Peanuts, 60 anni e non sentirli

Buon compleanno agli intramontabili personaggi creati da Charles Schultz: Charlie Brown compie sessant'anni il 2 ottobre, Snoopy il 4. Li abbiamo rivisti attraverso lo sport.

Avete vinto, bambini infiniti

02/10/2010
Charlie Brown immortalato sulla pedana del lanciatore.
Charlie Brown immortalato sulla pedana del lanciatore.

Charlie Brown, 60 anni il 2 ottobre, ha fermato il tempo giocando, bambino per sempre come tutta la compagnia dei Peanuts, uscita dalla penna di Charles Schulz
Là, dentro i quadretti delle strisce, si gioca a tennis, a baseball, a football e anche da quell’angolo particolare che è lo sport ogni personaggio realizza già tutto sé stesso. 

Rappresentarsi anche solo mentalmente in Italia un cortile di bimbi significa vedere una palla e una bici, anzi tanti palloni e tante bici. Specificare che la palla è rotonda è un’ovvietà sesquipedale. Charlie Brown, Linus & Co., però, non giocano in quel cortile. C’è, nelle strisce, a un certo punto un triciclo, ma è un miraggio di Charlie Brown che armeggiando con la scatola dei cereali scopre che con 2000 punti avrà un triciclo. E, al ritmo di una scatola a settimana, l’avrà a 40 anni. 

 La bicicletta ricorre, ma il più delle volte è la coda della ruota posteriore di una bici da adulto: appartiene alla mamma di Linus, inquadratura fissa sul seggiolino abitato da Replica, il fratellino piccolo quasi un clone di Linus. Replica si vede proprio solo lì, con le mani sugli occhi, terrorizzato dalla disinvoltura con cui la mamma sfreccia nel traffico. Insomma sport, anzi trasporto, passivo che più passivo non si può.

Nella provincia americana degli steccati bianchi dei Peanuts non ci sono quasi palloni rotondi, il più delle volte è la palla ovale del football d’oltreoceano, ma non è, a dispetto dell’immagine di sport muscolare, una prova di forza, bensì un simbolo di tenera e ingenua fiducia che soccombe contro un atto di sopraffazione. La scena è ricorrente: Lucy tiene la palla verticale, invitando Charlie Brown a calciare, lui prende la rincorsa e quando è il momento di sferrare il colpo la bimba terribile porta via la palla all’improvviso facendo ribaltare il povero Ciccio.

Sempre così e chi legge un po’ se la prende con l’ingenuo ottimismo di Charlie Brown, prova tenerezza e un po’ di rabbia, immedesimandosi un poco per tutte le volte che nella vita anche a lui è capitato di farsi tradire due volte dalla stessa persona, sentendo salire quella vocetta dentro: Se uno ti inganna una volta è colpa sua, ma se ti inganna due volte è colpa tua. Charlie però non si arrende, ha fiducia nel mondo, e anche nella sua scassatissima squadra di baseball che si ostina ad allenare anche sotto piogge torrenziali, impavido, sulla pedana del lanciatore da cui partono sovente citazioni bibliche nascoste. 

Ciccio non molla mai, anche se non vince mai: è tutti noi quando non ce la facciamo. A baseball giocano tutti: Snoopy, Piperita Patty, Lucy, Schroeder…E il baseball è inequivocabilmente il calcio dell’America. I più sono negati, e infatti la squadra  perde sempre, si salva Patty, il ragazzaccio del gruppo, la bimba, scarsissima a scuola, talentuosa nello sport, un po’ invaghita di Charlie Brown che lei chiama affettuosamente Ciccio. 

Patty trova la grazia, di cui solitamente si sente priva, pattinando sul ghiaccio: lì magicamente risolve la scarsità di fascino che ogni tanto abbatte la sua autostima. Pattina bene, Piperita, lo fa sotto la guida di Snoopy, nelle parti del burbero allenatore con il colbacco (chiara parodia dell’allenatore sovietico visto dall’America in tempi di guerra fredda). 

Una delle strisce più belle ha a che fare proprio con Patty e con i suoi pattini: si lavora alla partecipazione a una gara, tutti si impegnano coralmente ad aiutare la piccola campionessa a mostrarsi all’altezza del fatto suo: Snoopy prova a cucirle un improbabile costume, poi pietosamente rimediato dalla mamma di Marcie. Charlie Brown le mette a disposizione il papà barbiere, per risolvere i quattro spinacini diritti di Patty in una acconciatura. Peccato che non si accorga che è una bambina e la  rapi quasi a zero come un marine. Si rimedierà con una parrucca, ma l’epilogo sarà amaro: tutta la fatica andrà sprecata, si erano dimenticati di dire alla piccola Patty che la gara era di pattinaggio a rotelle. 

La stessa storia ha invece un altro epilogo nella versione a cartoni animati intitolata nella versione italiana Il pubblico americano, appassionato di pattinaggio su ghiaccio, sa bene, che il regolamento delle gare di artistico impone la base musicale: pattinare anche per un guasto immediato comporta la squalifica, come ricorda chi vide la memorabile, inutile, esecuzione muta, perfetta e commovente di Ekaterina Gordeeva e Alexei Grinkov agli Europei di pattinaggio artistico del 1987. 

Nel cartone animato Snoopy pasticcia con il nastro, la musica non parte. Panico. Se non fosse che lì vicino il tenero uccellino Woodstock prende coraggio e affronta la situazione: si posiziona sotto il microfono ed esegue con la sua vocina di violino una struggente versione strumentale di O mio babbino caro dal Gianni Schicchi di Puccini. Trionfo di Patty e lacrime di Snoopy, di tutti il più sentimentale. 

Nelle strisce ci sono anche lo sci e l’hockey ghiaccio, altra passione maniacale del Nordamerica, ma manca quasi, stranamente, la pallacanestro. Appare una volta sola. Così: Charlie Brown arriva da Linus, che ha appena imparato a camminare, e gli mostra il pallone da basket provando a spiegargli sommariamente di che si tratta. Linus afferra il pallone e: blumpete, blumpete, blumpete: palleggia. Poi: swish, plumpt. Tiro e canestro nel cestino della carta. C’è tutto Linus in quel gesto: la sua precocità e intelligenza ma anche qualcosa del suo bisogno di sentirsi sicuro: cammina appena, è ancora malfermo sulle gambe e non prova ad alzarsi, fa tutto da seduto. In sicurezza. Ma senza coperta.

A cura di Elisa Chiari
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