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Così può finire una vita

Qualche tempo fa, mia sorella veniva trasferita in una struttura di lunga degenza nei dintorni di Roma. Una sera, ci chiamarono perché si annunciava il suo tramonto. Ci precipitammo al suo capezzale. Aveva la mascherina d’ossigeno. A un certo punto, fummo invitati ad abbandonare la struttura. Il regolamento non permetteva la nostra permanenza oltre l’orario di visita. Ci fu detto semplicemente: «Forse, ha ancora qualche ora di vita. Quando mancherà, ci penseremo noi a lavarla e comporla, e a portarla nel sotterraneo, ove domani potrete vederla». Invano, ho insistito per restare. Per un’ultima vicinanza o gesto di affetto. Poi, con una lettera, ho manifestato il mio disappunto al responsabile della struttura. Non ho mai avuto una risposta. Mi consta che comportamenti simili non siano isolati in certe strutture. E perfino in qualche ospedale. Invocare i diritti umani per i lontani è facile. Ma qui da noi si muore come cani. Nel falso rispetto delle regole. E tutti a far finta di nulla.

Angelo A. - Roma

Quando il rispetto delle regole contrasta con i più elementari diritti delle persone, c’è qualcosa di irrazionale e assurdo. Difficile da capire. Tanto meno da giustificare. Soprattutto quando si ha a che fare con la sofferenza o con situazioni estreme come la morte. Non c’è ragione che possa annullare sentimenti di umanità e compassione. E privare le persone di quei momenti intimi con chi sta lasciando per sempre la vita. Una burocrazia ottusa è peggio di tanti cattivi comportamenti.

Pubblicato il 11 settembre 2012 - Commenti (4)

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Postato da Kalliopes il 18/09/2012 15:36

L'"orario" delle visite.. Già. E guai a protestare, in ospedale, se tuo padre, a visitare il quale non sei ammesso, resta sporco imbrattato di liquidi e liquami e bisognoso di assistenza - che non gli si presta. O se muore. Da solo. Avrei voluto essere con lui, in quel momento così particolare, a sentire il suo respiro e il suo ultimo battito. Per la nostra fede devo giungere a perdonare. Non ci riesco ancora. Anche perché era un uomo anziano e, per come non è stato aiutato - e anzi le sue condizioni aggravate - un caso di malasanità. Cui si è aggiunto questo. Non ci riesco ancora.

Postato da curiazo il 14/09/2012 21:11

non tutti si chiamano Carlo Maria MARTINI sui cui ultimi istanti di vita sono stati scritti migliaia di articoli,con violazione della riservatezza. E messi in piazza pure dalla nipote avv. Giulia Facchini.

Postato da Argonauta54 il 13/09/2012 23:53

Non ci sarebbe da dire molto sul responsabile della struttura, piuttosto, molto spesso, dimenticano la deontologia umana. Se fossi stato al posto della sorella, non mi sarei mosso da mia sorella, anzi, a costo di chiamare le Forze dell'Ordine per far rispettare questo principio sacrosanto, in quanto chi si trova in coma o in altro genere, si dice che, scientificamente provato, la persona vede e sente in altra dimensione quello che avviene. Mi spiace per il Capo struttura che ha violato uno di questi principi, relegandolo ad altri compiti in quanto indegno di svolgere il compito affidatogli dall' amministratore. Come anche, quando si parla di sotterraneo, sono luoghi indecenti all'incontrario di altri paesi europei che hanno strutture di accoglienza preparati con positività e decoro e nell' accoglienza dei parenti, prima di celebrare i funerali solenni.

Postato da santrev il 13/09/2012 00:42

Accudire e curare gli ammalati era, una volta, una missione. Oggi é semplicemente un lavoro! Ma togliere all'ammalato terminale la possibilitá di essere accompagnato da una persona cara nell'affrontare una buona morte, mi sembra un crimine tra i peggiori. Difronte a questi problemi purtroppo la chiesa non alza la voce, che invece si sente quando si parla di Eluana Englaro. Prendersela semplicemente con la burocrazia ottusa mi sembra solo un modo banale per lavarsene le mani, come Ponzio Pilato. Il fatto grave poi, é constatare come la gerarchia della chiesa sia lontana da queste problematiche, forse nemmeno le conosce, a dimostrazione di quanto é lontana dalla gente e tutta intenta a difendere interessi materiali. Siamo nel 2012 e mai avrei pensato di leggere frasi come "Ma qui da noi si muore come cani. Nel falso rispetto delle regole. E tutti a far finta di nulla". Spero solo che anche accudire e curare le anime rimanga una missione, soprattutto per la gerarchia ecclesiastica .

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Don Antonio Sciortino è il direttore responsabile di Famiglia Cristiana. In questo blog affronterà le tematiche riguardanti la famiglia e le questioni sociali, dalla disoccupazione, all'immigrazione all’impegno dei cristiani.

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