L'altra metà delle rivoluzioni

I venti di libertà che spazzano Nordafrica e mondo arabo hanno portato nelle piazze folle di donne, tra richieste di libertà e diritti e timori per le incognite integraliste.

08/03/2011
Festa al cairo dopo la caduta del presidente egiziano Hosni Mubarak.
Festa al cairo dopo la caduta del presidente egiziano Hosni Mubarak.

    In questo momento preciso della storia, la Giornata internazionale della donna "deve" guardare alle donne del mondo arabo. Nelle rivolte che hanno travolto i regimi di Tunisia ed Egitto, e in quella che sta scuotendo la Libia con tragica intensità, le donne sono state e sono visibili come mai in passato. Persino nello Yemen, uno dei Paesi arabi più chiusi e conservatori, c'è una donna, Tawakkol Karman, alla testa delle manifestazioni di piazza.

    Non è un caso che il vento popolare di libertà che spazza il Nordafrica sia partito dalla Tunisia, la nazione dove, da decenni, le donne hanno i diritti più avanzati di tutta la regione. Dove votano dal 1956, possiedono il tasso più alto di scolarizzazione, sono meglio inserite in lavori e professioni. Sono le madri consapevoli dei propri diritti che hanno educato i giovani ribelli protagonisti nelle piazze, collegati tra loro e col mondo da Facebook e Twitter, decisi a pretendere lavoro e democrazia: i primi a ottenere la caduta e l'esilio del loro dittatore.

    Soprattutto in Tunisia, ragazze in jeans e con i capelli al vento sono state ben visibili tra le folle in rivolta contro un regime corrotto e autoritario, hanno smentito i luoghi comuni sulle musulmane velate e sottomesse. Accanto a loro, anche tante donne con l'hijab, il fazzoletto nero delle più osservanti, a testimonianza che il desiderio di democrazia è trasversale al grado di ortodossia religiosa.

    Le donne, come i giovani, sono un soggetto nuovo sulla scena della storia. In questo sta la forza principale delle masse femminili quando si organizzano: diventano protagoniste politiche con bisogni e visioni del mondo originali, lontane dalle vecchie logiche di potere e vicine, invece, alle necessità autentiche di una società che cambia.

    Non sono omologate, le donne oggi protagoniste nel mondo arabo. Femministe o nostalgiche della tradizione, progressiste o conservatrici, esprimono al femminile i tanti volti di società complesse. Quelle tra loro che desiderano più diritti, più libertà, più democrazia, sanno e dichiarano che una possibile avanzata degli integralismi islamici sarebbe una minaccia per società con maggiori aperture alle donne. Tengono gli occhi aperti, chiedono attenzione.

    Se vogliamo un 8 marzo sottratto alla retorica, al consumismo e a parole d'ordine invecchiate, non possiamo che guardare ai luoghi del mondo dove tante donne lottano per una condizione migliore. Oggi le più visibili sono le donne arabe: le società democratiche devono appoggiare le loro ansie di progresso, sapendo che coincidono con le speranze in un mondo più vivibile.

Rosanna Biffi
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