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ott

Amare la Chiesa e criticarla

Mi capita di leggere spesso su Famiglia Cristiana lettere critiche nei confronti della Chiesa. Talvolta, sono così superficiali da farmi sorgere il dubbio che possano averle scritte dei cattolici praticanti. Le cito quel lettore che critica perfino i ricchi paramenti liturgici. Come se i celebranti li usassero per vanità. La citazione della “Chiesa del grembiule” la trovo fuori luogo. Si può servire il prossimo anche indossando dei paramenti che esprimono decoro e bellezza. Nelle feste di ingresso di parroci e vescovi è auspicabile una maggiore sobrietà. Ma sarebbe dannoso ripetere gli errori del dopo concilio Vaticano II. Quando nel nome dell’essenzialità si liquidarono feste patronali e tradizioni religiose popolari. In cambio di “feste” goderecce senza alcun richiamo religioso. Da lei mi sarei aspettato un commento più articolato.

Simone

L’amore per la Chiesa, quando è sincero, non è esente da critiche. È quella “correzione fraterna”, cui ci chiama il Vangelo. Giorni fa, commemorando a Spello fratel Carlo Carretto, un profeta dei nostri tempi, che ha vissuto il Vangelo nella sua essenzialità, mi ha molto colpito un suo testo. Duro e sincero. Lo affido alla tua riflessione, caro Simone, e a quella dei lettori: «Quanto sei contestabile o Chiesa, eppure quanto ti amo. Quanto mi hai fatto soffrire, eppure quanto a te devo. Vorrei vederti distrutta, eppure ho bisogno della tua presenza. Mi hai dato tanti scandali, eppure mi hai fatto capire la santità. Nulla ho visto nel mondo di più oscurantista, più compromesso, più falso, e nulla ho toccato di più duro, di più generoso, di più bello. Quante volte ho avuto la voglia di sbatterti in faccia la porta della mia anima, e quante volte ho pregato di morire tra le tue braccia sicure».

Pubblicato il 25 ottobre 2012 - Commenti (6)

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Postato da masperi.umberto@yahoo.it il 26/10/2012 14:59

Carlo Carretto, che visse la vera povertà e semplicità evangelica, scriveva: “Mi hai dato tanti scandali, eppure mi hai fatto capire la santità”, ma un testo ancor più duro e sincero lo … scrisse Matteo (18,7) :” Necesse est enim ut veniant scandala; VERUMTAMEN VAE HOMINI, per quem scandalum venit”. Al sig.Simone osservo che in fatto di superficialità ne dà bella dimostrazione , se riflette bene. Si rilegga :” Mario R. 21 agosto : “Mi disturbano anche i cerimoniali, gli addobbi, gli sfarzi, i riti solenni che la Chiesa usa praticare. Li vedo stridere con l’essenzialità evangelica. Mi fanno sentire spettatore di eventi scollegati con la realtà quotidiana. Preferirei riti e abiti semplici, sobri, se non poveri”. Poi potrà continuare col mio … “Di stili di vita poco sobri ne abbiamo dappertutto … ecc ecc.”. Infine si chieda ( non più superficialità ma … coerenza logica) il perché del suo (ahi !!!) … :"Nelle feste di ingresso di parroci e vescovi è auspicabile una maggiore sobrietà”, tenendosi per sé quel … “chiesa del grembiule”, dopo aver letto Pascal, pens. 235. Io,ricordo, un giorno (convinto di non offendere) scrissi che mi dava fastidio certo abbigliamento faraonico di papa Benedetto XVI ( ma intanto mi sono più volte impegnato a leggere i suoi scritti). Ibidem,11,8: “Sed quid existis videre? Hominem mollibus vestitum? Ecce, qui mollibus vestiuntur, in DOMIBUS REGUM sunt.” *** Il grande Paolo VI rinunciò alla tiara (triregno): venne messa in vendita e acquistata dal cardinale Francis Joseph Spellman, arcivescovo di New York, utilizzandone il ricavato per le missioni africane. (Paolo VI , che mi sconvolse,quando lessi che portava il cilicio ... ).

Postato da LucianoT il 26/10/2012 11:21

Amo la Chiesa e ringrazio Dio di farne parte! Questo non significa che non ne veda la fallibilità e le povertà che spesso sono al suo interno. Talvolta é grande la tentazione di criticare chi, nella Comunità ecclesiale, non brilla per coerenza o sembra, con i propri atteggiamenti, misconoscere se non addirittura dimenticare l'essenza del Vangelo: certo, non sono infrequenti fatti eclatanti ed assolutamente condannabili, che non hanno mai scusanti. Poi, mi ritrovo spesso a riflettere che nessuno (o quasi) sta con il dito puntato verso di me a causa delle mie cristiane incoerenze quotidiane; eppure anche io sono parte della Chiesa, suo membro integrante, così come una suora, un presbitero o il papa stesso. Troppo comodo accusare la gerarchia di incoerenza e tradimento del Messaggio evangelico, adducendo la scusa che "loro devono dare l'esempio".... perchè, noi non siamo chiamati a fare lo stesso? Se alla fine di ogni giornata, quando siamo passati sulla scena del mondo, il mondo non si é accorto che é passato un cristiano ma semplicemente un uomo o una donna, forse c'è qualcosa che non funziona. Credo sia il caso di iniziare ad avere comprensione (ma, attenzione!, senza giustificare atti delittuosi ed altamente censurabili) per tutti, all'interno della Chiesa; non si può negare agli altri quella comprensione che ognuno di noi pretende per se stesso.... o no?

Postato da Andrea Annibale il 25/10/2012 16:59

Una bella sequenza di parole quella di fratel Carretto. Cerco di commentare secondo la mia personale sensibilità unendomi ai commenti molto belli che ho già letto e sperando di aggiungere qualcosa di nuovo. La Chiesa è un luogo in cui ci si confronta, ognuno con la sua personalità e le sue opinioni. In secondo luogo, è un luogo in cui ci si rispetta. In terzo, luogo, sempre per come la vedo io, la Chiesa è un luogo che è occasione somma per essere riconoscenti. A volte siamo tentati dal non riconoscere quello che la Chiesa ci dà e ci ha dato e non essere disponibili ad una restituzione a favore di Cristo che è il capo della Chiesa. Perciò, mi piace molto la frase di fratel Carlo Carretto “Quanto mi hai fatto soffrire, eppure quanto a te devo”. Per un credente cattolico, ciò che la Chiesa ha dato alla Storia e personalmente a ciascuno di noi è incommensurabilmente più alto e grande di quanto la Chiesa possa aver sbagliato. Su questo discrimine, si vede chi ama la Chiesa e chi la odia. Criticare o non criticare non fa molto differenza. Anche il diavolo critica la Chiesa, ma non riceve nulla da essa e nulla deve restituire. Cosa possiamo restituire concretamente a Cristo per offrirsi nella santa Eucarestia? Qui sovviene l’immaginazione di ciascuno per cui ci rendiamo conto che dobbiamo qualcosa a Cristo e alla Sua Chiesa. Gli uomini possono sbagliare, ma la Chiesa rimane sempre santa. Ciascuno, con i suoi carismi e i suoi talenti restituisca ciò che la sua immaginazione gli suggerisce. Chi ha conosciuto i doni di Dio, poi, che intercede con gemiti inesprimibili, come ricorda la Bibbia, non può che restituire tutto ciò che è e tutto ciò che ha perché la santità della Chiesa rifulga davanti a tutti gli uomini. Facebook: AAnnibaleChiodi; Twitter: @AAnnibale.

Postato da DOR1955 il 25/10/2012 15:29

La disamina fatta da fratel Carlo Carretto, che approvo e condivido al 100% dimostra, anche alla luce del "perdono" chiesto esplicitamente dal Beato Giovanni Paolo II° e in maniera minore anche l'ammissione di "errori" fatta da papa Benedetto XVI°, che la chiesa, almeno questa chiesa fatta di uomini, non è "infallibile". E pertanto criticabile e da correggere; con il contributo di tutti i Cristiani. La Chiesa, quella di Dio, è invece infallibile, ma non è di questo mondo.

Postato da luciocroce il 25/10/2012 12:30

Il pensiero di molti cattolici - sicuramente in buona fede e, quindi, comunque da rispettare - è che criticare la Chiesa significhi "stare dall'altra parte". Ma se la storia della Chiesa Istituzione è, inevitabilmente, fatta anche di di errori - riconosciuti recentemente anche da un Papa certo non sospettabile di simpatie progressiste come Giovanni Paolo II (ricordiamoci la sua richiesta di perdono: "mai più!") - riflettere sugli stessi, anche se purtroppo solo a posteriori, perchè non abbiano a ripetersi, significa forse non amare la Chiesa? Un solo esempio, anche se usurato per le innumerevoli volte che è stato citato: se qualcuno, all'epoca, fosse riuscito ad evitare che la Chiesa prendesse quella terribile cantonata che invece prese su Galileo (ma quanti, innumerevoli casi, più o meno analoghi, ci sono stati in duemila anni...), avrebbe fatto "gli interessi" della Chiesa o dei "nemici" della Chiesa? La Chiesa, anche per noi credenti, rimane uno "strumento", il nostro vero fine deve essere il Signore: è per Lui che dobbiamo spenderci; e se capita di criticare lo "strumento" - a volte a ragione, altre volte a torto - in genere è per il timore che la luce del Vangelo possa risultare appannata da comportamenti che spesso sembrano quanto meno discutibili, come può essere appunto il caso dell' uso di paramenti liturgici inutilmente sfarzosi; la "Chiesa del grembiule" , verosimilmente, è molto più in linea con la vita e l'insegnamento di nostro Signore. Cordiali saluti lucio

Postato da Andrea Zilio il 25/10/2012 12:28

Grazie, Carlo Carretto. Ne avevo bisogno. Anch'io soffro di tumulti nei confronti della Chiesa. A volte mi azzardo al largo, in mare aperto, con la critica. Ma con una forte gomena, di fiducia, ancorata al porto. Non mi azzardo oltre i limiti delle mie piccole possibilità di comprensione. Ringrazio Dio di aiutarmi a tornare a riva, più sgombro, disposto a guardare di più anche me stesso. Con uguale severità. Di tornare salvo e saldo. Insieme. Ma pronto a battermi di nuovo. E' anche questo, credo, un modo di verificare, rinnovare continuamente la propria fede. Almeno lo spero.

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Don Antonio Sciortino è il direttore responsabile di Famiglia Cristiana. In questo blog affronterà le tematiche riguardanti la famiglia e le questioni sociali, dalla disoccupazione, all'immigrazione all’impegno dei cristiani.

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