Affido, una proposta-provocazione

Dopo l’uscita delle Linee d’indirizzo nazionali sull’affido familiare, le associazioni dibattono se sia meglio chiudere o lasciare esistere le comunità educative.

Cosa replica il Cnca

10/01/2013

Al Manifesto Aibi ha risposto punto su punto il Coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza-Cnca , realtà che in Italia ha una quarantennale esperienza di accoglienza con soluzioni differenti, dalla comunità “professionale” a quella “di vita”. «Non penso sia giusto ragionare su questo argomento solo in termini di risparmio pubblico, di efficienza ed efficacia», sottolinea Liviana Mareli, responsabile nazionale dell’area minori per il Cnca. «La risposta giusta è quella che mette al centro il bambino e il ragazzo, è quella davvero adatta alla sua situazione».

Pertanto, pur considerando l’affido familiare «una delle risposte fondamentali per realizzare il diritto del bambino ad avere una famiglia», l’esperta fa notare che «questo non può essere la risposta esclusiva, perché non tutti i minori sono pronti a entrare immediatamente in una famiglia. Penso ai minori che hanno subito abusi, ai minori stranieri non accompagnati e a molti altri per i quali la comunità è una risposta più adeguata». E poi, prosegue Marelli, «siamo pienamente d’accordo sul fatto che gli istituti riciclati non sono comunità, ma non possiamo accettare e troviamo ingiusta l’equazione che ogni affido professionale sia freddo e anaffettivo».

Anche la grande differenza tra i costi di affido e comunità va rivalutata. «Se si calcola solo il rimborso alla famiglia, è chiaro che appare abnorme. Ma intorno a un progetto di minore in affido c’è il lavoro di tanti operatori e professionisti che nell’ambito della comunità sono inclusi come costo del lavoro. Per fare un buon affido, insomma, serve comunque un contesto professionale che si mette all’opera sul territorio per far funzionare la relazione». La dichiarazione di adottabilità dopo un massimo di quattro anni di affidamento è un altro aspetto che accende il dibattito: «Possono esserci famiglie fragili ma non maltrattanti, situazioni in cui un allontanamento definitivo e un’adozione rappresentano più un trauma che un valido aiuto», spiega Marelli. «Penso che sia giusto lavorare caso per caso, pensando che far crescere i bambini tra due famiglie, lavorando su una doppia appartenenza, è comunque possibile».

Dopo l’uscita delle Linee d’indirizzo nazionali sull’affido familiare, la riflessione è più che mai aperta: il settore dell’accoglienza dei minori è frastagliato da molte leggi e prassi territoriali, la declinazione di “comunità di tipo familiare” va riempita di contenuti. «Auspichiamo che durante la prossima riunione del Tavolo nazionale Affido, il primo febbraio, si possa affrontare questi temi e che il Garante nazionale per l’Infanzia supporti la stesura di “criteri di qualità” in grado di rendere operativa e omogenea in tutto il paese l’accoglienza dei bambini fuori famiglia», conclude la Marelli.

Benedetta Verrini
Preferiti
Condividi questo articolo:
Delicious MySpace

tag canale

MODA
Le tendenze, lo stile, gli accessori e tutte le novità
FONDATORI
Le grandi personalità della Chiesa e le loro opere
CARA FAMIGLIA
La vostre testimonianze pubblicate in diretta
I NOSTRI SOLDI
I risparmi, gli investimenti e le notizie per l'economia famigliare
%A
Periodici San Paolo S.r.l. Sede legale: Piazza San Paolo,14 - 12051 Alba (CN)
Cod. fisc./P.Iva e iscrizione al Registro Imprese di Cuneo n. 00980500045 Capitale sociale € 5.164.569,00 i.v.
Copyright © 2012 Periodici San Paolo S.r.l. - Tutti i diritti riservati