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Gli schiavi, vecchi e nuovi

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite, con la risoluzione del 17 dicembre 2007, ha proclamato il 25 marzo Giornata internazionale delle vittime della schiavitù e della tratta degli schiavi transatlantica. Un fenomeno unico nella storia dell’umanità, sia per la sua durata (dal XVI al XIX secolo, quattrocento anni), sia per la sua portata (circa 17 milioni di persone, esclusi i morti durante il trasporto) sia per il coinvolgimento di numerose regioni e continenti: Africa, America settentrionale e meridionale, Europa e Caraibi.

     Dopo molte campagne per l’abolizione di una simile deportazione durante il corso del XIX secolo quasi tutti i Paesi hanno aderito all’abolizione della schiavitù e del commercio degli schiavi. Nel 1926 con la Convenzione internazionale sulla schiavitù di Ginevra la Società delle Nazioni proibì il commercio di schiavi e condannò la schiavitù in tutte le sue forme. Nel 1948, nella Dichiarazione universale dei diritti umani la schiavitù venne nuovamente condannata ufficialmente.

     Possiamo quindi ammettere che la schiavitù e il commercio degli schiavi sia davvero abolito e rispettato? Tutt’altro. Ci troviamo, infatti, di fronte a una nuova forma di tratta di esseri umani creata dai nostri stessi meccanismi economici per soddisfare l’avidità di denaro, potere e piacere dei nuovi trafficanti di esseri umani. La tratta delle donne per la prostituzione forzata è una di queste: donne provenienti da Paesi in via di sviluppo trafficate e ridotte in schiavitù per l’industria del sesso.

     Oggi c’è una crescente presa di coscienza circa il fatto che la schiavitù esiste ancora in Europa alla fine del XXI secolo. Ma non è ancora abbastanza. Questa nuova forma di schiavitù, infatti, coinvolge moltissimi Paesi di origine, transito e destinazione, senza che esistano efficaci azioni di contrasto e prevenzione. Secondo stime attendibili, ogni anno 2.700.000 donne e minori vengono trafficati nel mondo, ossia venduti e comperati soprattutto per l’industria del sesso a pagamento; di questi, 500.000 solo in Europa.

     Anche l’Italia fa la sua parte in questo sporco business: nel nostro Paese, infatti, ci sarebbero dalle 50 alle 70 mila vittime di tratta, provenienti in maggior parte dalla Nigeria e dai Paesi dell’Est europeo. Le nigeriane, in particolare, vengono costrette alla prostituzione attraverso le minacce e il voodoo (riti di magia nera che le violenta e le assoggetta psicologicamente), mentre le altre sono ridotte in schiavitù attraverso forme di assoggettamento psicologico e affettivo, oltre che con la violenza.

     Ancora oggi, tante donne continuano a perdere, oltre alla loro dignità e identità, la loro stessa vita. Uno degli ultimi casi di cui ho dovuto occuparmi è quello di Blessing, madre di tre bambini uccisa per essersi ribellata agli sfruttatori e aver rifiutato di pagare un “debito” di 40 mila euro, contratto a sua insaputa prima di venire in Italia. «Mai più schiave!» vuole essere il nostro costante grido e impegno di donne che aiutano a liberare altre donne, giacché ogni persona è stata pensata e creata da Dio con la sua dignità e libertà.    

Pubblicato il 28 marzo 2011 - Commenti (0)

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Autore del blog

Noi donne oggi

Suor Eugenia Bonetti

Missionaria della Consolata, è stata per 24 anni in Kenya. Al ritorno comincia a lavorare in un Centro d’ascolto e accoglienza della Caritas di Torino, con donne immigrate, molte delle quali nigeriane, vittime di tratta. Dal 2000 è responsabile dell’Ufficio tratta dell’Unione superiori maggiori italiane (Usmi). Coordina una rete di 250 suore di 70 diverse congregazioni, che operano in più di cento case di accoglienza. Il presidente Ciampi l’ha nominata nel 2004 Commendatore della Repubblica italiana.
Ha scritto con Anna Pozzi il libro "Schiave" (Edizioni San Paolo).

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