Don Sciortino

di Massimo Bettetini

Massimo Bettetini, 45 anni, è psicoterapeuta, psicologo della fiaba, poeta. Da anni si dedica al mondo della famiglia, dell'adolescenza, dell'editoria, amalgamando al lavoro "sul campo" quello di scrittore.

 
27
set

Paura? Di che?

   La Pagina Facebook Essere genitori di Famiglia Cristiana si mantiene intorno ai 26.000 iscritti e, dobbiamo constatare, si sta movimentando, perché ci sono più interventi, perché le discussioni stanno mettendo in contatto molti genitori che scambiano volentieri le esperienze, preoccupati, felici del buon esito di un atto pedagogico, dubbiosi, cercando risposte alle loro domande, donando risposte alle domande altrui.

 Al centro ci sono sempre i bambini con le loro necessità, i loro capricci, ma anche con tante soddisfazioni per tutti. Da parte nostra cerchiamo di “moderare”.   Durante l’ultima settimana, parallelamente all’uscita del primo libro della collana Essere genitori, Manuale anti-ansia per genitori, di Maria Rita Parsi ed Elena Mora, abbiamo chiesto quali fossero le paure che più facilmente colpiscono mamme e papà. Sia le risposte telegrafiche, sia quelle dialogate, sono state molto interessanti, e mai banali. Hanno essenzialmente riguardato tre temi: i litigi, il futuro, gli amici.

 Affrontiamoli insieme. I litigi. I litigi (intraparentali, tra genitori, tra figli o tra genitori e figli) spaventano e dobbiamo chiedercene il perché. La risposta è ovvia quando si va troppo sopra le righe e il litigio degenera in vera e propria ira o in comportamenti irrazionali. Diviene meno ovvia nel caso di un litigio che, diciamo, ci può anche stare. Forse è che manca alle spalle la sicurezza della stabilità e ogni incrinatura è ritenuta letale. In questi casi, perché no, abbiamo anche suggerito, come spesso facciamo quando possibile, di ricorrere all’ironia che aiuta e crea le giuste distanze.

 Il futuro. Nella paura del futuro si rintracciano, in realtà, tutte le paure: malattie, cattive compagnie, incidenti, devianze, ribellioni all’iter educativo pensato dai genitori, fallimenti. Nessuno di noi, ovviamente, ha una sfera di cristallo. E questa è una grande fortuna, perché implica il dinamico sforzo per crescere, colmare il vuoto tra essere e dover essere, rendere significativa una vita. Per questo la paura può essere scalzata dalla sana preoccupazione che i figli divengano ciò che loro, uno per uno, sono chiamati a essere.

 Gli amici. Questo è un tema serio, perché appare, ed è, poco controllabile. Allora diviene fondamentale l’esempio dato dai medesimi genitori.   Il problema, in sintesi, è che non si sa se lasciare più o meno liberi i figli; se tirare o lasciare la corda, se fidarsi, o se fare, di nuovo, i genitori controllori. A dire il vero, proprio in questo consiste la “tecnica” del fare di mamma e di papà. Proprio in questo è l’arte di educare che attinge il vero fornito dalla consapevolezza di essere genitori.

Pubblicato il 27 settembre 2010 - Commenti (0)
20
set

Qua e là clickando…

   Ormai abbiamo raggiunto quota 26.000 iscritti alla Pagina Facebook Essere genitori di Famiglia Cristiana; dati i contenuti, un piccolo record che migliora se stesso e il segnale chiaro che ci troviamo nel guado dell’emergenza educativa. Le vivaci parole e discussioni ci dicono anche che c’è voglia di uscirne e che, se ci si mette di impegno, il mondo può farcela. Obiettivamente non sarà una cosa dall’oggi al domani, ci vorrà il suo tempo, e, specialmente, l’entusiasmo di una o forse due generazioni.

Possiamo essere ottimisti, specialmente se accettiamo il passato per arricchircene e guardiamo al futuro con fiducia e credendo saldamente in valori irrinunciabili: la famiglia è uno di questi.   In tale ottica, abbiamo aperto una discussione sugli anziani e sul ruolo dei nonni nelle famiglie. Trasversalmente il tema tocca molte altre discussioni già in passato intavolate. Molte giovani coppie hanno bisogno dei nonni, perché, essendo necessario il doppio stipendio, devono lasciare a loro i bimbi. Così facendo si rischia quella che possiamo definire intromissione geriatrica, per cui la nonna o il nonno, genitori o suoceri che siano, dicono la loro su tutto e tutti devono obbedire. D’altronde, se non li si coinvolge in nulla soffrono perché si sentono inutili…

 Che fare? Così ho voluto scrivere in Bacheca: Mamma e papà sono insostituibili; ma anche i nonni lo sono! Hanno un "luogo" loro specifico nel cuore e nella mente dei bambini. La sola loro presenza diviene importante. Una presenza che deve dare sicurezza, con discrezione. Senza invadere il campo di figli e nipoti. Ma il solo fatto che i nonni ci siano è importante ed è importante che se ne rendano conto, che sappiano di essere ancora utili, anche se forse molto anziani o infermi. I nonni sono un dono ed è importante che se ne rendano conto, che sappiano di essere ancora utili, anche se forse molto anziani o infermi. 
  Ognuno ha la sua situazione da gestire diversa dalle altre, e non possiamo generalizzare. Ciò che può giovare è la chiarezza identitaria di ciascun ruolo. Cioè, in parole povere: io mamma sono la mamma e faccio la mamma, non il papà; così il papà, e così anche i nonni. Io sono la nonna e faccio la nonna né più, né meno, senza accollarmi compiti che non sono miei, se non straordinariamente per necessità palesi e importanti. Così ai nonni non verrà la voglia di intromettersi troppo e i genitori non si sentiranno i piedi calpestati.   C’è un di più, e questo abbiamo cercato di mettere in rilievo. Le persone anziane hanno un messaggio di saggezza da portare, con la sola presenza, malgrado gli inevitabili acciacchi fisici o psichici. Questa, se supportata dal buon senso, indica immediatamente (cioè senza la mediazione di parole) quale linea seguire nelle diverse circostanze. Non dimentichiamo, poi, che siamo esseri umani e che possiamo fare uso dell’ironia; usata con intelligenza, rende liete le situazioni che parevano pesanti e facilita davvero la convivenza.  

  Recita un proverbio: la vecchietta non voleva morire, perché ogni giorno aveva qualcosa da imparare. Anche i nonni possono imparare, dai figli e dai nipoti. Se il dialogo interparentale diviene corretto, si ha un flusso pedagogico in doppia direzione. Questo facilita anche il sciogliersi della diatriba sul Controllo, cui avevamo recentemente accennato. Non c’è paura del Controllo se gli affetti sono vissuti in armonia e se il testimone della saggezza passa, arricchito di buon senso, da una generazione all’altra.

Pubblicato il 20 settembre 2010 - Commenti (0)
08
set

Controllare, ma per crescere e far crescere…

Il numero di iscritti alla Pagina di Facebook Essere genitori sta ancora aumentando, ma più che sottolineare questo, che è sempre fonte di soddisfazione, oggi ci preme andare ancora sui contenuti trattati dai lettori nelle pagine di discussione. Alcuni sono stati, infatti, incoraggiati ad aprire nuove discussioni, per ampliare il dibattito aperto magari da una semplice, ma profonda frase, affissa sulla Bacheca della Pagina.

 

Di nuovo torna il tema del Controllo parentale sui figli, per quanto concerne internet: cioè, e in sintesi, cosa possiamo fare se scopriamo che i nostri figli, a prescindere dall’età, visitano normalmente siti pornografici? Rispondere immediatamente a questa domanda, sarebbe facilissimo, ma sarebbe un po’ come lavarsene le mani, e noi abbiamo cercato e cerchiamo di distanziarci da paradigmi “pilateschi”. Cerchiamo innanzitutto una sintesi dei fatti. Oggi come oggi, quasi tutti i figli cresciuti, minorenni o maggiorenni che siano, hanno facile accesso a internet. Con pochi click possono cioè collegarsi a pressoché qualunque tipo di sito e accedere a una gran quantità di immagini e contenuti. Tra queste e questi ultimi vi sono anche immagini e contenuti di carattere erotico e spudoratamente pornografico, con tutte le emozioni e sensazioni, non solo fisiche, che comportano.

 

Generalmente i genitori dovrebbero prestare attenzione a cosa entra in casa dall’esterno: riviste, giornali, ecc. perché il tutto corrisponda e sia congruente all’educazione che si vuole impartire.

 

La pornografia danneggia la crescita di bambini e ragazzi, e non vale l’argomento di chi dice che così imparano come stanno le cose e guadagnano una visione completa del corpo. La pornografia è cosa seria, perché assume l’interezza dell’uomo o della donna e la frantuma, la scinde in parti, impedendo l’unità tipica della persona. La psiche è scissa dall’anima, ed entrambe dal corpo. Non solo: il corpo è a sua volta scisso nelle sue parti e dato in prestito a sconosciuti che potranno, nella loro mente, farne ciò che vogliono. Ci rendiamo conto di quanto siano gravi i valori in gioco e di quanto siano universali, cioè non riguardanti solo alcuni, ma tutti, e l’immagine di uomo universalmente colta. Stiamo parlando di depersonalizzazione e perdita dell’identità sia di chi si offre sia di chi ne usufruisce.

 

Allora, solo una volta giunti a tale consapevolezza, possiamo cercare di offrire consigli, così come abbiamo cercato di fare sulla Pagina di Facebook. Esistono innanzitutto siti da cui si possono scaricare programmi che impediscono la visione di altri siti più o meno palesemente pornografici. Di facile reperibilità, stanno dimostrando una certa efficacia.

Però, per non dare l’idea di museruola, l’invito è sempre quello al dialogo intergenerazionale. Il blocco, infatti, può anche funzionare, ma (giustamente qualche genitore si lamenta) basta utilizzare il computer dell’amico i cui genitori non hanno installato il programma suddetto, o altri sistemi di connessione e si è daccapo.

Nel dialogo, invece, chi ha compiti pedagogici può spiegare tutta la bellezza della corporeità, la bontà intrinseca del corpo, di tutto il corpo in tutte le sue parti, per soffermarsi, partendo da tali concetti, sulla stupidità della mercificazione di un valore tanto alto.

 

Non si tratta di puritanesimo. L’esperienza insegna quanto chi non si lascia avvinghiare dalle sabbie mobili della pornografia abbia una maggior padronanza di sé, maggior equilibrio, più capacità di pensare e vivere per gli altri in un ricco scambio oblativo che rende bella la vita ed il suo correre verso il futuro. In questo sforzo comune, genitori e figli possono davvero crescere insieme.

 

                                                             Massimo Bettetini

Pubblicato il 08 settembre 2010 - Commenti (0)

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