Afghanistan, ancora sangue italiano

Francesco Saverio Positano aveva 29 anni. Con lui sono 79 i soldati stranieri morti a giugno, il mese più cruento dal 2001. Intanto va via il generale McChrystal.

Herat, zafferano contro oppio

24/06/2010
Herat, Afghanistan occidentale. Lavorazione dei pistilli dello zafferano.
Herat, Afghanistan occidentale. Lavorazione dei pistilli dello zafferano.

Ce l'ha un po' tutte. Anche la geografia risulta ostile. L'Afghanistan, infatti, è un Paese con una superficie di ben 652.000 chilometri quadrati (più del doppio di quella dell’Italia), ma in buona parte privo di foreste, se non addirittura desertico, senza sbocco sul mare e dominato dalle montagne (oltre il 49 per cento del territorio è situato ad un’altitudine superiore ai 2.000 metri). 

     I preoccupanti dati economici rendono più gravi gli elementi di fragilità naturale. L’Afghanistan non riesce ad uscire dal gruppo di coda che chiude tutte le classifiche relative agli indici di sviluppo umano. La povertà è oggi molto diffusa tra i suoi 24 milioni circa di abitanti.  La speranza di vita, alla nascita, è mediamente di appena 44 anni, il reddito medio annuo pro-capite è di appena 370 dollari, soltanto il 22 per cento della popolazione ha accesso all’acqua potabile. Certo: i minerali pregiati gelosamente custoditi nel suo sottosuolo  (ferro, rame, oro e litio) potrebbero valere non mille, ma addirittura fino a 3.000 miliardi di dollari, come ha assicurato il ministro delle Miniere afghano, Wahidullah Shahrani.

     In attesa di mettere a frutto tanta ricchezza, ci si arrangia. Aiuti umanitari e oppio guidano rispettivamente l'economia ufficiale e quella informale (ma drammaticamente reale). Il Paese che guarda attonito le polemiche suscitate dalle dichiarazioni del generale americano Stanley McChrystal riportate dalla  rivista Rolling Stone, in realtà qualcosa sta facendo. Grazie anche all'aiuto dell'Italia.

     All'inizio di luglio, i soldati italiani distribuiranno infatti 60 tonnellate di bulbi di zafferano (costati 330 mila euro messi a disposizione dal ministero della Difesa) in sette distretti della provincia di Herat come concreta alternativa alla coltivazione dell'oppio. «Coltivare zafferano rende», spiega il colonnello Emmanuele Aresu, comandante del Team di ricostruzione provinciale italiano (Prt) di Herat,che coordina questo tipo di operazione. «Un ettaro coltivato a grano frutta infatti 1.200 dollari, uno a oppio 4.500 e uno a zafferano fino a 12.000. Il problema», spiega, «è che per vedere i primi risultati i contadini devono aspettare tre anni e dunque stiamo lavorando anche per dare loro un sostegno in questo periodo». 

    La provincia di Herat, affidata al controllo dei militari italiani, è una di quelle in cui la coltivazione di papaveri da oppio si è drasticamente ridotta negli ultimi anni, passando - secondo le stime del Prt - da 2.000 ettari coltivati con papavero nel 2005 a circa 566 nel 2009. «Vi sono però delle zone», precisa Aresu, «in cui le piantagioni ancora sono estese, come nella Zeerko Valley: proprio lì, nel distretto di Shindand, distribuiremo 12 delle 60 tonnellate di bulbi di zafferano». 

A cura di Alberto Chiara e Fulvio Scaglione
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