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Quote rosa o politiche family friendly?

Quote rosa sì o no? Da tempo si discute sull'introduzione delle quote rosa nei board di amministrazione, grazie anche al recente iter parlamentare della legge discussa e approvata alla Camera e al Senato in primavera, che introduce una quota obbligatoria (25%) di donne nei consigli di amministrazione a partire da quelli rinnovati nel 2012.


Anche l'Economist si è interrogato sull'efficacia dell'introduzione per legge delle quote rosa, partendo dalla constatazione che le donne costituiscono ormai la metà della forza lavoro statunitense, ma il 15% delle presenze ai posti di comando (e tale percentuale scende al 10% in Europa). In un interessante articolo dal titolo piuttosto esplicito (The Wrong way to promote Women, ossia Il modo sbagliato di promuovere la presenza femminile) il giornale prende in considerazione le cause (ormai da tempo note e dibattute) che impediscono la presenza ai vertici delle donne (e, potremmo dire per l'Italia, la presenza delle donne in posti di dirigenza tout court).

Non solo tuttavia uomini che promuovono solo uomini, ma anche il fatto che le carriere di top management sono sempre più carriere globali, che richiedono spostamenti continui e sempre più difficilmente conciliabili con il ruolo familiare. 

(Cosa che, peraltro, suona vera anche per gli uomini - ma su questo non sembra esserci ancora un pensiero "aperto").

L'Economist si chiede allora se, invece di introdurre quote rosa che possono risultare rischiose anche per il benessere e la salute dell'azienda (la promozione "obbligatoria" di donne impreparate non è certo un bene per l'azienda) non sia il caso di promuovere politiche di conciliazione famiglia-lavoro realmente efficaci, utilizzando al massimo potenziale gli strumenti di comunicazione che in questi ultimi anni si sono andati affermando: "I manager incontrano quotidianamente tutto il loro staff? La tecnologia rende il telelavoro molto più semplice (e facilita la possibilità di fare networking al di là dei classici luoghi di incontro tra uomini, il bar e il campo da golf). Le aziende più sagge tenteranno di rimuovere le barriere che impediscono alle donne di crescere, anche se la proporzione delle donne nelle posizioni di top management potrebbe rimanere inferiore a quanto desiderato dai Governi, in parte anche perché i pregiuidizi nei confronti delle donne hanno radici ben più profonde. Ma le aziende che affronteranno la questione nel modo più innovativo vinceranno la sfida dei talenti, e ne guadagneranno il premio." 

Questa ultima frase mi sembra davvero efficace: sta forse iniziando a entrare nella coscienza collettiva delle aziende che le politiche di conciliazione famiglia-lavoro non sono solo un costo, ma un investimento per attrarre talenti? Quanto tempo ci impiegherà, questa convinzione, per attraversare l'Atlantico?

L'articolo integrale sull'Economist: qui

Immagine: Keystream

Pubblicato il 05 settembre 2011 - Commenti (0)

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Famiglia e Lavoro

Lorenza Rebuzzini

Laureata in filosofia, mamma di due bambini, per me la conciliazione famiglia-lavoro è pratica quotidiana e oggetto di riflessione da quando, nel 2005, inizia la mia collaborazione con il Cisf per il Nono Rapporto Cisf su Famiglia e Lavoro. Qui riprendo le fila del discorso...

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