Don Sciortino

di Don Sciortino

Don Antonio Sciortino è il direttore responsabile di Famiglia Cristiana. In questo blog affronterà le tematiche riguardanti la famiglia e le questioni sociali, dalla disoccupazione, all'immigrazione all’impegno dei cristiani.

 
30
apr

Se noi preti fossimo esempio di povertà

Ho letto su Famiglia Cristiana (n. 16/2013) l’intervento di don Mazzi sulla Chiesa povera. Il cardinale Biffi sosteneva l’esatto contrario: la Chiesa deve essere ricca. E portava a dimostrazione la differenza tra il Battista e Gesù: questi era chiamato Signore, non vestiva peli di cammello ed era invitato a cena da personaggi di riguardo. Certo, Gesù non era ricco. Credo che il cardinale volesse mettere l’accento su una questione ancora oggi dibattuta. A mio parere, c’è un equivoco di fondo: lo sfoggio di ori, auto con autista e abiti lussuosi da parte degli alti prelati non è una bella testimonianza, specialmente per chi non crede. Ma parlare di svendere quadri, candelabri, mobili d’epoca... mi sembra fuorviante. Gli oggetti devozionali dei secoli passati non sono responsabili né della crisi né della fame nel mondo, come non lo è il Guercino conservato nella mia parrocchia. Sono stati donati per fini devozionali e devono mantenere la loro funzione, anche se confezionati con ori e pietre preziose. Utilizzarli per altri motivi sarebbe sacrilego. Per aiutare i poveri la Chiesa si liberi piuttosto di certe operazioni finanziarie, o venda beni che non hanno nulla a che vedere con la fede. Allo stesso modo, per ripianare il debito, lo Stato non può mettere all’asta gli oggetti preziosi dei musei per venderli ad americani o cinesi: si farebbe un torto alla nazione e si scatenerebbe la rivoluzione.

Marco

In concomitanza con la Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, avete pubblicato un pezzo di don Mazzi che darà un notevole contributo alla crescita delle vocazioni! C’è da giurare che, grazie a quell’articolo, i seminari saranno presto presi d’assalto da giovani che non vedono l’ora di entrare nella “casta” di coloro che se la spassano fra gli ori delle chiese, gli agi delle case canoniche e tanti altri privilegi. Che si vuole di più dalla vita? Ma don Mazzi dove vive? Ma davvero conosce la vita dei preti? Non sa che quasi tutti i preti fanno da sacrestani, si cucinano da soli, stirano, lavano panni e pavimenti, e se si ammalano è un dramma? Lo sa che significa stare in una parrocchia per quarant’anni, quasi dimenticati, senza andare per salotti televisivi e senza una vacanza di una sola ora al mese? Ho una foto con lui a Cortina d’Ampezzo, dove passeggiava con i Vip (io ero di passaggio con i miei giovani per una gita): quel soggiorno gliel’hanno regalato o l’ha pagato di suo? E i poveri? Vendere, poi, i calici: a chi? Ai rigattieri? In questa crisi, tante famiglie vengono a bussare alle porte delle parrocchie e nessuno se ne torna indietro senza aiuto. E con i magri fondi della Caritas, spesso mettiamo mano al nostro portafoglio, senza far tante storie. E per un prete che invita a rubare, si fa giustizia sommaria di tutti? Ma che Vangelo è questo di don Mazzi, non nuovo a mostrarsi primo della classe e dar pagelle a tutti i confratelli? Anche questa mia lettera è brutta, certo. E non merita di essere ospitata. Ma Famiglia Cristiana non batte ciglio su quella di don Mazzi. E speriamo che mi si dica che non ho capito lo spirito della nota, e che ho interpretato male. E ti pareva? Con ossequi.

Don Gino

Caro don Antonio ti scrivo due righe e se troverai tempo mi risponderai a titolo personale, visto che hai avuto la bontà di pubblicare già due mie e-mail sulla rivista. Mi chiedo: chi siamo noi cristiani? Fino al giorno prima che fosse eletto papa Francesco, sentivo tutti (anch’io tra questi) criticare la gerarchia per il lusso che è in netto contrasto con il Vangelo. Ora, invece, mi tocca sentire critiche per le rinunce che ha fatto papa Francesco. Nella mia famiglia, come in tantissime altre, si è aperto il cuore quando abbiamo sentito parole che aspettavamo da tanto tempo. E che dobbiamo fare nostre per non “tradire” il Vangelo.

Guido B.

Non sono il difensore d’ufficio di don Mazzi e avrei potuto far rispondere direttamente a lui alle contestazioni mosse al suo intervento su Famiglia Cristiana (n. 16/2013) dal titolo “Che bello se tutti noi preti fossimo esempio di povertà”. Ma non vorrei che la polemica si riducesse a una questione personale, di accuse e controaccuse rispetto a stili di vita, comparsate televisive e frequentazioni di Vip, e perdessimo di vista il vero tema del dibattito. Al di là delle provocazioni e dei paradossi, don Mazzi da sempre è sulla stessa onda di papa Francesco che, appena eletto, ha detto: «Ah, come vorrei una Chiesa povera e per i poveri». Possiamo disquisire quanto vogliamo su quale sia il significato della povertà, ma la sobrietà negli stili di vita e la concreta vicinanza ai poveri sono nel cuore del Vangelo. Credo che don Gino sia vicino a don Mazzi più di quanto non immagini. In fondo, al netto dei paradossi, entrambi vogliono una Chiesa povera.

Pubblicato il 30 aprile 2013 - Commenti (16)
07
set

Senza preti e parrocchie si blocca l'Italia

Ho apprezzato molto la risposta che ha dato, la settimana scorsa, alla signora Gaia, una “pecorella smarrita”. È un periodo in cui la Chiesa è attaccata su molti fronti, dall’Ici all’8 per mille. Ma il bene che fa è così invisibile? Eppure, le case d’accoglienza, le mense per i poveri, sono diffuse su tutto il territorio. Nella mia città ce ne sono tre, una gestita dalla Caritas, le altre due da suore. In una ha operato come volontario anche mio marito. Conosco stranieri che grazie alle suore sono riusciti a trovare un lavoro e a integrarsi. La Chiesa fa tanto per chi soffre, per gli emarginati, per gli ultimi. Dà da mangiare agli affamati, eppure si vuole cercare “il pelo nell’uovo”. In questi tempi, si sta impegnando per i profughi che arrivano a Lampedusa. Ma questa notizia non interessa i media nazionali, hanno altro cui pensare. È facile puntare il dito. Più difficile l’impegno personale. Propongo a Gaia di rimboccarsi le maniche, forse si sentirà meno smarrita.

Alma B. - Lodi

La Chiesa non è fatta solo di santi. Ci sono peccati e peccatori.Ma spararle addosso, come avviene periodicamente, prendendo a pretesto false notizie su presunti privilegi, ormai è stucchevole. Se non fosse ancora chiaro, lo ribadiamo: solo i luoghi di culto e le attività destinate ad attività sociali non pagano tasse. E questo vale anche per le altre confessioni che hanno intese con lo Stato. Voler tassare la solidarietà è aberrante. Se per un giorno si fermassero preti e parrocchie, si bloccherebbe l’Italia.

d.A.

Pubblicato il 07 settembre 2011 - Commenti (9)
18
mag

“Tolleranza zero” per i preti pedofili

Leggo sui giornali che il ministro della Giustizia belga ha giudicato irresponsabile il comportamento dell’ex vescovo di Bruges, già al centro dello scandalo pedofilia, che in un’intervista televisiva ha confessato di aver abusato di due suoi nipoti. «Con le sue dichiarazioni in Tv», ha detto il ministro, «l’ex vescovo di Bruges ha superato il limite di ciò che è accettabile». Confesso che quando si viene a conoscenza di situazioni simili, la fede traballa. Non si può essere fieri del comportamento di questi uomini di Chiesa, che dovrebbero essere le nostre guide. So che sto giudicando, ma non posso farne a meno. Questo è un crimine orrendo, in abominio a Dio. Ancor più perché commesso da un uomo che ha consacrato la sua vita al Signore.

Doriano C.

Su questo abominevole delitto deve esserci “tolleranza zero”. A maggior ragione quando sono coinvolti sacerdoti o vescovi, cui le famiglie hanno affidato, con tanta fiducia, l’educazione spirituale dei propri figli. Una condanna inequivocabile. E senza tanti distinguo. «I preti pedofili», ha detto Benedetto XVI nel suo viaggio in Australia (2008), «devono essere portati davanti alla giustizia ». Per i loro misfatti c’è solo da avere profonda «vergogna». Così come, nei confronti delle vittime, va manifestata ampia «condivisione del dolore e della sofferenza». I bambini vanno sempre salvaguardati, garantendo loro ambienti sani e sicuri. I preti pedofili che lacerano il corpo e l’animo dei più piccoli sfregiano anche il volto di Cristo. Sono indegni del loro sacerdozio.

D.A.

Pubblicato il 18 maggio 2011 - Commenti (35)
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