Caro figlio ti scrivo

Un diario come quelli che andava di moda tenere una volta. Una mamma impegnata in un progetto di sviluppo ad Haiti. Un adolescente che chiede solo di sapere

Il viaggio

28/02/2013

4 febbraio 
... Ciao G., non so ancora se ti è arrivata la mia mail dell'altro giorno, perchè da allora Internet non ha più funzionato e mentre scrivo non so ancora cosa sia partito e cosa sia arrivato... 

... Nel mentre noi abbiamo finito il lavoro da fare qui al nord e domani mattina torneremo a Hinche, nell'altipiano centrale per un altro giorno di riprese. Poi scenderemo fino a Léogane dove c'e' stato l’epicentro del terremoto di 3 anni fa e dove come ProgettoMondo Mlal stiamo ricostruendo 4 scuole comunitarie... 

... I trasferimenti sono lunghi e faticosi. La strada è pazzesca, come fossimo sul crinale di un canyon: ci si mettono tempi infiniti per fare anche pochi chilometri. In 4 ore ne abbiamo percorsi appena 80! La mancanza di strade è uno dei problemi gravi di Haiti. Perché chi produce qualcosa non ha alcuna possibilità di raggiungere un mercato dove vendere le proprie cose... 

... A noi che - fortunati - viaggiamo su 2 macchine chiedono continuamente passaggi. Negli orari di scuola si incontrano fiumi di ragazzi e bambini a piedi lungo "sterratone" infinite che almeno apparentemente portano nel nulla. Così capisci come, anche agganciarsi per pochi isolati al cassone di un pick up in corsa, possa essere davvero di grande soddisfazione. L’alternativa infatti è percorrere distanze considerevoli anche solo per scambiare 4 parole con un "vicino" o per il puro desiderio di spostarsi dal proprio cortile e scoprire cosa succede appena un po’ più in là…

... Lontananza e isolamento rendono davvero tutto più difficile! Ieri, per esempio, abbiamo intervistato una famiglia di contadini che grazie al nostro progetto di Sicurezza alimentare oggi ha un bel campo coltivato. Peccato però che, solo per innaffiarlo, l’intera famiglia sia costretta a farsi km e km con bidoni immensi sulla testa perché nella loro comunità non c'è una fonte d’acqua...

... Sempre ieri abbiamo visitato un’altra comunità coinvolta nel progetto, e abbiamo filmato un gruppo di contadini che, facendo musica con le canne di bambù, cantando e ballando, costruivano muretti di contenimento. Il disboscamento selvaggio e continuo ha reso i tanti pendii di questo Paese ammassi instabili di terra, frane in attesa della prima tempesta utile per rovinare a valle... 

... Abbiamo filmato come qui fanno il carbone. Forse te l’avevo già detto, ma ad Haiti sono rimasti alberi solo sul 2% del territorio: per cucinare, scaldare, e fare qualsiasi cosa che abbia bisogno del fuoco, d'altronde, serve la carbonella e quindi legna. Peccato che per ricavarla siano costretti ad abbattere gli alberi a un ritmo pazzesco, molto superiore alla capacita di ricrescita delle piante. Senza una regola o un coordinamento, ovviamente. Ognuno per sé e Dio per tutti. Il risultato è terribile perché così le piante non fanno nemmeno in tempo a dare frutti, non c'è ombra né riparo, e la terra pian piano frana, si erode e non la si può più coltivare! Un'altra assenza che a noi può sembrare stupida ma, quando manca, non lo è più, è la luce!... 

... Alle 5 di pomeriggio diventa buio pesto e non si può fare più nulla: ti rintani nella tua casupoletta di assi di palma e aspetti paziente il nuovo giorno. Non ci sono televisione, gioco, giornalino che tengano: non vedi niente!... 

... Fa una certa impressione passare davanti a tutte queste casette immerse nel nero quando sai che, dentro, ci sono almeno 10 persone (gli haitiani hanno in media 8 figli) stretti in 10 mq. Così, quando nel buio, per strada, ti appare un bimbetto fermo nel nulla, capisci che a volte anche il nulla buio può diventare una distrazione. Forse riesco a spedirti questa mail. Spero ti arrivi insieme a tutto il mio amore! Sii bravo!... Mamma

Alberto Picci
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