Don Sciortino

di Don Sciortino

Don Antonio Sciortino è il direttore responsabile di Famiglia Cristiana. In questo blog affronterà le tematiche riguardanti la famiglia e le questioni sociali, dalla disoccupazione, all'immigrazione all’impegno dei cristiani.

 
14
mar

L'Italia, l'Europa e gli immigrati

Come può l’Europa condannare l’Italia per violazione del diritto internazionale verso gli immigrati, quando non ci dà l’aiuto necessario per far fronte a questa ondata di stranieri? A noi è chiesto di aprire le porte a tanti poveri disgraziati, ma l’Europa se ne disinteressa. Noi stavamo sprofondando, mentre le altre nazioni chiudevano le frontiere, lasciandoci soli nell’emergenza. C’è ancora umanità? Dove sta l’amore per il prossimo? Siamo tutti bravi, ma solo a condannare. 

                                                                                                                                   Piera

Il fenomeno dell’immigrazione non può essere scaricato sulle spalle di quelli che, per posizione geografica, si trovano a ridosso dei Paesi da cui fuggono tanti disperati. Così è per l’Italia, al centro del Mediterraneo, a poca distanza dalle coste nordafricane. Hai ragione, cara Piera, a richiamare la responsabilità dell’Europa per una politica comune verso gli stranieri. Ma ciò non ci dispensa né ci giustifica se violiamo le leggi internazionali. Certo, ci vuole umanità e amore per il prossimo. Ma dov’erano questi sentimenti quando, in nome delle nostre leggi (votate anche dai parlamentari cattolici), respingevamo in blocco i profughi, rimandandoli nelle prigioni libiche a subire torture o a morire? Il rispetto delle convenzioni internazionali sui rifugiati politici viene ancora prima del coinvolgimento dell’Europa per una politica comune sui flussi migratori.

Pubblicato il 14 marzo 2012 - Commenti (9)
25
gen

Un po' più di umanità anche in chiesa

Le scrivo queste poche righe, dettate dalla rabbia e dallo sconforto nei confronti di un sacerdote. All’inizio di gennaio, il mio povero cognato è morto di infarto, lasciando noi parenti sconvolti nel dolore. Il giorno del funerale, abbiamo chiesto di poter leggere due parole dall’altare, in memoria del nostro caro. La risposta del parroco è stata dura e irremovibile. Per non creare un precedente. «Se volete», ci ha detto, «potete farlo, ma fuori della chiesa, dopo la funzione». Mi chiedo: perché altrove è permesso? Quali criteri si seguono? Perché ci è stato proibito di dare un ultimo saluto all’uomo, al padre, all’amico che non rivedremo più? Finita la cerimonia, il parroco si è defilato velocemente in sacrestia, senza neanche un breve saluto alla vedova e ai figli. Ho sempre meno fiducia negli uomini. Anche quelli di Chiesa. 

                                                                                                                              Rocco C.

L’assenza di umanità in circostanze particolari come la morte di un familiare è davvero scoraggiante. È triste leggere una lettera come questa. Basterebbe davvero poco, un saluto e un po’ di cortesia, per alleviare la sofferenza di chi ha subìto il trauma di una perdita. Quei parenti non avevano chiesto di fare una sceneggiata in chiesa, ma di dare un saluto al proprio caro. Non credo volessero mettersi in mostra o esibirsi. Visto come sono andate le cose, immagino che anche la celebrazione sia stata del tutto anonima, senza calore e partecipazione. Peccato, così viene meno il conforto spirituale della fede e della liturgia. Se in chiesa burocratizziamo anche la morte, forse è perché abbiamo cristallizzato il Vangelo.

Pubblicato il 25 gennaio 2012 - Commenti (18)
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