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Segno di contraddizione

Presentazione al tempio di Pietro Cavallini (1240 C.-1320 C.), Storie di Maria. Roma, Santa Maria in Trastevere.
Presentazione al tempio di Pietro Cavallini (1240 C.-1320 C.), Storie di Maria. Roma, Santa Maria in Trastevere.

"Egli è qui
per la caduta
e la risurrezione
di molti in Israele,
come segno
di contraddizione!
Anche a te
una spada
trapasserà
l'anima".
(Luca 2,34-35)

Un grande romanziere vittoriano inglese, Anthony Trollope (1815-1882), pone sulle labbra di un prete, mister Harding, protagonista dell’opera Il custode, le parole di Simeone, «uomo giusto e timorato di Dio», dopo aver capito che, vecchio e invalido, non potrà più suonare l’amato violoncello. Infatti, ne tocca le corde, ma riesce solo a trarne «un lagno bassissimo, di breve durata, a intervalli». Allora, «con un dolce sorriso» intona quel canto: «Signore, ora lascia che il tuo servo vada in pace!». In realtà, l’inno di Simeone, divenuto il noto Nunc dimittis del latino della liturgia serale della Compieta, non è un addio crepuscolare e malinconico, bensì un saluto festoso all’alba messianica che sta per schiudersi proprio in quel bambino che egli reca tra le braccia. 

La scena è negli occhi di tutti, anche attraverso le mille riprese dell’arte nei secoli. Simeone è là, nel tempio di Sion, come una presenza orante. Egli incarna la speranza messianica dell’Israele fedele ed è lo Spirito profetico a muoverlo verso quella modesta famigliola che è salita al santuario per adempiere alla legge biblica del riscatto del primogenito, consacrato al Signore secondo la norma codificata nel capitolo 13 del libro dell’Esodo. Le sue sono innanzitutto parole di lode e di benedizione a Dio per la felicità che gli ha concesso di poter accogliere il Messia: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace... perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza » (Luca 2,29-30).

Ma subito dopo, sempre nello Spirito dei profeti, la sua voce si fa severa e si proietta verso la distesa della storia futura in un oracolo di giudizio e di salvezza. Quel bambino entrerà nell’umanità come un «segno di contraddizione », una sorta di spada – come dirà lo stesso Gesù (Luca 12,51) – che taglia di netto il flusso degli eventi e genera opposizione e persino il rigetto aggressivo. Anche se enfatica, com’era nel suo stile, è suggestiva la definizione che di Cristo ha formulato lo scrittore Giovanni Papini: «il più grande Rovesciatore, il supremo Paradossista, il Capovolgitore radicale e senza paura». L’umanità non potrà evitarne il confronto, per amarlo o per detestarlo. Ininterrottamente saremo costretti a rispondere a quella sua domanda: «Ma voi chi dite che io sia?» (Matteo 16,15).

L’oracolo di Simeone contiene, però, un altro messaggio indirizzato alla madre di Gesù. L’immagine della spada che trafigge l’anima di Maria è parallela alla lancia che trapassa il costato di suo Figlio crocifisso e darà origine alla popolare iconografia della Vergine addolorata col cuore trafitto da una o sette spade. Ma qual è il significato di quell’annunzio terribile? Anticamente alcuni scrittori cristiani, come Origene, pensavano alla spina della tentazione che si incuneava nella fede pura di Maria, di fronte alla croce: si ripeteva per lei la prova di Satana nei riguardi di Cristo. Altri giungevano al punto di ipotizzare anche per lei il martirio! In realtà, il senso è limpido ed è proprio nella stessa linea dell’annuncio rivolto al suo Bambino.

La madre sarà nel cuore della lotta pro e contro Cristo. Anche lei si troverà al centro di quella “contraddizione” ove si scontreranno i cuori. San Paolo è illuminante quando definisce la croce di Gesù come «scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma anche potenza di Dio e sua sapienza per coloro che sono chiamati, Giudei e Greci» (1Corinzi 1,23-24). Maria sarà accanto al Figlio anche in quel momento supremo in cui, perdendolo nella morte, lo ritroverà nella Chiesa, corpo del Cristo glorioso, di cui diverrà madre.

Pubblicato il 15 dicembre 2011 - Commenti (3)

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Postato da Teresi Giovanni il 16/12/2011 14:15

Auguro a Sua Eminenza il Cardinale Ravasi, a tutta la Direzione e alla Redazione di Famiglia Cristiana Buon Natale e Felice 2012 con questa mia lirica, che nella semplicità fa rivivere l’atmosfera della prima notte di Natale Prima notte di Natale Quella notte fredda, /tersa in un manto di stelle, /silenziosa dormiva /tra tegole e camini /tra rami insecchiti; / sulla neve adagiava /i rivoli del vento,/ della terra i gelidi profumi. /La stella d’oriente/ celere trascinava /i sogni e le nuove/ sui tetti, sui monti /sulle dune deserte. Dei pallidi volti /incantati aprirono / gli occhi al mistero: /un dolce vagito/lontano s’udì… Nell’umida paglia, /nella povertà, /giaceva Gesù; /la sua dimora, il suo regno /era l’umile capanna, / il suo sorriso sciolse /la neve accanto./L’amore di Mamma /si dipinse nell’eterno /fluire della vita, / nell’universo cullato / dal tenue bagliore dei lumi./ La cometa si fermò /nell’alto del cielo, / cosparse una pioggia d’argento, /aprì il cammino /in quella notte non più fredda /e non più cieca. Giovanni Teresi

Postato da Teresi Giovanni il 16/12/2011 13:51

Simeone era uomo giusto e timorato di Dio. Egli sentiva spesso la voce di Dio. Ma lo Spirito Santo non si accontentava di parlare a Simeone: “era su di lui” e ne faceva una persona retta e, insieme, ardente, che serviva Dio e il prossimo con venerazione e devozione. Simeone era un uomo di età matura, che si definiva servo del Signore. Aveva passato la sua vita ad aspettare il “conforto d’Israele”, cioè il Consolatore, il Messia. Non appena vide entrare nel tempio il Bambino Gesù, seppe immediatamente che la sua attesa era terminata. La sua visione interiore si chiarì e la pace del suo animo fu scossa. Gesù doveva essere per Israele e per la Chiesa un segno del desiderio che Dio aveva di salvare l’umanità; eppure da alcuni fu respinto. Simeone prese tra le braccia Gesù, mostrando così che era pronto a condividere e a compiere la volontà divina. Simeone si rivolge in particolare a Maria. Le predice che suo figlio conoscerà la persecuzione e l'esaltazione, il rifiuto e l’accoglienza, la sofferenza e la gloria, la sconfitta e il trionfo. Le assicura che egli sarà un segno di grande frattura nel popolo d'Israele: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione, perché siano svelati i pensieri di molti cuori» (Lc 2,34-35). Gesù viene nel mondo e consente a tutti di accoglierlo o di opporsi a lui. Le persone, che lo respingeranno e lo osteggeranno, sperimenteranno lo scontento, la divisione, la caduta e lo sfacelo. Le persone invece, che si apriranno umilmente al suo Vangelo, conosceranno la liberazione dal peccato, la vittoria sul male, la risurrezione e la gloria eterna. Giovanni Teresi

Postato da Andrea Annibale il 15/12/2011 16:23

Ho preso alcuni appunti che spero siano all’altezza mentre faccio gli auguri di Buon Natale a tutta la Direzione, la Redazione di Famiglia Cristiana e a chi mi legge. Nonostante Gesù dica “nemo profeta in Patria”, Gesù stesso ha dei testimoni. Innanzitutto, la Madonna, poi Elisabetta e Zaccaria, poi i Re Magi, poi questo Simeone e la profetessa Anna, poi Giovanni il Battista. Quella di Simeone è a mio avviso una illuminazione mistica. Ciò che voglio dire è che questo Simeone è forse il primo santo mistico di tutta la Storia del cristianesimo. Ha una specie di veggenza che fa di lui un eletto. Nei Re Magi c’è una chiaroveggenza misterico esoterica. In Elisabetta, Zaccaria e Giovanni il Battista c’è una chiaroveggenza profetica. In Simeone, dicevo, c’è una chiaroveggenza mistica. Il dito di questo testimone indica in Gesù il Messia. Lo Spirito Santo prepara l’Avvento del Signore tramite questi cuori eletti. Cosa significa la cd. profezia di Simeone? Lo illustra molto bene questo intervento del Cardinale Ravasi, cui mi permetto di aggiungere alcune povere annotazioni. La Madonna è chiamata ad una conversione (meglio dire “prova”) finale presso la Croce quando Gesù dirà “Mio Dio, mio Dio perché mi hai abbandonato?”. Anche la Madonna avrà forse un momento di dubbio e avrà pensato dentro di sé: “Perché Signore hai abbandonato il Tuo figlio?”. Quindi, non c’è solo il tormento della madre ma anche il dubbio della beata Vergine sotto la Croce assieme, forse, ad una preghiera che non sapremo mai. Questo dubbio di cui parlo potrebbe essere la spada che le trafigge l’anima. Facebook: Andrea Annibale Chiodi; Twitter: @AAnnibale.

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Gianfranco Ravasi

Gianfranco Ravasi

Gianfranco Ravasi è un cardinale, arcivescovo cattolico e biblista italiano, teologo, ebraista ed archeologo.
Dal 2007 è presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa e presidente della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.

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