertà religiosa, oggi. Nel suo ultimo libro Non dimentichiamoci di Dio. Libertà di fedi, di culture e politica (Rizzoli, 128 pagine,15 euro), l’arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, indaga diciassette secoli in cui si sono intrecciati ideali e interessi, confronti e conflitti.

Grazie all’Editto di Milano cessano le persecuzioni dei cristiani. «Emergono per la prima volta le due dimensioni che oggi chiamiamo “libertà religiosa” e “laicità dello Stato”», osserva Scola, il quale – citando Gabrio Lombardi, esperto di diritto romano – precisa:«Ha un significato epocale perché segna l’initium libertatis dell’uomo moderno». Non si può tuttavia negare che sia stato una sorta di “inizio mancato”, continua l’arcivescovo di Milano. «Gli avvenimenti che seguirono, infatti,aprirono una storia lunga e travagliata. Nel rapporto tra Stato e Chiesa insorsero presto due tentazioni reciproche: per lo Stato quella di usare la Chiesa come instrumentum regni e per la Chiesa quella di utilizzare lo Stato come instrumentum salvationis».

Il cardinale Angelo Scola con papa Francesco. Foto Ansa.
Il cardinale Angelo Scola con papa Francesco. Foto Ansa.

La comunità dei credenti muta nel tempo posizioni e linguaggio fino al concilio Vaticano II e al magistero di Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. In particolare, il cardinale Scola ricorda la Dignitatis humanae,la dichiarazione conciliare promulgata da Paolo VI il 7 dicembre 1965, «la cui straordinaria qualità consiste nell’aver trasferito il tema della libertà religiosa dalla nozione di verità a quella dei diritti della persona umana. Se l’errore non ha diritti, una persona ha dei diritti anche quando sbaglia».

L’arcivescovo di Milano chiude parlando del valore irrinunciabile della aconfessionalità dello Stato, che non va interpretata come“distacco”, come una neutralizzazione delle fedi e delle culture che si esprimono nella società civile, ma come un valore attivo, capace di aprire spazi in cui ciascun soggetto, personale e sociale, possa portare il proprio contributo all’edificazione del bene comune.



Il libro è stato presentato martedì 16 aprile presso l’Auditorium di Milano, in largo Mahler. Ne hanno discusso Francesco D’Agostino (giurista ed editorialista di Avvenire), Giuliano Ferrara (direttore de Il Foglio), Ferruccio de Bortoli (direttore del Corriere della sera) ed Ezio Mauro (direttore di Repubblica). Ha moderato l’incontro Massimo Bernardini, conduttore di Tv Talk su Rai3. E' stata un’occasione di riflessione sull’articolato tema della libertà religiosa che il cardinale Angelo Scola aveva in realtà già introdotto mesi fa, il 6 dicembre 2012, in occasione del Discorso alla Città per la Festa di Sant’Ambrogio. L’incontro è stato organizzato dall'arcidiocesi di Milano in collaborazione con la Fondazione Cariplo, il Centro San Fedele e il Centro Culturale di Milano.

Alberto Chiara


Il libro dell'Arcivescovo su Sanpaolostore.it

a cura di Alberto Chiara e Fulvio Scaglione
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Postato da Andrea Annibale il 17/04/2013 12:30

Oggi come oggi c’è più che mai bisogno di persone che, sforzandosi di essere cristiane, non si mettono in vendita. Forse, ad certo punto, bisogna capire come fece Santo Stefano, che si deve pagare un prezzo per la libertà di manifestare la propria fede. La fede è oggi minacciata da una contro-testimonianza continua, ad esempio nell’erotizzazione di cui parla Enzo Bianchi nel suo libro sui vizi capitali (Una lotta per la vita, BUC), nella mercificazione e cosificazione della persona, specialmente della donna, nella cosificazione del feto. E allora bisognerà pur affrontare il discorso dei media, specialmente della televisione e del cinema che, spesso, tolgono libertà religiosa per immettere mercato senza regole e senza pudori. Torniamo quindi al tema del mettersi in vendita, che è il contrario del donarsi a Cristo in piena verità e libertà di vita. Tra la prospettiva della fuga mundi e quella dell’ambizione di mettere in mani cristiane la società ed il potere, c’è forse una terza via che è la testimonianza cui ci richiama Papa Francesco. La testimonianza che è fedeltà alla Chiesa e allo Stato, come buoni cristiani e onesti cittadini, richiamando San Giovanni Bosco e San Paolo, fa sì che diventiamo luce a noi stessi prima di pretendere di insegnare qualche cosa agli altri. Liberandoci dai demoni che, talora, ci possiedono, rendiamo il nostro vivere più giusto e corriamo il rischio, inteso in senso positivo, di contagiare il mondo che ci sta attorno. Evitando di diventare dei purificatori morali alla Savonarola, ma mostrando a tutti la bellezza della fede. Facebook: AAnnibaleChiodi; Twitter: @AAnnibale.

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