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Schubert e la sua Messa che non ascoltò mai

Pochi autori hanno vissuto tanto intensamente la loro vocazione musicale come Franz Schubert. La ricchezza della sua produzione è tale che non può che lasciarci attoniti l’età della sua morte: 31 anni. La stessa Messa in mi bemolle maggiore venne eseguita in sua assenza il 15 novembre 1828, 4 giorni prima del suo addio alla vita e della sua sepoltura a fianco del sommo Beethoven che aveva tanto ammirato. Molti impararono ad amare i suoi capolavori dopo la sua scomparsa: ed ad abbandonarsi ad una vena melodica ed ad una poesia che ha pochi paragoni nella storia della musica. L’ Et incarnatus est dal Credo ci fa partecipi della prodigiosa ispirazione di Schubert sin dalle prime battute.

Ma un'altra caratteristica ci colpisce all’ascolto della Messa, per comporre la quale Schubert ha messo mano all’Ordinarium Missae lasciandone però inalterate le sezioni: il suo respiro sinfonico, e la robustezza della struttura orchestrale e corale. L’intimità dell’ispirazione che si concilia alle complessità della costruzione.

Giorgio Vitali

Pubblicato il 06 marzo 2013 - Commenti (0)
06
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Leopardi e Schubert: i due viandanti


David Caspar Friedrich (1774-1840) Due uomini contemplano la luna, 1830 ca.
New York, Metropolitan Museum of Art

Per il carattere incline alla malinconia, il fisico sgraziato, e soprattutto per l’indole romantica portata alla riflessione potremmo paragonare il musicista romantico Franz Schubert, (1797-1828) a uno dei più grandi poeti italiani del primo Ottocento: Giacomo Leopardi nato un anno prima di Schubert. Entrambi sviluppano un carattere incline all’introspezione, all’intimismo;  e soffrono entrambi di depressione, anche a causa della scarsa salute. Li accomuna una morte prematura: Schubert muore a 31 anni, nel 1828, e Leopardi a 39 anni nel 1837. L’icona, del viandante accomuna il senso della loro vita: Schubert compone il leader Der Wanderer, (Il viandante, nel 1816 e poi nel 1922 in Fantasie per pianoforte) e Leopardi il suo Canto di un Pastore errante dell’Asia nel 1829-1830. Leopardi e Schubert appaiono così viaggiatori solitari della geografia dello spirito umano in un mondo che, dopo il congresso di Vienna, vive il clima politico e sociale della Restaurazione e vede i migliori poeti e artisti ripiegarsi su di sé per affrontare le profondità dell’io. Lontananza, condanna, senso di impotenza e il tema ricorrente della morte costituiscono i tratti dell’estetica romantica. Il nulla incombe e la fede cristiana sembra non bastare più. Leopardi da ateo, però, compone versi di un’estrema, profondissima domanda di senso che nasconde in sé una religiosità. E Schubert compone nel 1828, pochi mesi prima della sua morte, la sua quinta messa staccandosi dalle forme tradizionali cattoliche. La prima esecuzione della Messa n. 6 si tenne il 15 novembre 1828, nella Pfarrkirche Maria Trost a Vienna. Schubert non vi presenziò in quanto si era già ammalato di quella febbre tifoide che lo avrebbe condotto alla tomba solo quattro giorno dopo la rappresentazione.       

Alfredo Tradigo

Pubblicato il 06 marzo 2013 - Commenti (0)

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