18
apr

Fauré, un requiem che sa di poesia e serenità

Poesia. E’ la definizione che più si avvicina allo spirito, alla purezza, al respiro del Requiem di Gabriel Fauré. Scritto per “le esequie di un parrocchiano qualunque” (che in realtà erano i solenni funerali di Joseph-Michel Le Soufaché, celebre architetto), il Requiem ci regala una straordinaria visione della morte. Delicatissima:  “come una lieta liberazione, un’aspirazione alla felicità dell’aldilà e non un doloroso trapasso” per usare le parole del grande Autore, certamente influenzate dalla scomparsa di entrambi i genitori avvenuta nel periodo della composizione. Una visione cullata dalla melodia sublime di un Sanctus che sembra cantato dagli angeli:

Del resto l’eliminazione di un episodio così drammatico come il Dies Irae appare una scelta significativa. Fauré mostra insomma una grande “fiducia nel riposo eterno”.  E ci trasmette una serenità che non è un puro piacere d’ascolto, ma un vero abbandono allo scorrere della bellezza. Non per nulla egli recupera per il suo Requiem dall’antica tradizione l’In paradisum finale. Regalando a molti cori (come il Winchester Cathedral Choir di questo filmato) la gioia di poter intonare un capolavoro:





Giorgio Vitali

Pubblicato il 18 aprile 2013 - Commenti (0)
16
apr

Un requiem che è quasi una ninna nanna

Danza funebre. Ruvo, Puglia affresco tombale etrusco. Napoli, Museo Archeologico Nazionale (Scala).

Una concezione serena della morte affiora dal Requiem del compositore francese Gabriel Faurè 1845 - 1924) scritto già nel 1887 ma la cui versione completa  fu eseguita il 12 luglio 1900 all’Esposizione Mondiale di Parigi riscuotendo un immediato successo. Ecco le considerazioni dello stesso Faurè: «Ho scritto il mio Requiem senza motivo, per il piacere di farlo, se così posso dire. È stato eseguito alla Madeleine per le esequie di un parrocchiano qualunque. Si è detto che quest’opera non esprime il terrore della morte; qualcuno l’ha chiamata una berceuse funebre. Eppure è così che io sento la morte: come una lieta liberazione, un’aspirazione alla felicità dell’aldilà e non un doloroso trapasso.  Può darsi che io abbia tentato di uscire dalle convenzioni, dopo tutti gli anni in cui ho accompagnato all’organo le funzioni funebri. Ho voluto fare un’altra cosa».

 

Le parole di Faurè sembrano quelle di un saggio pensatore che vede la morte come sonno e oppone a una visione lugubre del trapasso finale la speranza cristiana della Vita dopo la vita. Eterna naturalmente come eterna è la musica. E che fa pensare, ascoltandola, che la musica di grandi autori come Fauré sia la colonna sonora ideale per ben vivere e ben camminare verso quella vita eterna che la genialità dei musicisti anticipa già per noi oggi qui sulla terra. Ascoltiamoli.      

 

Alfredo Tradigo

Pubblicato il 16 aprile 2013 - Commenti (0)

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