Dislessia, approvata la legge

Il testo tutela i 350 mila studenti che soffrono di disturbi dell'apprendimento. Stanziati due milioni di euro. Alcune testimonianze di genitori con figli dislessici.

Dalla tecnologia un aiuto importante

14/10/2010

I computer e i nuovi media, con i loro programmi innovativi e sempre più sofisticati, e le relative potenzialità interattive, rappresentano per tutti coloro che convivono con la dislessia un canale privilegiato per raggiungere l’autonomia nella lettura e nella scrittura, aspetti basilari dell’apprendimento. Nel contributo seguente (estratto dall’articolo di Luca Grandi, pubblicato sul n. 5/2008 di FAMIGLIA OGGI, monografia dedicata al tema: A SCUOLA CON SERENITA’), si trova una decisa conferma dell’utilità degli strumenti compensativi, previsti dalla prima legge italiana sulla Dislessia, approvata il 30 settembre scorso dalla Commissione cultura del Senato (Simone Bruno).    

Nel versante compensativo esistono ora mezzi per superare o sopperire a gran parte delle difficoltà dei soggetti con Dsa. Per quanto riguarda la lettura, uno strumento di estrema utilità che permette di aggirare il problema della decodifica è la sintesi vocale. Si tratta di un applicativo che trasforma il testo digitale in audio: una buona sintesi vocale, quindi, riuscirà a simulare adeguatamente la lettura umana. Sarà inoltre necessario un software capace di gestire la sintesi: esso sarà utilizzato per “pilotare” la stessa sintesi, per inviare il testo da leggere, per regolare la velocità di lettura, per rileggere parti di testo e per gestire tutte le necessità dell’utilizzatore.

Tale strumento consente di accedere al testo utilizzando un doppio canale, quello uditivo e quello visivo. Infatti i programmi di gestione della sintesi vocale metteranno in evidenza le parole che la sintesi vocale sta leggendo. Questo è di grande aiuto alla comprensione. Risulta molto utile abituare i ragazzi a sfruttare anche il libro cartaceo. I libri di studio contengono, oltre al testo in sé, immagini con didascalie, titoli e parole in neretto che possono diventare concetti chiave, box con approfondimenti, vocabolario (indici testuali), che consentono un accesso ai contenuti senza passare attraverso la lettura dell’intero testo. Tali indici possono essere sfruttati per fare ipotesi sul contenuto del testo scritto e attivare le conoscenze pregresse sull’argomento; inoltre, possono essere estremamente utili in sostituzione degli appunti e in supporto al ripasso oppure, ancora, possono essere utilizzati per la creazione di mappe concettuali e schemi.

Altri formati sono l’audiolibro e i libri parlati che sono invece formati audio di testi: in questo caso non vi è dunque il doppio canale di esposizione. In letteratura sono documentati miglioramenti ai test di comprensione a seguito dell’utilizzo di questi strumenti. Tali formati possono essere utilizzati per ripassare qualcosa di già conosciuto, per leggere testi di narrativa, mentre non è consigliabile l’uso per lo studio di argomenti nuovi o difficili per i quali è più opportuno avvalersi di una doppia esposizione (software con sintesi vocale che consente una evidenziazione del testo letto).  

Altre strade  

Le difficoltà di letto-scrittura dei soggetti con dislessia accompagnano la vita di queste persone per molto tempo, a volte per sempre. Risulta allora vitale trovare strade alternative alla tradizionale didattica per proporre gli apprendimenti. Si deve infatti sempre tenere presente che la migliore strada per favorire l’apprendimento è la motivazione e non la fatica. A nessuno verrebbe in mente di privare degli occhiali un bambino miope per seguire la lezione alla lavagna. Ugualmente non si dovrebbe impedire a un bambino con discalculia di usare una  calcolatrice o a una persona con dislessia di usare gli strumenti sopra illustrati. È altresì consolidato il fatto che ciò che rende facile o difficile un compito, un esercizio, oltre che la sua complessità, è la modalità con cui viene proposto. In questo senso risulta fondamentale interrogarsi non solo sulle richieste, ma anche su come queste siano state presentate. Per un dislessico la comprensione di alcuni testi può essere compromessa proprio dalla difficoltà di lettura.
Per sincerarvi di ciò vi basterà leggere ad alta voce lo stesso testo e vedrete che il bambino non avrà più problemi di comprensione.

Visto che per le persone con dislessia apprendere per via orale è un metodo particolarmente importante si dovrà negli anni lavorare per affinare tale predisposizione. Si dovrà potenziare le capacità di ascolto, incentivando l’uso del registratore, del computer con sintesi vocale, in grado di “oralizzare” qualsiasi testo scritto, favorire l’utilizzo del “libro parlato” e degli audiolibri. Ma anche incentivare l’esposizione orale. Suggerire strategie di memorizzazione attraverso l’uso e la creazione di mappe concettuali grafiche e quindi sfruttare i canali di apprendimento non compromessi dal disturbo (il canale orale e quello visivo). Consentire dunque l’utilizzo di tutti gli ausili utili, come il computer, la calcolatrice, i traduttori automatici, Internet, le enciclopedie multimediali.

Inoltre bisognerà tenere sempre in mente nella valutazione dei compiti che gli alunni con dislessia sono più lenti e commettono più errori formali degli altri loro coetanei. A tal proposito mi piace ricordare un piccolo aneddoto che mi è capitato quando facevo le scuole elementari. In educazione fisica ero molto bravo nel salto in alto. Quindi normalmente saltavo più dei miei compagni. La cosa curiosa stava proprio nella valutazione di questa prova. Il mio maestro non mi dava sempre il voto più alto, motivando la sua decisione e facendomi notare che il fatto che io saltassi così alto non era solo dovuto al mio impegno e alla mia tecnica ma anche alle mie caratteristiche fisiche: infatti io ero il più alto e il più magro del resto della classe. Per questo altri compagni meritavano voti migliori dei miei. Inutile dire che per me è stato un grande insegnamento che oggi mi spinge a dire che per alcuni alunni scrivere un testo privo di errori è molto semplice, gli riesce in maniera naturale. Curare il contenuto del testo invece resta difficile per tutti, e questo è un terreno valido di confronto.

Anche Fonzie era dislessico

Per comprendere meglio questo concetto, molto importante, può essere utile far riferimento a un’intervista all’attore Henry Winkler, più noto come Fonzie di Happy Days. Winkler, per chi non lo sapesse, è dislessico. Ma ancora più interessante è che anche Fonzie, il personaggio da lui interpretato, era caratterizzato come dislessico. In effetti Fonzie, pur essendo estremamente intelligente, evitava i libri e la scuola, per poi riscoprirne il valore solo da adulto. È interessante vedere la carriera di Winkler, che negli anni è stato attore, regista, produttore: oggi è diventato scrittore di libri per bambini. Come lui stesso afferma, queste cose le ha potute fare utilizzando una modalità di apprendimento differente. Ad esempio i libri li scrive dettandoli a un collaboratore. Quindi lui li pensa e un’altra persona li “trascrive”. Normalmente questa operazione la fa una sola persona, in questo caso sono due. Questo ci permette di visualizzare bene che i contenuti e la forma sono due elementi ben distinti. Winkler è diventato scrittore di successo pur non sapendo scrivere, nel senso di riportare per iscritto correttamente il proprio pensiero. In realtà questa componente meccanica è solo una piccola parte dello scrivere, il cui fine ultimo è comunicare. Il suo collaboratore, molto probabilmente non diventerà mai uno scrittore di successo pur sapendo trascrivere. Per questo pensando alle valutazioni che si fanno sui testi scritti a scuola bisognerebbe tenere molto più in considerazione il contenuto che la forma. 

Il ruolo dei genitori

Quale può essere il ruolo del genitore? Il genitore di un bambino con dislessia non deve mai dimenticare che suo figlio è perfettamente uguale agli altri anche se ha un metodo di apprendimento differente. Questa è una caratteristica che lo contraddistingue e che se ben accettata potrà essere vissuta senza particolari difficoltà. Così come l’insegnante, anche il genitore dovrà stimolare al meglio l’apprendimento orale, dovrà alimentare adeguatamente le sue curiosità fornendo del materiale accessibile. Per recuperare la fiducia reciproca tra genitori e figli con dislessia è necessario esplicitare una specie di patto: una sorta di alleanza che deve basarsi sulla consapevolezza, sulla considerazione delle abilità e delle caratteristiche dei propri figli, sul rispetto dei tempi e delle modalità di studio degli stessi. I ragazzi con dislessia sono infatti intelligenti e quindi sviluppano spontaneamente strategie che andranno valorizzate e incentivate, così come sarà importante supportarli al fine di favorire la scelta e l’utilizzo delle strategie più consone fra quelle che vengono loro proposte nei contesti educativi. Ad esempio, è raro che spontaneamente un soggetto con dislessia sottolinei le pagine del proprio libro, ma non per questo deve essere rimproverato. Al contrario dovranno essere valorizzate le diverse strategie messe in atto e dovranno essere considerate come risorse preziose. 

La presenza di una rete di supporto è una delle condizioni che migliora l’intervento; la rete, come ovvio, deve comprendere i genitori ma anche la scuola. Uno dei compiti dei genitori è anche quello di mediare avvalendosi della collaborazione degli insegnanti, nel rispetto reciproco delle proprie competenze e dei propri ruoli. I genitori sono i migliori conoscitori dei propri figli e per questo dovrebbero essere ascoltati e vissuti come una risorsa per la scuola.

Luca Grandi  

(per acquistare il n.5/2008 di Famiglia Oggi telefonare allo 02-48072201)  

Dossier a cura di Orsola Vetri e Simone Bruno
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