Medio Oriente, il futuro dei cristiani

Cittadini di seconda classe nel mare islamico o protagonisti del futuro dei loro Paesi? Tra Primavera araba e integralismo, il futuro dei cristiani in Medio Oriente.

Borraccino: parità per tutte le fedi

04/05/2012
Cristiane orotodosse nella chiesa di Maryamiyeh, a Damasco (Ansa).
Cristiane orotodosse nella chiesa di Maryamiyeh, a Damasco (Ansa).

Cittadini di seconda classe, relegati ai margini, costretti a emigrare, a lasciare il Paese dove sono nati e dove avrebbero tutti i diritti di continuare a vivere: è la situazione dei cristiani del Medio Oriente, minoranze spesso inascoltate e discriminate. I numeri, del resto, danno un'idea del dramma: «Fino al 1948 rappresentavano il 20% della popolazione mediorientale. Oggi sono appena il 6%, e questo dato è destinato a diminuire ancora». A ricordarlo è Manuela Borraccino, giornalista che ha seguito a lungo le vicende del mondo arabo, autrice del libro 2011. L'anno che ha sconvolto il Medio Oriente (con un saggio introduttivo di padre Samir Khalil Samir, Terrasanta edizioni), che ripercorre la Primavera araba anche dal punto di vista dei cristiani, con una serie di interviste a esponenti del cristianesimo nel mondo mediorientale, come il patriarca di Antiochia dei Siri Ignace Youssif III Younan e il patriarca emerito di Gerusalemme dei Latini Michel Sabbah.
   
«In Siria», spiega la Borraccino, «fra i cristiani si sono formate tre grandi linee di pensiero: le gerarchie sostengono in gran parte il regime di Assad perché questo ha garantito un certa libertà, anche maggiore rispetto a quella dei copti in Egitto: questi ultimi infatti sono esclusi da certe professioni. In Siria i cristiani godono di maggiori diritti. Un secondo gruppo di cristiani si è invece unito alle manifestazioni che chiedevano diritti civili e democrazia. C’è poi un terzo gruppo, la vasta maggioranza che resta silenziosa, che non ha paura del cambiamento ma non si espone in attesa degli eventi. In questi mesi, poi, la situazione generale si è molto deteriorata e la risoluzione richiederà molto tempo».  

Il libro della giornalista Manuela Borraccino "2011. L'anno che ha sconvolto il Medio Oriente".
Il libro della giornalista Manuela Borraccino "2011. L'anno che ha sconvolto il Medio Oriente".

A complicare le cose c’è poi il fatto che, come spiega l'autrice, il presidente Bashar al-Assad non è libero di dimettersi e fuggire: «Il sistema di alleanze e di parentele è talmente stretto che se lui abbandonasse il Paese con la sua famiglia, anche tutti i gerarchi con cui ha condiviso il potere sarebbero eliminati. Il regime, d’altro canto, è irriformabile e in assenza di un intervento esterno il cambiamento sarà estremamente difficile e sanguinario».

I cristiani di Siria, comunque, assicurano che a loro non accadrà ciò che è avvenuto in Irak: «In Siria c’è una tradizione secolare di convivenza tra religioni che eviterà un massacro come quello avvenuto dopo la caduta di Saddam Hussein. Il grande nodo del Medio Oriente resta la questione israelo-palestinese, rimasta un po' nell’ombra nel corso degli eventi del 2011: di fatto questo conflitto viene considerato la madre di tutte le guerre, il primo fattore di destabilizzazione permanente da risolvere, come aveva richiesto, fra le altre cose, anche il Sinodo per il Medio Oriente del 2010».

Ma cosa succederebbe in Medio Oriente senza i cristiani? «La loro presenza nella regione mediorientale è fondamentale per l’educazione al pluralismo e al rispetto delle minoranze», risponde la Borraccino, «nel corso dei secoli i cristiani hanno dato a questi Paesi un contributo formidabile alla cultura e al progresso. Senza di loro i popoli mediorientali diventerebbero ancora più integralisti e soggetti all’islamizzazione della società, che è diventata sempre più pervasiva dagli anni '70 ad oggi. Il sogno dei cristiani è di riuscire a costruire insieme ai musulmani uno Stato civile democratico, rispettoso delle religioni, ma non sottomesso a esse. Uno Stato basato sui diritti umani e sulla cittadinanza, nel quale tutti i cittadini sono uguali indipendentemente dalla religione».


Giulia Cerqueti

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