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La democrazia, un valore per i credenti?

Al di là del giudizio morale su chi ci governa o sui comportamenti che sono lontani dall'etica cristiana, c'è una domanda di fondo che vorrei mi fosse chiarita. E' opinione di tanti studiosi e politologi, in Italia e all'estero, che nel nostro Paese si sta affermando un altro mondo di concepire lo Stato. Che sempre meno coincide con quell'idea di democrazia finora condivisa. Si parla di populismo, anche se io preferisco, sinceramente, parlare di concetto "padronale" dello Stato, consdierato come se fosse un'azienda.
     Non basta appellarsi al voto popolare per stravolgere regole e ruoli che, finnora, hanno definoto il vivere democratico. Un organo legislativo, di fatto, è stato esautorato. C'è un conflitto permanente con la magistratura e gli altri organi costituzionali. Come il tentativo di sottrarsi al giudizio dell'organo giudiziario. Insomma, un'invasione a tutto campo. Assieme a un attacco alla libertà di stampa.
     Quel che le chiedo è se per un cattolico, in un corretto rapporto tra fede e vita, sia indifferente qualsiasi contesto istituzionale e qualsiasi forma di esercitare il potere. La democrazia è ancora un valore per i credenti? Certo, nei secoli la fede si è inculturata in forme diverse. Ma, dal Vaticano II in poi, mi pareva che in quella fiduciosa apertura al mondo e alla modernità, in dialogo con tutti gli uomini di buona volontà, ci fosse anche una scelta di promozione della democrazia. Come forma di governo che promuove la libertà (anche quella religiosa) e la giustizia, in vista del bene comune e di un'etica condivisa. Mi sbaglio?
     Anche dalla Settimana sociale dei cattolici, nella commissione sui temi istituzionali, è emersa la stessa preoccupazione. Che si è concretizzata con la richiesta di riformare la legge elettorale per ridare ai cittadini il diritto di scegliersi i propri rappresentanti in Parlamento. Il cattolico che scende in politica deve fare scelte chiare.

Francesca

Dal Vangelo non scaturisce nessuna forma di governo della società. Da esso, però, derivano incancellabili valori sociali (dignità della persona, uguaglianza di tutti gli esseri umani, fraternità) che sono un metro di giudizio delle differenti forme di esercizio del potere. Il messaggio cristiano non è indifferente o neutrale rispetto a qualsiasi organizzazione della società nel corso della storia.
     LA dottrina sociale della Chiesa, soprattutto a partire dal Concilio Vaticano II, sostiene e apprezza la democrazia, perché permette al cittadino (credente e non) di partecipare al potere politico. La cui unica legittimazione è il servizio alla comunità.
    
La situazione in Italia, oggi, segna una profonda crisi democratica. Con l'evidente crisi delle istituzioni pubbliche. A ogni livello: legislativo, esecutivo e giudiziario. E' preoccupante, in particolare, l'uso arbitrario del potere di fare le leggi. Gli esempi sono fin troppi. Non a caso alcune leggi sono state denominate "ad personam". Cioè, a beneficio di qualcuno o di gruppi e categorie di persone.
     Ma, prima ancora che sulle singole leggi, oggi c'è una seria questione di anormalità o caduta democratica. Il consenso elettiorale, una volta ottenuto, si tende a trasformarlo in un potere insindacabile e indipendente da ogni verifica e critica di terzi. L'appello al voto popolare ignora che i cittadini non hanno dato una delega in bianco. E che la Costituzione prevede limiti e controlli nel modo di esercitare il potere.
    Per uscirne occorre una conversione etica. Comprendere, cioè, che la forma di governo è per se stessa una questione morale non secondaria. La fede, per troppo tempo, è stata legata prevalentemente al culto, al privato e allo spirituale. In controcorrente, il Vaticano II ha denunciato questa riduzione al privato, al margine delle problematiche sociali. E ha insegnato che, proprio in nome della fede, il sociale e il politico sono oggetto di responsabilità. Dottrina che non ha ancora raggiunto, adeguatamente, le coscienze dei credenti.
     Infatti, la dottrina sociale della Chiesa non ha ancora trovato il posto che si merita nella formazione cristiana. Buona parte dei cattolici impegnati in politica, di fatto ma anche in teoria, continua a ignorarla. Di conseguenza, non vedono la contraddizione tra il dirsi credenti e il prendere provvedimenti che contrastano i princìpi evangelici.
     Le comunità cristiane (parrocchie e diocesi) non possono ignorare il contenuto dei documenti sociali del Magistero, che pure a loro sono destinati. Quando si trattano temi come immigrazione, lavoro, ambiente, pace e guerra, non possono né devono sentirsi a disagio, quasi occupassero uno spazio che non compete a loro, ma ad altri. Il pluralismo di analisi, di opzioni o di schieramento, è più che legittimo. Ma non equivale a qualunquismo. Così come non tutte le posizioni sono uguali.
     La chiesa, come istituzione, non può identificarsi in nessuna politica partitica o di schieramento. Ma, in base ai valori del Vangelo attualizzati dalla dottrina sociale, deve raggiungere un'unità fondamentale di pensiero e impegno sui grandi problemi della società e della storia. La rimozione dei problemi sociali (e, tra questi, la costruzione di una democrazia reale) tradisce l'impegno della fede nella società. E lascia credere che sia indifferente qualsiasi forma di governo.

D.A.

Pubblicato il 02 luglio 2011 - Commenti (8)

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Postato da panormita il 13/07/2011 18:27

Collaboro con il Forum delle Ass Familiari dai tempi del Family Day . Come è noto l'obiettivo principale del Forum è quello di unire sotto una unica bandiera gli sforzi di tutte le Assni sensibili ai valori familiari . Ed ovviamente la prima aggregazione da fare è tra le Assni di ispirazione cattolica siano esse partiti politici , movimenti o altro . Infine il Forum cerca di rispondere per il campo familiare all'invito all'unità fatto dalla Chiesa ai cattolici italiani per la difesa dei valori non negoziabili tra i quali appunto figura la famiglia .Ora tale unione non può che essere limitata ai valori etici . Tentare di ricostituire un partito politico su base etica , una nuova DC come pare si stia tentando di fare da alti vertici vaticani , è una contraddizione in termini , sottrae inevitabilmente forze ad un Fronte etico che si potrebbe giovare dell'apporto di diverse provenienze politiche e costituisce una negazione evidente del principio di laicità . Credo infine che i cattolici come tali siano tenuti ad essere uniti solo sui valori non negoziabili della vita della libertà religiosa e di educazione , della famiglia . Per le scelte politiche e i regimi di governo della cosa pubblica più o meno democratici , non mi pare che la Chiesa dia indicazioni . In definitiva credo che i preti dovrebbero astenersi dal fare politica per dedicarsi piuttosto a parlarci di quello che ci attende dopo questa vita .

Postato da aldo abenavoli il 06/07/2011 09:43

L’articolo di Don Sciortino pone alcune questioni di grande interesse che cercherò di riassumere. In dettaglio occorre capire 1) se la religione cattolica deve sposare incondizionatamente il sistema democratico ovvero restare fuori del dibattito;2) quali sono le relazioni fra democrazia e dottrina sociale della Chiesa ed infine, 3) il rapporto tra questi due principi e quello di laicità. La dottrina sociale della Chiesa è nata alla fine dell’800 anche con l’obiettivo di dare una risposta agli eccessi del liberismo e del marxismo. Lungimirante fu allora il messaggio della Rerum Novarum di Leone XIII che in sostanza può essere così sintetizzato: “ Cari imprenditori e cari lavoratori, invece di combattervi collaborate in modo che lo sviluppo economico garantito dalla libertà di impresa sia di vantaggio per tutti e possa realizzarsi nel rispetto dei diritti fondamentali della persona “. Devono essere considerate La RN e le encicliche che seguirono l’embrione di una nuova teoria politica? Direi di no perché la dottrina sociale della Chiesa non è la ideologia della “terza via” ma null’altro che la traduzione nel segno dei tempi del messaggio evangelico che, tra l’altro, invita a far fruttificare i talenti e a pagare al prestatore d’opera il risultato del suo lavoro. Come si concilia la dottrina sociale con il valore della democrazia? Premesso che la democrazia non è il governo della maggioranza ma la espressione dello stato di diritto caratterizzato da un rapporto equilibrato tra i singoli poteri, è evidente che in un regime dittatoriale dove comanda uno solo non sarebbe possibile tutelare i diritti fondamentali e la dignità della persona. Di qui la pregiudiziale democratica che non è dunque indebita ingerenza ma adesione della Chiesa ai valori universali che sono alla base dello stato di diritto, l’unico dove impresa e lavoro possono collaborare per il bene comune. Detto questo, una volta proclamata la democrazia come valore non negoziabile, a mio parere la Chiesa deve lasciare ai laici la responsabilità delle scelte e delle opzioni per conseguire questi obiettivi, tenendo presente la separazione dei ruoli tra lo Stato il cui compito è di assicurare la libertà individuale nel rispetto di quella altrui, e la Chiesa chiamata a proclamare e soprattutto testimoniare il vangelo a chiunque lo voglia accogliere in piena libertà. Se dunque la Chiesa Corpo di Cristo che sia di stimolo e di esempio può essere ascoltata anche sulle questioni temporali, la Chiesa gerarchica che da l’impressione di dettare l’agenda della politica rischia di suscitare indifferenza, sentimento che poi tende a degenerare in ostilità se non addirittura in odio.

Postato da Franco Salis il 06/07/2011 08:23

Continuerò ad essere antipatico “a Dio e ai nemici sui”,ma alcune precisazioni vanno fatte. Sempre lo stesso maestro di terza elementare,oltre ad avermi insegnato che “la mia libertà finisce là dove comincia quella degli altri, mi anche detto che cosa si intende per democrazia. Per farlo ha raccontato una breve storiella o meglio aneddoto: Tre amici escono in barca col mare calmo,ad un certo punto il mare comincia ad agitarsi e ci si accorge che la barca non può reggere il trasporto di tutti e tre. Allora due si mettono d’accordo di buttare a mare il terzo:due su tre è maggioranza,quindi democrazia. No, osservava il mio maestro, perché la maggioranza non basta per la realizzazione della democrazia. E’necessario che vi sia pure il rispetto della minoranza e dei valori portanti della società. Questi valori,fra gli altri, sono: il rispetto della persona, per cui non si demonizza l’avversario e non si tende a passare per vittima; l’uguaglianza, per cui neppure ci si prova a cambiare le leggi per renderle adatte alle proprie esigenze; perseguimento del bene comune, e non personale: la politica è un servizio e non un potere. Buona giornata Ma a questo punto debbo ricordare quando la Chiesa ha riconosciuto il valore della democrazia (questo non me lo ha spiegato il maestro),esattamente dobbiamo attendere nel messaggio natalizio 1944 (vedi internet Democrazia e Chiesa di Piana Giannino) io in verità ero fermo al 1° gennaio del 1945,ma si tratta solo di una settimana. Mi pare che si possa affermare che il riconoscimento sia avvenuto troppo tardi. Il tempo ha una forte connotazione valoriale,per cui la Chiesa si è guadagnata il titolo di retrograda. Cioè per difendere alcuni valori,spesso la Chiesa ne soffoca altri che di fatto, se ben intesi, li racchiudono. Oggi mi sembra che la Chiesa sia invece avanti, per esempio, per quanto riguarda i temi della bioetica,(anche se i sinistri dicono il contrario).Ma la comprensione da parte anche dei credenti tarda,a causa, a mio avviso, per i ritardi precedenti. Allora gli esponenti della Gerarchia ci vadano più cauti nel giudicare talune persone che se non hanno recepito il significato di alcuni valori,la causa è da cercare nella lentezza della Chiesa.

Postato da Nicola Cassone il 05/07/2011 20:08

La dottrina sociale della chiesa deve essere letta da tutti coloro che tra di noi cristiani hanno il piacere di interessarsi di politica. Ancora di più deve essere letta da coloro tra i cristiani che non amano la politica e la reputano uno strumento di sopraffazione, che porta a fare affari o come qualcosa di sporco e lontano da noi. Uomini come De Gasperi o Moro non la pensavano così e la Fede senza le opere é cosa morta. Mettersi all'opera in politica per i cristiani é quello che dobbiamo fare come servizio.

Postato da santrev il 04/07/2011 22:21

Ma quando esponenti politici di Comunione e Liberazione, presenti nel PDL, come l'on. Lupi dicono al cronista del TG1 delle 20, che Berlusconi é la sua guida e il suo faro, che cosa voleva mai dire? Parlava della vita politica? No, la domanda che aveva preceduto quella risposta chiedeva cosa ne pensasse lui della vita dissoluta del premier! Bisogna parlarci chiaro: ma che razza di cattolico é mai questo onorevole? Quali sono le vere cause per cui Comunione e Liberazione non si sia sentita in dovere di replicare ad una simile risposta? Forse che il giro d'affari gestito da Comunione e Liberazione attraverso la Compagnia delle Opere, un business ricordo che vale 70 miliardi di euro, conta molto di piú? Io credo proprio di si! In questi casi, chi nella chiesa vigila sul cittadino credente impegnato in politica, soprattutto se nominato quale esponente di una realtá cattolica importante? Quando dico vigila, mi riferisco ai valori di moralitá e di onestá. Se peró il suo comportamento sta a difesa di altri interessi, magari economici, allora mi chiedo ma che differenza c'é tra questo signore e un politico sorretto dalla mafia? Oggi, abbiamo scoperto che Tremonti, nella manovra, ha inserito una norma che eviterebbe al premier di pagare l'indennizzo alla CIR, nel caso venisse tra qualche mese condannato! In questo caso il rappresentante cattolico in seno al partito di governo come si dovrebbe comportare? Io personalmente non avrei dubbi! Ma qualcuno qui pensa che la chiesa debba pensare ad altro che alla mera politica. In fondo la manovra governativa é di solo 46 Miliardi, in fondo tolgono solo ai pensionati, che male c'é? Non é mica un problema della chiesa! E' un problema politico!

Postato da folgore il 03/07/2011 13:55

@giorgio traverso. Scomunicare i cattolici del centrodestra? I casi sono due: o vi piace vincere facile o pensate un "la Chiesa siamo noi". Ma dai, guarda che la Chiesa non s'è iscritta ai "cattolici adulti". Pensavo che la Chiesa dovesse pensare ad altro che alla mera politica, ma forse mi sbagliavo.

Postato da Andrea Annibale il 03/07/2011 00:34

Gentilissimo don Antonio Sciortino, mi domando cosa ci sia dietro l’angolo della Storia, in altri termini, quali cambiamenti storici ci attendano. Il problema mi pare proprio quello di chi governerà i prossimi cambiamenti storici. La dottrina sociale della Chiesa cerca di fissare dei paletti sempre validi alla luce dei valori evangelici. Di fatto, alcuni cambiamenti epocali come Rivoluzione Francese e successivo periodo napoleonico, nazismo e comunismo reale ateo e materialista sono stati connotati da valenze anticlericali se non apertamente anticristiane. Che cosa è mancato al cristiani perché fossero loro a governare il cambiamento? Forse una visione troppo statica della politica, la tentazione di allearsi con i poteri forti per ottenerne in cambio la difesa dei valori non negoziabili. Personalmente, penso che la difesa di questi valori rischi di diventare una pericolosa ossessione. Bisogna aprirsi al dialogo con i non credenti e con i protestanti per guardare a tutti gli uomini di buona volontà per costruire assieme una società degna dei valori evangelici. Si deve in altri termini passare dal partito dei cattolici al partito degli uomini che Dio ama. Recentemente il Papa ha ribadito che la Chiesa non è un’agenzia umanitaria, politica o sociale ma è il popolo di Dio, che guarda Dio, che prega Dio. E’ dall’incontro dell’uomo con la volontà divina che sgorgano le più grandi meraviglie della Storia, come ho già scritto. Non bisogna mai stancarsi di predicare la giustizia di Dio come l’orizzonte supremo di eguaglianza tra gli uomini, come ricorda la parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro. Visione sociale e visione trascendente sono complementari e non vanno contrapposte. La società perfetta sulla Terra non verrà mai instaurata sino al ritorno di Cristo. Fino a quel momento, ci è dato scegliere il meno peggio che la Storia offre, spesso la padella anziché la brace, anche se non si può mai smettere di puntare al meglio per noi e per i nostri figli. Infine, vorrei concludere dicendo che vi sono vari concetti di democrazia, da quella calvinista-liberista statunitense a quella socialista cinese. La Chiesa non può attendere che le società diventino perfette per inculturarsi e predicare ovunque il Vangelo che è il compito principale che per cui Gesù stesso l’ha edificata.

Postato da giorgio traverso il 02/07/2011 18:56

é apprezzabile,la sua risposta a Francesca,però vorrei sentire ,anche le opinioni dei Cardinali Bertone e Bagnasco.Non credo che coincidono con le sue.L'ultima l'avrà sentita:voglio fare come Don Giussani,creare un grande partito popolare.Siamo arrivati al limite di quello che è il comune buon senso.Una volta,a torto,i comunisti venivano scomunicati,la chiesa dovrebbe farlo con i cattolici del centrodestra,invece vengono esaltati.
giorgio traverso

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Don Antonio Sciortino è il direttore responsabile di Famiglia Cristiana. In questo blog affronterà le tematiche riguardanti la famiglia e le questioni sociali, dalla disoccupazione, all'immigrazione all’impegno dei cristiani.

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