I Dieci Comandamenti in giro per le piazze

A settembre, poco prima dell’apertura dell’anno della fede, partirà il progetto “Dieci piazze per Dieci Comandamenti”.

Rispondere all’emergenza

01/10/2012

Dieci Comandamenti. Non è affatto scontato che si ricordino. È un comando di Dio, invece, impararli a memoria e trasmetterli ai propri figli: «Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore. Li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando ti troverai a casa tua, quando camminerai per la via, quando ti coricherai e quando ti alzerai...» (Dt 6, 6-7). Il nostro rapporto con il Decalogo risale all’infanzia; per molti un ricordo sbiadito, come una poesia di Pascoli o Leopardi; per altri una realtà ignorata, poiché mai appresa. Coltiviamo un desiderio: provare, con umile e profonda convinzione, a riordinare le idee a questa nostra umanità che ha smesso di credere, che non sa in chi credere, che a suo modo crede o ritiene di credere. Un’umanità che manca di un “principio spirituale unificatore” dell’esistente, di regole oggettive per dare nuova cittadinanza alla legge dell’amore.

Questo nostro mondo è complesso, disordinato, spesso indecifrabile. Una grande tragedia del nostro tempo, che sottende alla cosiddetta emergenza educativa, trova un paradigma dominante nella separazione dell’etica dalla metafisica, dell’etica dallo spirituale. Ne consegue il cambiamento della visione del reale, della percezione delle relazioni, con il risultato che si separa il senso morale dal valore dell’esistere, si perde la tensione verso le virtù, si smarrisce la passione per la conversione personale e comunitaria, per il senso del dovere, del sacrificio.

Chi pone rimedio a questi squilibri? Se non ci sveglieremo dal torpore che è sceso sulle nostre responsabilità educative, tornando a vivere in armonia con noi stessi, con le nuove generazioni, con le differenti visioni del mondo, noi renderemo la nostra terra sempre meno riflesso del cielo e l’uomo e la donna sempre meno riflesso del divino. La legge morale, positiva, scritta nel cuore dell’uomo, è anzitutto una legge interiore, è quell’intima convergenza dell’animo umano verso il bene in quanto vero bene e ripugnanza del male in quanto male. Le leggi, i precetti religiosi, i costumi sono solo l’espressione esteriore e dipendono dai tempi, dalla natura sociale dell’uomo.

Ora l’uomo non è scindibile: l’uomo che vive con gli altri è l’uomo che vive nella sua interiorità. La falsità, la malvagità non esistono nella natura, sono solo un disordinato rapporto tra noi e la natura, un’alterazione, un’inversione di valori, un disequilibrio tra noi e il mondo esterno, fra noi stessi. È impossibile che la falsità sia buona, né che il male sia bello! È contro la coscienza umana. Solo dall’adesione interiore, profonda, dell’intimo dell’uomo con il vero, con il bello, con il buono le nostre azioni, le nostre attività pubbliche potranno produrre beni duraturi e di vero progresso umano.

Non si può costruire una comunità umana più giusta per tutti senza un disegno solidale di Stato e di società, sen za una visione chiara e integrale dell’uomo e dei suoi molteplici rapporti, senza affrontare e risolvere le cause più profonde che sono alla base dell’attuale crisi, in particolare il grave calo di tensione morale e la perdita di riferimento a quei valori – un tempo vitalmente condivisi, al di là di ogni rinvio confessionale – che affondano le loro radici nella Tradizione giudeo-cristiana. La sfida, dunque, è quella di dare cittadinanza a livello culturale, educativo, formativo, sociale, politico a una nuova dimensione interiore, spirituale dell’uomo.

Nell’uomo di oggi, la mancanza di una dimensione interiore e spirituale, trascurata perché ritenuta anacronistica e inutile, si fa percepire con nuovi segnali, con fenomeni che vanno considerati attentamente. Urge una cultura dell’interiorità, che sia autentica ricerca della verità interiore, vissuta con lucidità, consapevolezza, e senso critico. Tale cultura non può rimanere ambito esclusivo di pochi esperti, deve trasformarsi in educazione permanente al valore degli affetti, dei sentimenti, degli ideali, delle memorie, perché queste “invariabili” tornino a interagire, a completarsi e a determinare autentici processi di redenzione umana, di liberazione dal male, di elevazione sociale.

La gente chiede orientamento. Vuole un nuovo “sistema segnaletico”: non si orienta più nei labirinti di una vita che si vuole sempre più moderna e sempre meno umana e divina. I Comandamenti sono i migliori “districatori di modernità” possibili. In qualunque epoca e latitudine ricordano all’uomo chi è e cosa è bene che sia. Altrimenti l’uomo non conoscerà il suo cammino, resterà estraneo al suo stesso destino umano. Dobbiamo invertire la rotta. Chi conosce la via sa anche dare valore alle cose, ha la misura delle cose. Molti dicono: «La vita è priva di valore, meglio la fuga », semplicemente perché appare priva di ciò che la rende vera, forte, vivibile. Il verbo latino, la stessa parola italiana “valere”, significa “essere forti, sani, stare bene”. Era, per i romani, l’augurio di una vita felice, il saluto più ricorrente. L’uomo “si svaluta”, perde di valore, se non ha in sé ciò che gli attribuisce nuovo vigore, nuova forza. L’uomo non è una moneta, che se si svaluta non avrà mai in sé stessa la forza di rigenerarsi. Nell’uomo c’è il valore di Dio, lo Spirito di Dio, la forza di Dio, la Legge di Dio.

Salvatore Martinez
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