Cirenaica, la Libia "ribelle"

Da sempre influenzata dal Vicino Oriente, è stata la prima a liberarsi di Gheddafi. Ma permane il rischio dell'Islam fondamentalista.

25/02/2011

“Cirene, orto dolcissimo, t’incorono di canti”, cantava il poeta Pindaro. La Cirenaica, detta la Grecia d’Africa, è terra di grande archeologia, di templi, di antiche e solitarie chiese bizantine. Bengasi, la capitale è città di mercati, di architetture italiane e orientali. Ed è anche da sempre la regione più ostile a Gheddafi, culla del contropotere, storicamente ostile alla Tripolitania, il “regno” del Colonnello. Si tratta di un’area di 850 mila chilometri quadrati che occupa la fascia orientale della Libia e confina a Est con l’Egitto, a sud-est col Ciad e a sud con il Sudan, molto legata al mondo mediorientale e arabo. Ha un passato legato al dominio ottomano, prima di diventare la prima colonia italiana, nel 1911, dopo la guerra italo-turca.

Fu anche il principale teatro della Seconda Guerra Mondiale in Nord Africa. Le rivolte dei giorni scorsi hanno provocato centinaia di morti e quasi mille feriti, secondo le cifre più diffuse.
La città è ora retta da un comitato di salute pubblica composta da 15 persone, per lo più giovani e avvocati. Per il momento la sfera religiosa islamica non influisce più di tanto. Lo spettro dell’islam fondamentalista, assicurano i giovani, non c’entra nulla. Ma i timori permangono.Nonostante vi sia una foltissima comunità cristiana la maggioranza del Paese è islamica e questo desta molte preoccupazioni per la tenuta della convivenza interreligiosa. Nei giorni scorsi c'è stato l'annuncio in Cirenaica della ''nascita di un emirato islamico della Libia Orientale”.

Tutto questo ha destato le preoccupazioni degli osservatori occidentali, a cominciare dal ministro degli Esteri Frattini: “I fautori dell’emirato hanno annunciato la volonta' di combattere per volere divino e resa nota la volonta' di rapire occidentali. Queste frasi di islamismo radicale ci preoccupano perche' la loro provenienza si colloca a poche centinaia di chilometri dalla Ue”.

Francesco Anfossi
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