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Famiglia, mercato e riposo

Non capisco davvero tutta questa agitazione attorno al lavoro domenicale e festivo. Non dico che sia giusto o sbagliato discuterne, ma teniamo conto che ci sono migliaia di persone che lavorano la domenica. Mio padre era guardia giurata e lavorava sempre: giorni feriali e festivi. Compresi Natale, Pasqua, Ferragosto e Capodanno. La stessa cosa vale anche per mia moglie, operatrice sociosanitaria in una comunità di accoglienza per disabili. E mi permetta di dirlo: per una miseria di stipendio. Per loro e le loro famiglie, ma anche per tutti quelli che sono nella stessa condizione, non ho mai assistito a nessuna protesta. Anzi, c’è stato sempre il silenzio da parte di tutti.

Mauro - Treviso

L’agitazione a difesa della domenica e del diritto al riposo tiene conto di situazioni simili a quelle di tuo papà e tua moglie. Dà voce alle loro esigenze vitali, perché recuperino quegli spazi indispensabili da dedicare alla famiglia, di cui sono stati privati finora. Non ci stancheremo di ribadire quanto sia deleterio sacrificare la festa all’economia. Non c’è alcun vantaggio, neppure economico. Si abbassa solo il livello della qualità della vita, sacrificando le cose più care che abbiamo, come gli affetti familiari, a leggi di mercato poco lungimiranti. Per i cristiani, poi, la domenica è il giorno del Signore. E come ricordava lo slogan del congresso eucaristico di Bari: “Non possiamo vivere senza la domenica”. Non siamo nati per vivere da bruti, ma per elevarci nello spirito.

Pubblicato il 17 dicembre 2012 - Commenti (6)

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Postato da aldo abenavoli il 20/12/2012 09:19

Ha ragione Don Sciortino quando afferma che non bisogna sacrificare la Domenica alla economia. Infatti la Domenica e le altre festività religiose o civili possono essere sacrificate (e previa apposita turnazione) solo per ragioni connesse alla sicurezza o alla salute e non certo per stimolare la domanda di beni di consumo, la maggior parte inutili o superflui come quelli venduti nei centri commerciali. E’ tuttavia inutile lamentare un problema senza interrogarsi sulle cause e le origini, le quali vanno ricercate nel meccanismo perverso del liberismo economico che considera il profitto come il fine e non come il mezzo. Meccanismo perverso che nel nostro paese trova il suo autentico interprete nel Presidente del Consiglio tuttora in carica, autentico interprete della religione del mercato e molto più pericoloso del suo predecessore in quanto persona per bene e credibile. Vorrei ricordare che la dottrina sociale della Chiesa considera perniciose sia la dottrina marxista che quella liberale, anche se solo la prima in quanto atea è stata oggetto di pesanti censure (scomunica) mentre sulla seconda, peggiore in quanto pagana, si è sempre preferito stendere un velo pietoso. Fino a quando la Chiesa non prenderà il toro per le corna, e cioè non assumerà una posizione netta e chiara contro la filosofia del mercato e della finanza, autentico strumento di miseria morte e terrore, allora le geremiadi contro una delle sue manifestazioni più evidenti, quale quella del lavoro nelle festività, continueranno ad essere esercizio inutile e ipocrita. unlaicoallaricercadellaverita.myblog.it

Postato da fantapolitik10 il 20/12/2012 00:06

Bisogna essere fuori dal mondo per dichiarare quello che dichiara don Sciortino.Provi a pensare alle produzioni che hanno un ciclo continuo 24 ore su 24.Un esempio per tutti:la produzione di energia elettriche si può interrompere la domenica?Si se la domenica ritorniamo all'età della pietra.

Postato da Pier Vincenzo il 18/12/2012 18:55

L'apertura domenicale dei negozi e dei supermercati non porta alcun vero vantaggio economico, perché i soldi (pochi) sono sempre quelli, possono essere spesi in sei giorni, come avvviene in Francia ed in Germania, Paesi nei quali l'apertura domenicale è un'eccezione. Il danno per le famiglie, soprattutto per quelle con figli, è invece gravissimo, perché si impedisce ai bambini di stare almeno un giorno con i propri genitori. E' chiaro che il lavoro domenicale o festivo per alcune categorie è sempre esistito, ma non credo che quello necessario (tutela dell'ordine, conducente, ecc.) debba essere un motivo o un pretesto per obbligare il resto della popolazione a lavorare comunque o a fare della visita ai supermercati un nuovo rito laico... A tal proposito, aggiungo che il problema, ovviamente, non è di natura religiosa: la domenica può essere "spesa" all'aria aperta o nelle case, purché insieme ai propri figli, senza pensare al "dio" denaro. Concludo dicendo che non mi è piaciuta per niente, a pochi giorni dal suo insediamento, assistere all'immagine domenicale del Presidente del consiglio che si recava a Messa (anche se preferibile alle imprese del suo predecessore) mentre dava attuazione ad un provvedimento che impedisce a tante famiglie di fare altrettanto... PIer Vincenzo Roma, Cava de' Tirreni (SA)

Postato da LucianoT il 17/12/2012 09:40

L' "agitazione a difesa della domenica", come Lei Don Sciortino la definisce, sarebbe più onesto ribadire da dove parte, a livello laico: dalla constatazione dei piccoli commercianti di non poter andare avanti tenendo aperti i propri esercizi la domenica ed i giorni festivi. Questa è la motivazione principale degli esercenti; che poi la sia voluta sposare anche a principi etici e religiosi, può anche andare bene ma sarebbe il caso di ricordare da dove parte la protesta dei negozianti e dei loro dipendenti. Dire poi che l'agitazione dà voce alle esigenze di chi da sempre lavora anche di domenica, sembra un'arrampicata sugli specchi: in queste settimane di appoggio all' iniziativa in questione, avete intervistato il presidente dei commercianti, avete dato voce alle istanze di chi è nel settore del commercio, ma non sembra che abbiate intervistato - per esempio - un rappresentante di chi lavora nella sanità o nelle forze dell'Ordine o nel settore dei trasporti, persone che spesso, per turno, lavorano anche di domenica. Avremmo scoperto che si può santificare il giorno del Signore anche lavorando, così come si santifica il lavoro di ogni giorno - nel cosiddetto "feriale" - offrendo a Dio le fatiche ed i sacrifici che esso comporta, ma questa sembra essere tutta un'altra storia....

Postato da Giulia D'Ambrosio il 14/12/2012 00:45

Sono Presidente di una associazione di piccoli esercenti del Molise.La ragione fondamentale che ci induce a rifuggire da questa liberalizzazione totale,che tra l'altro, non ci uniforma a nessun Paese Europeo,avvantaggia esclusivamente i grandi gruppi economici (prevalentemente stranieri) presenti ormai in dose massiccia nel nostro Paese.Detto questo, il lavoro festivo non ha portato ad un aumento del PIL bensì ad una perdita del 7% del prodotto interno lordo + la morte in un solo anno di miglia di negozi che popolano le nostre città e le arricchiscono di luce e sicurezza ,oltre che di variegate alternative alla grande distribuzione.La nostre famiglie ,subiscono gravi contraccolpi ,ci sono sempre meno momenti di coesione e di dialogo.Sappiamo che ci sono lavori in cui si è obbligati a turni infelici , ma sono categorie di pubblica utilità.Vogliamo regolamentare il commercio,con il dovuto rispetto per il territorio che occupiamo anche per quelle piccole realtà dei nostri piccoli comuni ,ormai ridotti a ricoveri per anziani,per garantire loro un minimo di servizi.Senza commercio il Paese muore.Siamo piccoli ma siamo tanti e contribuiamo alla ricchezza dell'Italia .Vorremmo continuare ad esistere recuperando per noi ed i nostri dipendenti uno stile di vita possibile moralmente e cristianamente.Grazie. Giulia D'Ambrosio Presid. COMMERCIO ATTIVO -Campobasso

Postato da paciugone il 13/12/2012 14:21

Sono dello stesso parere di Mauro di Treviso. Se l'orario contrattuale di lavoro prevedesse l'OBBLIGO di lavorare i sabati e le domeniche, TUTTI, sarei indignato, come minimo. Ma la situazione prevede turnazioni, riposi, compensi ad hoc. E allora dove è lo scandalo? Ci riempiamo la bocca di tanti luoghi comuni, uno per tutti LA CRISI. Provate a chiedere ai camerieri di ristorante che lavorano sempre, mezzogiorno e sera di quasi TUTTI I GIORNI, e MOLTO SPESSO il SABATO e LA DOMENICA. Non credete che loro, i lavoratori, ed i ristoratori, loro datori di lavoro, se ci fosse la COSI DETTA CRISI, sarebbero i primi a voler cambiare le cose? I latini dicevano: CUI PRODEST; a chi conviene?

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Don Sciortino risponde

Don Sciortino

Don Antonio Sciortino è il direttore responsabile di Famiglia Cristiana. In questo blog affronterà le tematiche riguardanti la famiglia e le questioni sociali, dalla disoccupazione, all'immigrazione all’impegno dei cristiani.

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