07
mar

Le interviste impossibili: parla il Corvo

  • Buongiorno signor Corvo, disturbiamo?
"Certo che disturbate, non li leggete i giornali?"
La capiamo, in questi giorni di conclave c'è molto da fare, però siete in venti...
Macchè venti, trenta, quaranta.... di Corvo ce n'è uno solo, me medesimo, in carta e ossa, diffidate delle imitazioni...
Imitazioni?
Certamente, io sono l'espediente migliore per poter scrivere qualunque cosa sul Vaticano, la Chiesa, il Papa, lo Ior, l'Apsa, le Congregazioni, i Pontifici Consigli, il Conclave, lo scandalo pedofilia, i francobolli della Santa Sede... Basta titolare: "Parla il corvo", ed è fatta, si può scrivere quel che si vuole. Liberi tutti. Una pacchia per qualunque giornalista. Chi ti può smentire? Ormai persino padre Lombardi, stremato, ci ha rinunciato. Sa, lui è un gesuita, abituato al rigore dei ragionamenti. E la prima conseguenza logica di un'asserzione, è che dietro l'asserzione ci sia un uomo in carne e ossa, o almeno un nome e un cognome... e invece.. quando in sala stampa uno alza la mano e fa una domanda un po' inopportuna (tipo "Le risulta che il nuovo presidente dello IOR abbia costruito la Bismarck, stia progettando la nuova portaerei della Cina, sia in affari con la Compagnia delle Indie? Che stia per arrivare in consiglio di Sovrintendenza un bobbista belga e un campione di salto in alto canadese? Che il Governatorato stia progettando un campo di calcetto sulla terrazza del Palazzo Apostolico?), il povero Lombardi ribatte: scusi, chi glielo ha detto? E il giornalista: lo ha detto il corvo! Di solito sono i tedeschi o gli americani: "Lo ha tetto il korven!", "The Raven told that". E a lui non resta che arrendersi...che altro dovrebbe fare? ha studiato pure il latino...amicus Plato, anzi, amicus Corvus, sed magis amica veritas. Ma in questo caso...
Sta dicendo che i corvi non esistono? Che sono pura fantasia?
Voi non avete capito niente! L'unico Corvo veramente certificato sono io, ovvero il nulla, la fandonia fantasmagorica allo stato puro, ovvero la proiezione di quel che dice il giornalista o che gli ha suggerito il direttore del suo giornale. Uno può scrivere quel che vuole, la menzogna, le tesi preconcette, la notizia inventata, la boutade del collega alla macchinetta del caffé. Infine arrivo io, il corvus ex machina, e si trasforma tutto in intervista. Et voilà, il gioco è fatto...Mi chiamo il Corvo, risolvo problemi...
Quindi i corvi non esistono, a parte lei, che non è in carne ossa, ma un proiezione dell'intervistatore...
Ma voi proprio non capite! Ma chi ha detto questo? Io ho solo detto che l'unico Corvo sono io. Poi magari ci possono essere i fac simile
I fac simile?
Sì, i fac simile, le imitazioni, i corvi veri, o meglio, quelli in carne e ossa. Che so: un maggiordomo del Papa, come pare sia accaduto in passato, o un estensore di lettere anonime. Ma il fatto è che l'andazzo ormai è tale che ormai perfino un curiale disposto a farsi intervistare sui francobolli vaticani preferisce comparire sotto anonimato. Oggi puoi essere anche un cardinale, ma se non ti presenti ai giornalisti in qualità di corvo (anzi meglio, "corvo rosso" nel caso dei porporati) non sei nessuno...ormai nelle redazioni manco ti ascoltano: pronto? Sono il cardinale Aldo Maria Valli, vorrei fare dichiarazioni sul conclave...Sotto anonimato? No, vorrei esternare. Allora no, mi spiace, non abbiamo tempo, magari più tardi, anzi ci mandi una bella mail che la valutiamo...le faremo sapere...
Ma come si fa a distinguere?
E' questo il punto. A volte intervengo io, come nella vostra intervista, a volte invece il corvo è un'imitazione, un prelato, un maggiordomo del papa, insomma cose così. Del resto da quando il corvo ha deciso di abbandonare le lettere anonime per planare sui tavoli delle redazioni, non si capisce più niente. Viviamo tempi cupi. non ci sono più i corvi di una volta...
Ma, mi scusi, se il corvo è lei, ma lei non esiste, è una proiezione dei giornali, allora vuol dire che...
Finalmente ci siete arrivati! Vuol dire che il Corvo in questo caso siete voi. Coraggio, cosa volete chiedermi? Fate in fretta che in ufficio ho la fila, davanti a Porta Sant'Anna...
 

Pubblicato il 07 marzo 2013 - Commenti (1)
05
mar

Cattolici e politica, non ci resta che sperare

Fanno riflettere, le parole del sociologo e politologo Alberto Gambino, professore di diritto Civile all'Università Europea di Roma, sull'ultimo sondaggio Ipsos dedicato al voto dei cattolici e al boom dei credenti che hanno votato Grillo: "Oramai i cattolici votano come tutti gli altri segmenti di elettori". Nessuna  sorpresa: votano così da almeno un ventennio (e anche prima, quando c'era la Dc). Ma il problema è un altro, e resta aperto: sapranno i cattolici provenienti da ogni schieramento fare massa critica al momento di votare per leggi che mettono al centro i valori del Vangelo? Sapranno convergere su temi quali quelli del principio e della fine della vita, della solidarietà umana, dell'accoglienza, dei principi della famiglia? Finora non è quasi mai stato così. Ma è lecito sperare, come fa beppe Del Colle sull'ultimo nuimero di Famiglia Cristiana: "Se il miracolo è già riuscito nel Dopoguerra con De Gasperi", scvrive Del Colle, "perché rinuncioare alal speranza che si possa ripetere"? Ma è triste constatare che dobbiamo solo sperare.

Pubblicato il 05 marzo 2013 - Commenti (0)
28
feb

Il Parlamento più ateo della storia?

Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, è giustamente preoccupato per il quadro di instabilità e di ingovernabilità politica.  Ma i motivi di preoccupazione a nostro avviso sono anche altri. Ad esempio il non brillante risultato ottenuto dagli esponenti cattolici che militavano nei vari partiti, a cominciare dalla lista Monti, che come è noto, è andata ampiamente al di sotto delle sue aspettative, anche se alcuni candidati provenienti da quel mondo ce l'hanno fatta, come Andrea Olivero e Mario Marazziti.


I cattolici in politica sono sempre stati sparsi in tutti i partiti, nella Seconda Repubblica come nella Prima. Ma la lista Monti era abbastanza emblematica nel rappresentare il tentativo di una nuova stagione dell’impegno, con effetto a cascata. Si trattava di un’esperienza nuova che avrebbe potuto contagiare gli altri partiti. Non sembra che ci si trovi di fronte a una nuova stagione dei cattolici in politica, anzi, c’è chi parla del Parlamento più laico (anzi più ateo) della storia, col rischio che finiscano per essere approvate leggi contrarie all’etica cristiana. Non resta che sperare che i volonterosi credenti che si ritroveranno tra pochi giorni tra gli scranni delle due camere, eletti in tutte le liste, abbiano la forza e la possibilità di far valere, laicamente, la forza delle loro idee e dei loro valori ispirati al Vangelo al momento opportuno.

Pubblicato il 28 febbraio 2013 - Commenti (0)
25
feb

Conclave, la furbata delle fonti anonime

La Segreteria di Stato della Santa Sede ha pubblicato un comunicato che deplora il tentativo di condizionare i cardinali in vista del Conclave con la diffusione «di notizie spesso non verificate o non verificabili o addirittura false e, anche con grave danno di persone e istituzioni». Ogni buon reporter, che in fondo è uno storico del presente, sa che ogni documento, senza l’opportuna contestualizzazione, si presta a strumentalizzazioni o pressapochismi. E questo nell’ambito della caso Vatileaks avviene con una certa frequenza. Sempre più spesso le «gole profonde» affidano i segreti non a vaticanisti esperti ma a cronistacci incalliti col pelo sullo stomaco che però digeriscono poco la materia. E infatti i vaticanisti sono rimasti spiazzati. Anche i più aggressivi. Si è verificata una sorta di osmosi informativa.
Oltretutto, visto che ormai era stato decretato il «liberi tutti»
, sulle scrivanie dei giornali sono atterrati stormi di presunti «corvi» anonimi. Se la fonte è anonima si può fare quel che si vuole, non si capisce più niente, non si comprende se certe notizie sono vere o di pura fantasia, tanto la talpa non può essere identificata. Hai voglia a smentire. «Parla il monsignore anonimo». «E il cardinale disse: vi spiego gli intrighi del Vaticano». Nessun cognome e nome. Niente di niente. Chi ci dice che non è un personaggio di pura fantasia? E siccome nel giornalismo, come diceva Andreotti, a pensar male si fa peccato ma si indovina... Questo ci fa capire come quello di padre Lombardi, il gesuita direttore di Radio Vaticana e portavoce della Santa Sede, sia il mestiere più difficile e complicato del mondo.  

Pubblicato il 25 febbraio 2013 - Commenti (0)
18
feb

Dimissioni del Papa: lezione per la politica

Le dimissioni di Benedetto XVI hanno fatto irruzione nella campagna elettorale italiana ottenendo almeno due risultati positivi: togliere un po’ di spazio nei notiziari ai politici onnipresenti e indurre qualcuno a riflettere sul vecchio adagio secondo cui a questo mondo nessuno è indispensabile.
Circa questo secondo punto, tuttavia, non è sicuro che i nostri politici abbiano appreso la lezione. Quanto poi al silenzio, che il Papa sta osservando in questa settimana di esercizi spirituali, e al nascondimento, che Benedetto XVI ha scelto per gli ultimi anni della sua vita, inutile dire che il mondo della politica è completamente sordo a tali richiami.

Abbiamo così il confronto quanto mai diretto fra l’universo dei contenuti e delle parole con un preciso significato, rappresentato dal Papa e dalla sua determinazione, e quello della superficialità e delle parole al vento, rappresentato da una politica che non sui vergogna di nulla. C’è da meditare, e non solo per i cattolici. I quali, in ogni caso, farebbero bene a unirsi in preghiera con il Papa, come ha chiesto il cardinale Ravasi con un tweet.
Mai quaresima giunse più opportuna.

Pubblicato il 18 febbraio 2013 - Commenti (1)
13
feb

Benedetto XVI e le beghe curiali

In queste ore si parla tanto delle beghe curiali che avrebbero contribuito alle dimissioni di Benedetto XVI. Ma nessuno che si sia chiesto del come e del perché di queste beghe curiali. Forse un po’ più di trasparenza e di dibattito non avrebbero fatto male. A proposito della fuga di carte riservate dalla sacre stanze e planate sui tavoli delle redazioni, il segretario di Stato Tarcisio Bertone ha accusato i giornalisti di voler giocare a fare i Dan Brown, e ha assicurato che la curia è unita attorno al papa. Giusto. Ma una parola nel merito della questione, sui contenuti delle carte, non andrebbe spesa? Carte che non sono state prodotte da giornalisti in cerca di emozioni forti, ma che nascono spesso nell’ambito della curia, e sono lì, nero su bianco,e dicono di problemi esistenti anche nella Curia. È vero che tutto questo non dovrebbe scandalizzare, perché anche la curia è fatta di uomini (e abbiamo spesso ricordato le parole del cardinale Consalvi, per il quale «se non ci sono riusciti i preti a distruggere la Chiesa non ci riuscirà nessuno»). Ma un clima più «disteso», «fraterno» ed ecumenico non guasterebbe.    

Pubblicato il 13 febbraio 2013 - Commenti (5)
11
feb

Se i cattolici abboccano alle frottole elettor

«Dio ti vede, Stalin no», si leggeva sui manifesti della campagna elettorale del 1948. Ma oggi cattolici quando votano tengono conto della dottrina sociale della Chiesa? Per il sondaggista Nando Pagnoncelli «è un’illusione che i cattolici votino secondo la consonanza con i propri valori. Tutte le ricerche degli ultimi vent’anni evidenziano una sorta di affrancamento dai pronunciamenti della Chiesa sulla politica e l’agire. Indietro non si torna. Gli elettori mostrano anche una certa insofferenza rispetto a eventuali indicazioni che dovessero giungere dalle gerarchie ecclesiastiche.

Sempre più raramente la Chiesa è in grado di conformare i comportamenti dei cattolici, anche di coloro che vanno a messa. Non a caso si è parlato di una sorta di religione fai-da-te, dove il credente tende ad accettare o rifiutare l’insegnamento o le indicazioni della Chiesa in relazione alla maggiore o minore sintonia con il proprio stile di vita. È chiaro che anche le scelte elettorali rientrano in questo atteggiamento». Insomma, si prega, si vive, si vota, in dis-ordine sparso, come abbiamo già scritto. E i politica si crede un po' a tutti. Eppure i valori del Vangelo servirebbero. Non solo per orientare il voto ma anche per distinguere il grano dal loglio. E a non abboccare alle tante false promesse (quattro milioni di posti lavoro, il 75 per cento delle tasse da trattenere suil territorio, la cancellazione dell'Imu etc.) che stanno inquinando la campagna elettorale.

Pubblicato il 11 febbraio 2013 - Commenti (2)
07
feb

Non ci restano che i sondaggi

Il voto di febbraio si avvicina a grandi passi, la confusione regna sotto l’italico cielo e chi vuole capirci qualcosa interroga quei moderni vaticinatori che sono i sondaggisti.
Lo ha fatto anche Famiglia Cristiana con l’Istituto Demopolis, che ha scandagliato diversi bacini di voto.
Il primo è quello degli italiani in generale. Dal campione sondato risulta che il Centrosinistra di Pier Luigi Bersani guida le preferenze con il 34,5 per cento di voti, seguito dal Centrodestra di Berlusconi, che raggiunge il 27 per cento. La lista Monti si attesta sul 15 per cento mentre il Movimento 5 Stelle di Grillo è al 16 per cento. Il gruppo Rivoluzione Civile di Ingroia attualmente raggruppa il 4,5 per cento dei consensi.

Il secondo campione sondato è quello dei cattolici praticanti, e qui gli orientamenti di voto si discostano soprattutto a proposito del nuovo partito del premier uscente Mario Monti. Se per gli italiani la sua Scelta Civica raggiunge, come detto, il 15 per cento, tra i cattolici praticanti ottiene la media del 25 per cento, dieci punti percentuali in più. Il Centrosinistra scende al 31 per cento, mentre il Centrodestra sale di mezzo punto e si stabilizza sul 27,5 per cento. Calano anche il Movimento di Grillo (10,5 per cento) e la nuova formazione del magistrato Antonio Ingroia (tre per cento). Tra gli elettori che si dichiarano credenti praticanti sono ancora tanti gli incerti: il 16 per cento. Mentre il 21 per cento dichiara che potrebbe tendenzialmente anche cambiare idea.

Intanto, chi volesse capire un po’ meglio che cosa dice la Chiesa in proposito (no, non su questi partiti, ma su cattolici e politica), fra un sondaggio e l’altro potrebbe andare a rileggersi la Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica (il testo si trova facilmente nel sito www.vatican.va). Porta la data del 24 novembre 2002 e si conclude così: “Gli orientamenti contenuti nella presenta Nota intendono illuminare uno dei più importanti aspetti dell’unità di vita del cristiano: la coerenza tra fede e vita, tra Vangelo e cultura”. Le firme sono quelle dell’allora prefetto della congregazione per la Dottrina della fede, cardinale Joseph Ratzinger, e dell’allora suo segretario, Tarcisio Bertone.

Pubblicato il 07 febbraio 2013 - Commenti (1)
06
feb

Ma davvero in Italia siam tutti cattolici?

In Italia non c’è nessuno scisma. Nessun cattolico senza papa. I numeri parlano da soli: l’88 per cento degli italiani si dice cattolico. L’80 per cento è favorevole a mantenere il crocifisso nelle aule scolastiche e negli uffici pubblici. L’8 per mille va alla Chiesa mediamente in misura dell’85 per cento. Su queste basi, si potrebbe immaginare che una maggioranza schiacciante degli italiani sia pronta a uniformarsi alle sollecitazioni del Vaticano, per esempio in materia di fedeltà coniugale e di impiego dei contraccettivi. Ma su questo i numeri non ci giungono in soccorso. In Italia ci si sposa sempre meno, e sempre meno con rito religioso. Il numero dei divorzi è quadruplicato in 25 anni, sono cresciute le coppie di fatto e i figli nati fuori dal matrimonio. Siamo forse atei praticanti? Neanche questo è vero. Un sondaggio della fondazione tedesca Bertelsmann su 21 mila cittadini europei ha assegnato agli italiani la palma della religiosità. L’85 per cento degli intervistati dichiara di credere in Dio, il 67 è convinto che ci sia una vita oltre la morte, il 55 addirittura va a messa almeno una domenica al mese e il 47 prega una volta al giorno. In Occidente «un senso del sacro così diffuso e radicato si riscontra soltanto in Polonia, Spagna e Stati Uniti». Dunque possiamo concludere che l’indifferenza sulle direttive della Chiesa coesiste con la «persistenza di un forte sentimento del sacro». Ma è dentro questo sentimento che dobbiamo guardare. Perché c’è di tutto. Secondo Sergio Luzzatto appare diffusa una forma di credenza senza appartenenza», un sentimento che porta a sentirsi persino «più autenticamente cristiani quando si disobbedisce al Vaticano che quando gli si obbedisce». Luzzato probabilmente ha ragione. Sono tanti coloro che credono in Dio «nonostante il Vaticano». Se è così, la Santa Sede ha qualche problema di comunicazione.

Pubblicato il 06 febbraio 2013 - Commenti (2)
04
feb

Se le omelie sono come le omelette

C’è di tutto, tra gli atei devoti, specialità tutta italiana. Ateo devoto. Che significa? Vuol dire non essere credente ma riconoscere l’autorità della Chiesa e delle gerarchie ecclesiastiche, verso i quali sono molto zelanti.
E’ in questo ambito che è maturato il vezzo del “critico teologico”, ovvero di colui assegna le stellette alle prediche delle messe domenicali, una sorta di Guida Michelin dell’omiletica, come se la messa fosse un ristorante, confondendo le omelie con le omelette e ispirandosi evidentemente ad Anton Egò, il critico gastronomico di Ratatouille, in cerca di emozioni forti per sfuggire allo spleen spirituale.
E prima o poi il nostro gourmet teologico troverà un topo in grado di deliziarlo con un fritto mistico. Il contrario dell’ateo devoto, dal lato opposto, è il credente anticlericale. Sempre pronto a dare addosso alla Chiesa, a gridare allo scandalo, ad andare in solluchero per ogni critica o insinuazione laicista. Ad applaudire a scena aperta per ogni accusa a preti, suore o frati. Il credente anticlericale veste spesso Valentino o Armani, ma pretende una Chiesa povera, stracciona, possibilmente lacera.
Senza chiedersi che ne sarebbe della Chiesa senza le sue istituzioni vaticane, senza la linfa finanziaria che sostiene in tutto il mondo le sue «opere di religione». Simpatizza per i Radicali, che peraltro condividono grandi battaglie cristiane (come l’abolizione della pena di morte, l’attenzione per i detenuti, la lotta alla fame nel mondo) ma anche su battaglie per nulla cristiane come aborto ed eutanasia si eccitano freneticamente.
E anche qui ne abbiamo in abbondanza.

Pubblicato il 04 febbraio 2013 - Commenti (4)
30
gen

Per chi votano i cattolici

Secondo un sondaggio Demopolis per conto di Famiglia Cristiana, i cattolici che si dicono incerti sul voto sono il 16 per cento, cui si aggiunge il 21 per cento di chi tendenzialmente potrebbe cambiare idea.
Quanto ai rimanenti, di dividono tra Bersani (31 per cento), Berlusconi (27,5), Monti (25 per cento, 10 punti in più rispetto alla media degli italiani) e Grillo (10,5 cinque punti in meno rispetto alla media degli italiani).

Monti dunque è un partito che piace ai cattolici. Va detto che i credenti in queste elezioni stanno vivendo un singolare destino: sono praticamente scomparsi dalla scena politica (almeno nei programmi) ma sono determinanti per la conquista della maggioranza alla Camera e soprattutto al Senato.

Pubblicato il 30 gennaio 2013 - Commenti (6)
29
gen

Benedetti cattolici

Cattolici e politica. O, se preferite, cattolici in politica. Il tema è sempre in prima pagina.
Il cardinale Bagnasco, nella prolusione alla Cei, ha detto che la politica deve smettere di essere “una via indecorosa per l’arricchimento personale”. Come si fa a non essere d’accordo? E poi Bagnasco ha ripetuto l’invito ad andare a votare. Un invito, scrive Agostino Giovagnoli su Repubblica, che “implica una critica dell’antipolitica e, per estensione, una presa di distanza da Grillo e dalle sue invettive”.

Pur senza citarlo, il cardinale ha risposto poi al sociologo De Rita, secondo il quale ci sarebbe un preoccupante silenzio dei cattolici nell’attuale campagna elettorale. E’ “quantomeno ingiusto – ha detto Bagnasco – guardare con sufficienza o, peggio, ironizzare sull’afasia dei cattolici e dei pastori”.

Un cattolico non afasico è Franco Monaco, che sull’Unità, anche lui in disaccordo con De Rita, ribadisce che “non si danno le condizioni per la ricostruzione di un partito simil-Dc”. Va bene, ma questi benedetti cattolici dove vanno?

Per chi voterà Comunione e liberazione?
, si chiede sul Manifesto Filippo Gentiloni. Risposta un po’ sconsolata: “Oggi il gruppo dirigente di Cl appare piuttosto diviso al suo interno e non in grado di indicare e sostenere partiti e candidati amici, come avveniva in passato”.
Insomma, su cattolici e politica continuano a scorrere fiumi d’inchiostro, ma l’impressione è che non vadano a sfociare da nessuna parte.

Pubblicato il 29 gennaio 2013 - Commenti (0)
28
gen

De Rita e i cattolici "svampati"

Sul Corriere della sera l'entomologo sociale Giuseppe De Rita, fondatore del Censis, certifica la "inaspettata scomparsa" dei cattolici dalla campagna elettorale. "Una dispersione", prosegue De Rita, "che qualcuno in alto ha cercato di evitare con l'endorsement all'attuale premier ma che, dopo lo spazio di un mattino, ha ripreso a produrre i suoi efftti, e tutti gli interessati si sono affannati ad accasarsi nella squadra che contava e/o offriva di più".

Insomma l'appartenenza cattolica è diventata un "elemento del curriculum" e non il riferimento a "un'anima collettiva di proposta politica". Come dare torto al professor de Rita? I cattolici, già ampiamente in difficoltà nel ventennio della Seconda Repubblica, dopo una timida ripresa con le varie Todi 1 e Todi2, si sono come !"squagliati" come neve al sole. "Cattolici svampati, segnò", direbbe il filippino Ariel interpretato da Marco Marzocca.

Pubblicato il 28 gennaio 2013 - Commenti (0)
24
gen

Cattolici in disordine sparso

C’era una volta le Democrazia cristiana e tutto era semplice. Bastava raccomandare di mettere la croce sulla croce, o meglio sullo scudo crociato, e il gioco era fatto. Per terrorizzare debitamente l’elettore riluttante c’erano poi slogan che non andavano tanto per il sottile, tipo “Nel segreto dell’urna Dio ti vede, Stalin no!”, senza contare l’eterno, e sempre efficace, “I comunisti mangiano i bambini”.

Adesso invece, adesso che la Balena bianca s’è da tempo spiaggiata e i cattolici in politica sono in libera uscita permanente, all’Avvenire tocca mettere giù una vera e propria guida, andando a scovare uno per uno tutti i candidati con il pedigree cattolico, coalizione per coalizione. E poi, come se non bastasse la complessità politica, ecco la necessità di indicare anche l’appartenenza a eventuali movimenti (Sant’Egidio, Focolari, Comunione e liberazione, Rinnovamento nello spirito, Agesci, Azione cattolica, Acli, Scienza & vita eccetera), senza contare istituti vari e sindacati. L’elettore cattolico, oggigiorno, dovrebbe andare alle urne con una mappa in mano, come si fa quando si scende nella tentacolare metropolitana di Londra. E senza garanzia alcuna di uscire vivo dal labirinto.

E come la mettiamo con i dubbi di coscienza? Che fare se quel cattolico doc che mi sembra tanto bravo ha scelto di stare in uno schieramento che invece non mi va giù? E, al contrario, come comportarmi se il mio schieramento preferito mette in lista un cattolico che non mi è mai andato giù?

Come criterio di valutazione si potrebbe guardare all’età, ma dove sta scritto che la gioventù è una garanzia? Si sa che la giovinezza, di per sé, è una malattia, ma per fortuna passa presto. Tempo fa, per orientarsi, uno poteva guardare a Todi. La graziosa cittadina umbra sembrava il faro in grado di orientare finalmente la scelta. Se i magi seguivano la stella, ai cattolici bastava rivolgersi verso Todi. E invece, nel breve giro di qualche mese, puf! Todi, per il povero elettore cattolico itinerante, è diventato sinonimo di confusione e fallimento.
Dunque, mappa alla mano, ora si marcia verso le urne in (dis)ordine sparso, e senza nessuna garanzia di raggiungere la meta.
Anche se poi, alla fine, resta un dubbio di fondo: ma questo elettore cattolico esiste davvero?

Pubblicato il 24 gennaio 2013 - Commenti (3)
23
gen

A chi importa dei valori non negoziabili?

Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, ha invitato i cattolici italiani a impegnarsi in politica, convergendo all’occorrenza sui valori cari al Vangelo. Ma siamo sicuri che serva a qualcosa?
I cattolici italiani hanno sempre negoziato i valori non negoziabili. Perché, tanto, in Italia, siamo tutti cattolici, a cominciare dal Parlamento. E’ cattolico Mario Monti ma anche Giulio Tremonti, lo sono Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, Nichi Vendola, ma anche Piero Fassino e Pier Luigi Bersani, Rosy Bindi, Maurizio Gasparri e Carlo Giovanardi. Da Leoluca Orlando a Raffaele Lombardo e Totò Cuffaro, dall’ex pannelliano ed ex verde Rutelli al post-socialista Sacconi, dalla ex radicale Roccella al rottamatore Matteo Renzi, dall’ex musulmano Magdi Allam al superleghista Mario Borghezio, da Paola Binetti a Ignazio Marino, da Rocco Buttiglione a Romano Prodi, todos catolicos! Tutti, ma proprio tutti, cattolici!

E allora se tutti siam cattolici, vuol dire che in politica si può fare quel che si vuole: si possono chiedere leggi per impedire che i clandestini si curino al pronto soccorso come fanno i leghisti con l’assenso del Pdl, si può difendere la legge sull’aborto come usa la maggioranza del Pd. Si può fare a meno di una politica familiare. Si può essere favorevole alle nozze gay e persino all’adozione e all’affido da parte delle coppie gay come vuole il cattolicissimo Vendola, ma anche molti esponenti del Centrosinistra. Oppure si può considerare il lavoratore una merce contro la dottrina sociale della Chiesa, come prevede la riforma del lavoro.

Altro che convergere sui valori non negoziabil! I politici cattolici ci vanno divisi, spesso silenti, irrilevanti alla meta, a volte falsi e ipocriti come tanti pinocchietti.

Pubblicato il 23 gennaio 2013 - Commenti (6)

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