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Meno aggressivi con gli Omega-3

Si è sempre sospettato che la violenza e l’aggressività umana dipendessero anche  dall’alimentazione squilibrata, infatti, si è visto come la mancanza di grassi essenziali, tipo gli Omega-3, possa causare depressione, stress, aggressività. Questi acidi grassi  polinsaturi sono molto particolari al punto da permettere una giusta connessione nervosa. Per questo una carenza può provocare problemi cerebrali, che diventano reversibili se si reintroduce la giusta dose di Omega-3 necessario per il buon funzionamento della  trasmissione nervosa. Abbiamo visto che la carenza di Epa (acido eicosopentanoico) e di Omega-3 durante la gestazione e nei primi anni di vita può provocare una riduzione nei livelli di serotonina del cervello nei momenti più importanti della formazione e dello  sviluppo neurologico, causando un funzionamento inadeguato del sistema limbico e della corteccia frontale del cervello.
Si può allora affermare che molti casi di violenza,  aggressività, depressione, e talvolta persino il suicidio, possono essere causati dalla  inadeguata dieta della popolazione occidentale, che si caratterizza con un deficit di molti nutrienti, cioè una dieta inadeguata e poco equilibrata, ricca in carboidrati semplici  (zucchero, dolci...) e cibi da fast food. Si è evidenziato inoltre che i ragazzi con diete ricche di zuccheri e merendine sono più disobbedienti, aggressivi e depressi. Il tipo di   alimentazione occidentale moderno è carente di nutrienti essenziali per il nostro  organismo, e come risultato porta tanto problemi fisici quanto psicologici.
Nel caso di  bambini o adulti con problemi di depressione, violenza e aggressività, oltre all’appoggio  psicologico è necessario l’apporto nutrizionale, il cambio di alimentazione, l’assunzione di vitamine e minerali come lo zinco, e quella di Omega-3, con il fine di migliorare i sintomi,  sempre sotto controllo medico.

Pubblicato il 04 gennaio 2011 - Commenti (0)
04
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L’olio extravergine meglio di una medicina

L’olio extravergine di oliva è un condimento, un alimento o un farmaco? È una domanda molto stimolante, perché ormai tutti, o quasi, pensano all’olio extravergine di oliva come a una specie di farmaco. Si tratta di un alimento che contiene molti elementi che ci permettono di prevenire l’insorgenza di malattie di tipo metabolico, come il diabete e l’infarto.
Ogni olio, di qualunque derivazione, fornisce 9,1 calorie per grammo, ma si  differenzia per la qualità dei grassi e delle vitamine contenute. Negli oli di semi mentre è notevole la quantità di vitamina E, è scarsa la vitamina A e quasi nulla la D.
L’olio extravergine contiene vitamina E, acido  oleico, grasso monoinsaturo che ci protegge dalle malattie cardiovascolari e tumorali. Ha un effetto benefico contro il colesterolo. Aiuta il fegato nelle sue funzioni di disintossicazione, ma senza esagerare nelle quantità. Per sfruttare gli effetti “terapeutici”, la dose ideale e di 2-3 cucchiai al giorno superando i quali si può avere un aumento dei trigliceridi.

Pubblicato il 04 gennaio 2011 - Commenti (0)
04
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E se fa caldo piano con i grassi

D’estate, a causa del clima e del cambiamento dei ritmi familiari muta anche  l’alimentazione. I giovani, non andando più a scuola, si alzano tardi e vanno a letto tardissimo, invertendo le abitudini alimentari. Ma è salutare un tale cambiamento alimentare? Se l’orario della sveglia dei ragazzi coincide con quello del pranzo, più che una prima colazione o il classico pranzo è meglio servire un brunch alla moda anglosassone,
dove dolce e salato si incontrano, ma non esagerando in grassi e carboidrati. Non sono proponibili fumanti spaghetti e bistecca ai ferri, meglio ripiegare su piatti freddi come  insalate varie, per esempio, di riso o una bella giardiniera, ossia tante verdure lessate tipo
fagiolini, cipolline novelle, cavolfiori eccetera, arricchite dall’ottimo tonno, oppure arrosti da servire tagliati sottilmente eccetera. Si introduce così tanta buona fibra vegetale che fa assorbire meno grassi e zuccheri.
Molto spesso i giovani tiratardi prima di rientrare, tra le
6 e le 7 del mattino, fanno il pieno di grassi saturi con brioches calde, panini o pizze,  creando problemi al fegato, e poi magari fanno storie alle mamme per quanto di salutare preparano loro a casa. In questa stagione, un gradevole apporto proteico può essere  dato da affettati come il prosciutto crudo e cotto o dall’ottimo pesce. Punto fisso di  riferimento deve essere la frutta servita in ogni modo: tal quale, come frullato, o sorbetto. Anche la verdura costituisce una miniera preziosa di vitamine e sali minerali da reintegrare, che si perdono con la sudorazione, bene i centrifugati di verdure e ortaggi. Ottimi anche yogurt e gelati, specie se di preparazione casalinga, oggi cosa possibile grazie alla  presenza sul mercato delle sorbettiere familiari.


Mi faccio una bella insalata di riso

Ci sono prodotti che tirano la volata ad altri. La comparsa sul mercato dei preparati di verdure per condire il riso in bianco ha fatto lievitare il consumo di questo cereale. I condimenti sono comodi, relativamente leggeri, saporiti e digeribili, si versano direttamente sul riso bollito senza sprecare tempo e pentolini per fare il sugo. Per  scegliere i prodotti più di qualità bisogna guardare quale posto occupano nell’elenco degli ingredienti le verdure più pregiate, ovvero se stanno ai primi posti, a meno che non ci sia scritto “verdure miste in proporzione variabile”: in questo caso occorre regolarsi a vista.

Pubblicato il 04 gennaio 2011 - Commenti (0)
03
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I diabetici a tavola

In Italia ci sono circa sei milioni di persone che soffrono di diabete e il trend è in crescita.
Occorre stabilizzare la glicemia durante il giorno, per avere probabilità di non ammalarsi
delle complicanze del diabete che riguardanogli occhi, i reni e il sistema nervoso. È molto importante mantenere normali i valori dei grassi nel sangue perché, a loro volta, incidono  sul diabete.
Il diabete sensibile alla dieta è quello di tipo II, o alimentare, infatti il paziente spesso è  anche in sovrappeso. Il primo obiettivo, aiutato dall’uso dei farmaci ipoglicemizzanti, è  quello di dimagrire. Il dimagrimento si ottiene adottando un’alimentazione corretta  associata a un’attività fisica moderata ma regolare. La riduzione del peso permette di  migliorare i valori di glicemia e dei livelli di grassi (colesterolo e trigliceridi) nel sangue. La  dieta del diabetico in sovrappeso non differisce da quella del paziente obeso, quindi, è  bene ridurre i cibi di origine animale, ricchi di grassi saturi, meglio preferire i carboidrati  complessi, come riso, pasta e legumi, in quantità ridotte, evitando gli zuccheri semplici,  come lo zucchero da cucina, il miele e i dolciumi e aumentando il consumo di fibre, cioè  verdure. Occorre mantenere un apporto generoso di proteine prediligendo quelle di  origine vegetale dei legumi, rispetto a quelle di origine animale, preferibilmente da pesci e carni bianche.
Si deve prestare particolare attenzione al consumo quotidiano di alcol, specie se i valori dei trigliceridi sono elevati, un po’ di vino ai pasti saltuariamente non è controindicato. La birra, invece, pur avendo meno alcol, ha molti più zuccheri semplici, come il maltosio, per  cui il suo uso deve essere ancora più limitato rispetto al vino.

Pubblicato il 03 gennaio 2011 - Commenti (0)
30
set

Le mandorle sono grasse?

Quando mi capita di andare d’estate nella mia Sicilia a Rosolini (Siracusa), ancora oggi si incontrano per le vie tappeti di mandorle, liberate dal mallo, stese al sole ad
asciugare. In verità, la maggior produzione e l’eccellenza è storicamente legata alla città di Avola, poi l’attribuzione dell’Igp se l’è aggiudicata la vicina Noto.
Il consumo di frutta secca viene raccomandato perché correlato a una riduzione del rischio cardiovascolare e del diabete. Nonostante questo, spesso le diete dimagranti
escludono il consumo della frutta secca a causa del suo elevato apporto calorico. Alcuni studi hanno dimostrato che masticando bene le mandorle si ha un ridotto assorbimento del contenuto di lipidi, infatti, il grado di masticazione delle mandorle modifica la biodisponibilità
dei lipidi in esse contenuti, e di conseguenza variano sia il bilancio energetico, sia il senso di sazietà. Uno studio ha messo in relazione diversi gradi di masticazione delle mandorle (per 10, 25 o 40 volte) con la disponibilità
dei lipidi e il senso di sazietà.
Nei minuti immediatamente successivi al consumo di 55 grammi di mandorle, il senso di fame è stato ridotto e il senso di sazietà significativamente aumentato
nei soggetti che hanno masticato più a lungo. Conoscere il
ruolo della masticazione nell’assunzione del cibo può essere utile per valorizzare le diverse
proprietà degli alimenti a seconda degli obiettivi da raggiungere.
Nel nostro caso, le mandorle danno un ridotto apporto
di energia se masticate brevemente, mentre sono una
miglior fonte di vitamine, acidi grassi insaturi e antiossidanti se ben masticate.

Pubblicato il 30 settembre 2010 - Commenti (0)

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Cibo e Salute

Giorgio Calabrese

Giorgio Calabrese è un nutrizionista dell'Università Cattolica

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