10/12/2011
Giulia Galeotti.
Degli “aborti selettivi” ha parlato qualche giorno fa a Brescia anche Giulia Galeotti, storica e saggista, collaboratrice dell’Osservatore Romano e del quotidiano dei vescovi Avvenire. Nell’incontro dal titolo “Gender”, organizzato a Brescia nell’ambito del ciclo di conferenze intitolato “Di donna in donna” e coordinato dalla dottoressa Elisabetta Pittino, consigliera nazionale del Movimento per la Vita, la ricercatrice ha rivelato che «in Italia negli ultimi 4 anni, per ogni 100 neonate, ci sono stati 109 maschi. Percentuale alta, ma non altissima, rispetto alla norma di 105. Se però si considerano solo le nascite dei terzogeniti e dei successivi, si scopre che il dato sale a 119 maschi». Il dato sembra riferirsi proprio alle famiglie degli immigrati, che lasciano al caso il primo e il secondo figlio, ma sul terzo e i seguenti – se è femmina – sono implacabili. E abortiscono. Un caso per tutti: «Nella comunità indiana per 116 maschi ci sono 100 femmine, rapporto che passa a 100/137 dal terzogenito in su».
Se certe popolazioni usano il pugno di ferro contro i feti-bambine, altre, con una migliore “reputazione”, si mettono invece i guanti. Ma il risultato non cambia. «Nelle cliniche americane dove si pratica la fecondazione artificiale la selezione embrionale in base al sesso sta diventando una realtà sempre più frequente», ha spiegato la Galeotti facendo riferimento alla pratica dell’impianto in utero di un numero elevato di embrioni ottenuti con la tecnica della fecondazione in vitro. Salvo poi, in seguito all’analisi del Dna, provvedere alla “riduzione”: «Non v’è alcun modo per sapere quante ne vengano eseguite, ma secondo uno studio dell’Università dell’Illinois il 41% delle donne americane che ricorrono alla provetta optano per effettuare la selezione in base al sesso, laddove questa non presenti costi aggiuntivi». Insomma: in base al sesso (ma anche alle eventuali malattie) si sceglie quale feto far nascere. E chi se ne importa delle conseguenze dell’aborto, oltre che sulla bambine mai nate, anche sulle loro madri. Lo documenta bene il recente libro Maternità interrotte (San Paolo), ripreso da un ampio servizio sul numero 48 di Famiglia Cristiana, dove si spiega come abortire può in molti casi provocare quella che si definisce “sindrome post-abortiva”. «Sono molti i blog di donne disperate per quanto hanno fatto», ha constato a questo proposito amaramente la Galeotti.
Stefano Stimamiglio