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Mio figlio è crudele

Vi è mai capitato di tornare dalla spesa, scendere dalla macchina cariche di pesantissime borse e sentire vostro figlio che vi chiede: “Mamma, mi prendi anche le figurine che ho lasciato in macchina?” mentre lui continua a giocare serafico.

Oppure dopo aver implorato i figli: “Fate i bravi, per favore, oggi mamma è molto stanca”, trovarsi davanti dei piccoli mostri di crudeltà, che danno il peggio di sé litigando e disobbedendo?

Cosa significa questo? Abbiamo creato dei piccoli esemplari di egoismo? Perché i nostri figli non sono i grado di mettersi nei nostri panni?

Qualche mese fa la ricerca di un professore svizzero sosteneva: i bambini, fino ai sette-otto anni faticano a preoccuparsi di chi sta loro accanto, per non parlare dello sforzo titanico con cui dividono giochi e cibo con chi è loro prossimo. I bambini imparano i principi dell’uguaglianza e della giustizia a partire dai sette anni e solo da lì può svilupparsi quel miracolo di generosità ed empatia che a volte ci commuove. Prima non sono cattivi, sono solo troppo impegnanti a sopravvivere. Quindi, alla luce di queste conferme scientifiche, mi sono appuntata nel diario delle buone pratiche di mamma una regola d’oro: se hai bisogno d’aiuto devi comandarlo, non puoi sperare che i figli, vedendoci in difficoltà, spontaneamente ci aiutino. Per fortuna esistono momenti magici in cui questo avviene, ma in genere, se i figli ci vedono deboli, si spaventano. Se tu hai mal di testa, immediatamente a loro viene mal di pancia, sei triste loro piangono. Bandite le frasi: “Abbia pietà di me! Non vedi che sono sfinita? Cerca di capire…” è come buttare alcol sul fuoco. Mi sono fatta l’idea che per i figli sia piuttosto intollerabile vedere una mamma debole, stanca, malata, etc e quindi si difendono come possono da questa paura. Meglio una mamma che urla e che si arrabbia di una mamma che non ce la fa. Purtroppo però ci sono momenti in cui la debolezza ci colpisce, per mille motivi diversi. Allora occorre raccogliere le forze residue per dare chiari comandi alla truppa. L’empatia la possiamo pretendere dal marito o dal compagno (però, a volte, è meglio comandare anche con loro). Ai figli è bene chiedere aiuto e sostenere la fatica che ciò implica: un giorno, tutto questo, diverrà gesto spontaneo.

Raccontateci come la pensate, fateci conoscere i vostri figli con le loro piccole crudeltà e generosità.

Pubblicato il 26 maggio 2010 - Commenti (1)

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Postato da anna gadaleta il 15/08/2010 01:28

I miei 2 ANGELI di 11 e 7 anni sono molto disponibili verso chi ha bisogno, ma non prendetevi gioco di loro: diventano belve feroci.

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Barbara Tamborini

Barbara Tamborini, psicopedagogista, autrice di libri sull'educazione. Ha 4 figli.

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