11
feb

Se i cattolici abboccano alle frottole elettor

«Dio ti vede, Stalin no», si leggeva sui manifesti della campagna elettorale del 1948. Ma oggi cattolici quando votano tengono conto della dottrina sociale della Chiesa? Per il sondaggista Nando Pagnoncelli «è un’illusione che i cattolici votino secondo la consonanza con i propri valori. Tutte le ricerche degli ultimi vent’anni evidenziano una sorta di affrancamento dai pronunciamenti della Chiesa sulla politica e l’agire. Indietro non si torna. Gli elettori mostrano anche una certa insofferenza rispetto a eventuali indicazioni che dovessero giungere dalle gerarchie ecclesiastiche.

Sempre più raramente la Chiesa è in grado di conformare i comportamenti dei cattolici, anche di coloro che vanno a messa. Non a caso si è parlato di una sorta di religione fai-da-te, dove il credente tende ad accettare o rifiutare l’insegnamento o le indicazioni della Chiesa in relazione alla maggiore o minore sintonia con il proprio stile di vita. È chiaro che anche le scelte elettorali rientrano in questo atteggiamento». Insomma, si prega, si vive, si vota, in dis-ordine sparso, come abbiamo già scritto. E i politica si crede un po' a tutti. Eppure i valori del Vangelo servirebbero. Non solo per orientare il voto ma anche per distinguere il grano dal loglio. E a non abboccare alle tante false promesse (quattro milioni di posti lavoro, il 75 per cento delle tasse da trattenere suil territorio, la cancellazione dell'Imu etc.) che stanno inquinando la campagna elettorale.

Pubblicato il 11 febbraio 2013 - Commenti (2)
07
feb

Non ci restano che i sondaggi

Il voto di febbraio si avvicina a grandi passi, la confusione regna sotto l’italico cielo e chi vuole capirci qualcosa interroga quei moderni vaticinatori che sono i sondaggisti.
Lo ha fatto anche Famiglia Cristiana con l’Istituto Demopolis, che ha scandagliato diversi bacini di voto.
Il primo è quello degli italiani in generale. Dal campione sondato risulta che il Centrosinistra di Pier Luigi Bersani guida le preferenze con il 34,5 per cento di voti, seguito dal Centrodestra di Berlusconi, che raggiunge il 27 per cento. La lista Monti si attesta sul 15 per cento mentre il Movimento 5 Stelle di Grillo è al 16 per cento. Il gruppo Rivoluzione Civile di Ingroia attualmente raggruppa il 4,5 per cento dei consensi.

Il secondo campione sondato è quello dei cattolici praticanti, e qui gli orientamenti di voto si discostano soprattutto a proposito del nuovo partito del premier uscente Mario Monti. Se per gli italiani la sua Scelta Civica raggiunge, come detto, il 15 per cento, tra i cattolici praticanti ottiene la media del 25 per cento, dieci punti percentuali in più. Il Centrosinistra scende al 31 per cento, mentre il Centrodestra sale di mezzo punto e si stabilizza sul 27,5 per cento. Calano anche il Movimento di Grillo (10,5 per cento) e la nuova formazione del magistrato Antonio Ingroia (tre per cento). Tra gli elettori che si dichiarano credenti praticanti sono ancora tanti gli incerti: il 16 per cento. Mentre il 21 per cento dichiara che potrebbe tendenzialmente anche cambiare idea.

Intanto, chi volesse capire un po’ meglio che cosa dice la Chiesa in proposito (no, non su questi partiti, ma su cattolici e politica), fra un sondaggio e l’altro potrebbe andare a rileggersi la Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica (il testo si trova facilmente nel sito www.vatican.va). Porta la data del 24 novembre 2002 e si conclude così: “Gli orientamenti contenuti nella presenta Nota intendono illuminare uno dei più importanti aspetti dell’unità di vita del cristiano: la coerenza tra fede e vita, tra Vangelo e cultura”. Le firme sono quelle dell’allora prefetto della congregazione per la Dottrina della fede, cardinale Joseph Ratzinger, e dell’allora suo segretario, Tarcisio Bertone.

Pubblicato il 07 febbraio 2013 - Commenti (1)
04
feb

Se le omelie sono come le omelette

C’è di tutto, tra gli atei devoti, specialità tutta italiana. Ateo devoto. Che significa? Vuol dire non essere credente ma riconoscere l’autorità della Chiesa e delle gerarchie ecclesiastiche, verso i quali sono molto zelanti.
E’ in questo ambito che è maturato il vezzo del “critico teologico”, ovvero di colui assegna le stellette alle prediche delle messe domenicali, una sorta di Guida Michelin dell’omiletica, come se la messa fosse un ristorante, confondendo le omelie con le omelette e ispirandosi evidentemente ad Anton Egò, il critico gastronomico di Ratatouille, in cerca di emozioni forti per sfuggire allo spleen spirituale.
E prima o poi il nostro gourmet teologico troverà un topo in grado di deliziarlo con un fritto mistico. Il contrario dell’ateo devoto, dal lato opposto, è il credente anticlericale. Sempre pronto a dare addosso alla Chiesa, a gridare allo scandalo, ad andare in solluchero per ogni critica o insinuazione laicista. Ad applaudire a scena aperta per ogni accusa a preti, suore o frati. Il credente anticlericale veste spesso Valentino o Armani, ma pretende una Chiesa povera, stracciona, possibilmente lacera.
Senza chiedersi che ne sarebbe della Chiesa senza le sue istituzioni vaticane, senza la linfa finanziaria che sostiene in tutto il mondo le sue «opere di religione». Simpatizza per i Radicali, che peraltro condividono grandi battaglie cristiane (come l’abolizione della pena di morte, l’attenzione per i detenuti, la lotta alla fame nel mondo) ma anche su battaglie per nulla cristiane come aborto ed eutanasia si eccitano freneticamente.
E anche qui ne abbiamo in abbondanza.

Pubblicato il 04 febbraio 2013 - Commenti (4)
29
gen

Benedetti cattolici

Cattolici e politica. O, se preferite, cattolici in politica. Il tema è sempre in prima pagina.
Il cardinale Bagnasco, nella prolusione alla Cei, ha detto che la politica deve smettere di essere “una via indecorosa per l’arricchimento personale”. Come si fa a non essere d’accordo? E poi Bagnasco ha ripetuto l’invito ad andare a votare. Un invito, scrive Agostino Giovagnoli su Repubblica, che “implica una critica dell’antipolitica e, per estensione, una presa di distanza da Grillo e dalle sue invettive”.

Pur senza citarlo, il cardinale ha risposto poi al sociologo De Rita, secondo il quale ci sarebbe un preoccupante silenzio dei cattolici nell’attuale campagna elettorale. E’ “quantomeno ingiusto – ha detto Bagnasco – guardare con sufficienza o, peggio, ironizzare sull’afasia dei cattolici e dei pastori”.

Un cattolico non afasico è Franco Monaco, che sull’Unità, anche lui in disaccordo con De Rita, ribadisce che “non si danno le condizioni per la ricostruzione di un partito simil-Dc”. Va bene, ma questi benedetti cattolici dove vanno?

Per chi voterà Comunione e liberazione?
, si chiede sul Manifesto Filippo Gentiloni. Risposta un po’ sconsolata: “Oggi il gruppo dirigente di Cl appare piuttosto diviso al suo interno e non in grado di indicare e sostenere partiti e candidati amici, come avveniva in passato”.
Insomma, su cattolici e politica continuano a scorrere fiumi d’inchiostro, ma l’impressione è che non vadano a sfociare da nessuna parte.

Pubblicato il 29 gennaio 2013 - Commenti (0)
28
gen

De Rita e i cattolici "svampati"

Sul Corriere della sera l'entomologo sociale Giuseppe De Rita, fondatore del Censis, certifica la "inaspettata scomparsa" dei cattolici dalla campagna elettorale. "Una dispersione", prosegue De Rita, "che qualcuno in alto ha cercato di evitare con l'endorsement all'attuale premier ma che, dopo lo spazio di un mattino, ha ripreso a produrre i suoi efftti, e tutti gli interessati si sono affannati ad accasarsi nella squadra che contava e/o offriva di più".

Insomma l'appartenenza cattolica è diventata un "elemento del curriculum" e non il riferimento a "un'anima collettiva di proposta politica". Come dare torto al professor de Rita? I cattolici, già ampiamente in difficoltà nel ventennio della Seconda Repubblica, dopo una timida ripresa con le varie Todi 1 e Todi2, si sono come !"squagliati" come neve al sole. "Cattolici svampati, segnò", direbbe il filippino Ariel interpretato da Marco Marzocca.

Pubblicato il 28 gennaio 2013 - Commenti (0)
24
gen

Cattolici in disordine sparso

C’era una volta le Democrazia cristiana e tutto era semplice. Bastava raccomandare di mettere la croce sulla croce, o meglio sullo scudo crociato, e il gioco era fatto. Per terrorizzare debitamente l’elettore riluttante c’erano poi slogan che non andavano tanto per il sottile, tipo “Nel segreto dell’urna Dio ti vede, Stalin no!”, senza contare l’eterno, e sempre efficace, “I comunisti mangiano i bambini”.

Adesso invece, adesso che la Balena bianca s’è da tempo spiaggiata e i cattolici in politica sono in libera uscita permanente, all’Avvenire tocca mettere giù una vera e propria guida, andando a scovare uno per uno tutti i candidati con il pedigree cattolico, coalizione per coalizione. E poi, come se non bastasse la complessità politica, ecco la necessità di indicare anche l’appartenenza a eventuali movimenti (Sant’Egidio, Focolari, Comunione e liberazione, Rinnovamento nello spirito, Agesci, Azione cattolica, Acli, Scienza & vita eccetera), senza contare istituti vari e sindacati. L’elettore cattolico, oggigiorno, dovrebbe andare alle urne con una mappa in mano, come si fa quando si scende nella tentacolare metropolitana di Londra. E senza garanzia alcuna di uscire vivo dal labirinto.

E come la mettiamo con i dubbi di coscienza? Che fare se quel cattolico doc che mi sembra tanto bravo ha scelto di stare in uno schieramento che invece non mi va giù? E, al contrario, come comportarmi se il mio schieramento preferito mette in lista un cattolico che non mi è mai andato giù?

Come criterio di valutazione si potrebbe guardare all’età, ma dove sta scritto che la gioventù è una garanzia? Si sa che la giovinezza, di per sé, è una malattia, ma per fortuna passa presto. Tempo fa, per orientarsi, uno poteva guardare a Todi. La graziosa cittadina umbra sembrava il faro in grado di orientare finalmente la scelta. Se i magi seguivano la stella, ai cattolici bastava rivolgersi verso Todi. E invece, nel breve giro di qualche mese, puf! Todi, per il povero elettore cattolico itinerante, è diventato sinonimo di confusione e fallimento.
Dunque, mappa alla mano, ora si marcia verso le urne in (dis)ordine sparso, e senza nessuna garanzia di raggiungere la meta.
Anche se poi, alla fine, resta un dubbio di fondo: ma questo elettore cattolico esiste davvero?

Pubblicato il 24 gennaio 2013 - Commenti (3)

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