24
ott

L'Europa contro la “tratta di esseri umani"

Il 18 ottobre si è celebrata in tutti i Paesi europei la sesta giornata contro la tratta di esseri umani. Come più volte è stato costatato e affermato, il traffico di esseri umani è un’industria illegale che genera miliardi di dollari sfruttando uomini, donne e bambini.

In modo particolare si ritiene che quasi l’80 per cento del racket mondiale della tratta sia per lo sfruttamento sessuale, con circa il 20 per cento di vittime minorenni. Il traffico di persone  è un vero business globale, che non si limita a determinate aree geografiche, come i “Paesi in via di sviluppo”, ma interessa quasi tutte le regioni del mondo, per reclutamento, passaggio o  immissione sul mercato del sesso.

Purtroppo anche l’Italia è fortemente colpita da questo fenomeno, finalizzato non solo allo sfruttamento sessuale, ma anche per quello lavorativo e l’accattonaggio. Uno scenario drammatico e vergognoso, che mostra con evidenza come la nostra società ricca e moderna risulti in realtà assai impoverita dei suoi stessi valori umani, cristiani e culturali.

Un momento dell'incontro svoltosi a Londra.
Un momento dell'incontro svoltosi a Londra.

Nel suo ultimo rapporto annuale, pubblicato recentemente, l’organo anti-tratta del Consiglio d’Europa esorta tutti i Paesi a intensificare la lotta per contrastare questo fenomeno. Lo stesso Segretario generale, Thorbjørn Jagland, ha affermato che «la tratta degli esseri umani è una tragedia europea.

Numerose vittime non sono ancora adeguatamente riconosciute come tali e non ricevono il sostegno di cui hanno bisogno. Inoltre, le difficoltà delle indagini e dei procedimenti giudiziari fanno sì che i trafficanti non siano debitamente puniti per i loro crimini». Per questo esorta le organizzazioni internazionali, le autorità nazionali e gli organi non governativi a «lavorare insieme per porre fine a queste rivoltanti violazioni dei diritti umani inaccettabili nell’Europa del XXI secolo».

Quest’ultima esortazione si è concretizzata il 16 e 17 ottobre presso il Parlamento di Londra, dove si è tenuto un  importante seminario interparlamentare organizzato dalla stessa Unione Europea. Questo incontro voleva essere un segnale concreto per sensibilizzare e preparare la Giornata contro la tratta di esseri umani.

Vi hanno partecipato 80 persone, tra cui parlamentari di 12 Paesi europei e una quindicina di esperti e rappresentanti di organizzazioni non governative. L’Italia era rappresentata dal senatore Maritati, da Marco Scarpati presidente di Ecpat-Italia (End Child Prostitution and Trafficking) e dalla sottoscritta in rappresentanza di tante organizzazioni religiose che da anni si occupano di questa nuova forma di schiavitù. Per me è stata la seconda volta, dopo l’incontro al Senato di Roma nel mese di marzo 2012, tra parlamentari europei.

Questo progetto, della durata di due anni, ha lo scopo di promuovere una rete di parlamentari di diversi Paesi per sviluppare una fattiva cooperazione per il controllo delle frontiere e l’implementazione di strategie adeguate per prevenire il reclutamento, offrire protezione e sicurezza alle vittime e punire sia le organizzazioni criminali come pure quanti lucrano su questo indegno mercato.

Il programma iniziale prevedeva l’organizzazione di seminari di riflessione per i parlamentari di 18 Paesi europei che avevano aderito all’iniziativa con l’obiettivo di far emergere il problema, conoscerne i meccanismi, condividere informazioni sul fenomeno in costante evoluzione e sui risultati delle azioni di contrasto.

A loro volta i parlamentari avrebbero dovuto riportare ai loro rispettivi Paesi di provenienza i risultati e i suggerimenti emersi da questi incontri. Purtroppo, si è più volte notato come gli stessi onorevoli conoscano poco il fenomeno e soprattutto come non ci sia coesione e collaborazione tra le varie forze che operano per il contrasto della tratta di esseri umani.

Anche la giurista Maria Grazia Giammarinaro - dal 2009 Rappresentante Speciale all’Osce per la sicurezza e la cooperazione per il contrasto alla tratta di esseri umani in Europa - ha parlato dell’importanza del lavoro in rete di tutti coloro che lavorano sul territorio. Ci ha ricordato che le direttive europee che saranno implementate nel 2013 da tutti i Paesi dell’Unione devono offrire un forte segnale di contrasto a queste forme di mafia e corruzione.

Questa comune legislazione dovrebbe anche favorire l’identificazione e la protezione delle vittime, offrendo opportunità di accompagnamento, reinserimento e di punizione dei trafficanti.

Che dire poi della confisca dei beni dei criminali per un serio risarcimento dei danni subiti dalle vittime? E cosa fare soprattutto di fronte all’uccisione di tante persone, i cui colpevoli non sono mai individuati o adeguatamente puniti?

La normativa europea potrebbe offrire una adeguata risposta. Come pure sarebbe auspicabile la creazione di nuovi tavoli di confronto e collaborazione tra governi e istituzioni non governative, tra le forze dell’ordine e associazioni del privato che si occupano di prevenzione o reintegrazione. Solo lavorando insieme, ciascuno con la propria specificità si possono trovare soluzioni umane ed efficaci.

Pubblicato il 24 ottobre 2012 - Commenti (0)
10
ott

Hanno ancora senso i Cie in Italia?

Dall’1 all’8 ottobre una speciale delegazione delle Nazioni Unite per la salvaguardia della dignità e dei diritti umani degli immigrati ha visitato diverse realtà esistenti nel nostro Paese, incontrando personalità di governo e operatori sociali che gestiscono vari progetti per immigrati, quali i Centri di accoglienza richiedenti asilo (Cara) e i Centri di identificazione ed espulsione (Cie). Lo speciale Rapporteur dell’ONU François Crépeau ha voluto incontrare anche un ristretto numero di persone, una quindicina in tutto, appartenenti ad alcune organizzazioni non governative che si occupano in modi diversi di immigrati.
Alcune Congregazioni religiose internazionali maschili e femminili, appartenenti al gruppo “Vivat International” che si occupano di progetti di giustizia, pace, sviluppo ed ecologia e che hanno rappresentanze presso l’ONU, mi hanno chiesto di partecipare all’incontro di Roma nella sede dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim). Volentieri ho condiviso l’esperienza di molte religiose che operano a contatto con tanti immigrati in situazioni di disagio e discriminazione nelle nostre città. La nostra presenza e le nostre  esperienze di religiose sono particolarmente significative e preziose, in particolare perché vissute a contatto con moltissime donne trattenute nel Cie di Ponte Galeria di Roma. Lo speciale Rapporteur era particolarmente interessato a conoscere la complessità dei nostri sistemi legislativi riguardanti il settore dell’immigrazione, con particolare attenzione alla protezione degli immigrati e richiedenti asilo che entrano in Europa attraverso le nostre frontiere, via terra e soprattutto via mare.

Il punto cruciale sul quale eravamo tutti in piena sintonia riguardava la situazione dei richiedenti asilo e più ancora di coloro che sono trattenuti nei Cie in attesa di identificazione ed espulsione. Realtà ormai diventata insostenibile, dopo che sono stati prolungati i tempi di reclusione fino a 18 mesi. Tutto questo crea sofferenza inutile, reazioni di disperazione e tanta violenza a volte non più contenibile e giustificata. La permanenza nei Cie è di gran lunga peggiore di quella nelle carceri, perché non ci sono progettualità e attività per impegnare le energie fisiche e mentali. Tutto questo distrugge la persona. Tutti sono concordi nell’affermare l’inutilità di tali misure punitive e restrittive sia da un punto di vista umano ma anche da un punto di vista economico. E allora ci domandiamo: a che cosa servono questi Centri?

Quanto personale viene impiegato per garantire sbarre di ferro e porte ermeticamente chiuse perché nessuno scappi da un simile inferno? È ingiusto e inumano costringere persone giovani a vivere le loro lunghe giornate senza uno scopo, assicurando loro solo il cibo e un letto, dove trascorrono molte ore del giorno e della notte, perché non hanno altra scelta.
Noi, con il nostro gruppo di 15 religiose di diverse nazionalità e congregazioni visitiamo, dal 2003, ogni sabato, la sezione femminile del Cie di Ponte Galeria (Roma). E possiamo confermare e denunciare con forza la triste realtà di questo luogo e l’inumanità del trattamento riservato agli immigrati. Giovani donne, piene di voglia di vivere e di aiutare le famiglie lontane, sono costrette a rimanere rinchiuse in una stanza tutto il giorno, sul loro misero letto senza potersi impegnare in una minima attività educativa, ricreativa o lavorativa. E questo per lunghi mesi, nell’incertezza totale circa la loro sorte.

Molte di loro, specialmente le nigeriane, nella speranza di poter trovare una via d’uscita si affidano ad avvocati senza scrupoli, che promettono loro di aiutarle (certamente in cambio di notevoli somme di denaro) facendo richiesta di asilo politico. Una richiesta che rarissimamente andrà a buon fine.
Nei primi anni della nostra presenza a Ponte Galeria, in sintonia con chi operava nel Cie e attraverso i nostri contatti con le detenute, riuscivano a far uscire alcune di queste giovani vittime di tratta per iniziare un progetto di reintegrazione e legalizzazione, ridonando loro dignità, libertà e legalità.

Oggi, invece, questo è molto più difficile perché i trafficanti e gli avvocati consigliano di far richiesta di asilo politico, anche se la nostra esperienza ci dice che nel 95 per cento dei casi questo status non sarà mai concesso. Intanto, si prolunga di qualche mese l’illusione di una legalità che non sarà mai ottenuta.
Il sottosegretario al ministero dell’Interno, Saverio Ruperto, ha recentemente dichiarato che entro la fine dell’anno i Cie avranno miglioramenti organizzativi e gestionali con l’obiettivo di «dare uniformità alle varie prassi che si sono stabilizzate» al loro interno. Personalmente non sono molto ottimista e penso che non cambierà nulla se non c’è la volontà di mettersi in ascolto anche di chi da anni conosce il problema e continua ad offrire la propria esperienza e presenza, mirando al vero bene delle persone.

Quante volte abbiamo chiesto alle autorità competenti di visitare con noi questi luoghi di disperazione e sofferenza; abbiamo fatto proposte per ottenere un locale che servisse per l’aggregazione dei gruppi e per attività formative e ricreative; abbiamo suggerito di poter costituire tavoli di riflessione e coordinamento dove discutere di queste situazioni e trovare insieme soluzioni degne di esseri umani, con diritti e doveri assunti da tutte le parti; abbiamo insistito perché queste persone vengano rimpatriate senza inutili ritardi e in modo dignitoso; abbiamo suggerito rimpatri assistiti che salvaguardino la dignità della persona che torna a casa a mani vuote dopo il fallimento del suo sogno migratorio...

Purtroppo, tutto questo non è ancora stato recepito, ma noi continuiamo a entrare ogni sabato al Cie di Ponte Galeria per essere almeno una presenza di ascolto, comprensione e consolazione di chi vive nella disperazione.

Il Rapporteur ha ringraziato e ha chiesto proposte concrete. Dal canto nostro, abbiamo di nuovo ribadito con forza alcuni punti: un’accoglienza nel nostro Paese fatta con progettualità e competenza in linea con le norme e gli standard internazionali; la chiusura dei Cie e la ristrutturazione dei Cara; la revisione delle procedure nelle nostre ambasciate all’estero per concedere i visti di ingresso regolari, quando ci sono tutti i presupposti per farlo, altrimenti si rischia di favorire l’immigrazione clandestina e il traffico di esseri umani; la creazione di tavoli di confronto e discussione con quanti sono particolarmente impegnati e senza interessi nel vasto mondo degli immigrati e del loro futuro di persone.
Solo lavorando in rete con tutte le forze che si occupano di questa emergenza e del vasto fenomeno dell’immigrazione si potranno trovare risposte adeguate per costruire insieme il futuro nuovo di una società multiculturale.

Pubblicato il 10 ottobre 2012 - Commenti (0)
01
ott

Schiave d'Europa

Il commissario europeo Cecilia Malmström, incaricata degli Affari interni, ha reso noto un rapporto sul traffico degli esseri umani specialmente per lo sfruttamento sessuale che ci conferma, una volta di più, l’enormità di questo dramma e l’urgenza di intervenire. «Il traffico degli esseri umani è la schiavitù dei nostri tempi - ha denunciato la commissaria Ue -: soprattutto il traffico delle donne sfruttate per il commercio del sesso. Romania e Bulgaria sono i Paesi più colpiti. I dati sono in aumento. Le cause? Certamente la crisi economica ha reso queste stesse vittime ancora più deboli. E noi avremmo dovuto fare molto di più nel passato, per aiutarle».

Il rapporto precisa che tre quarti delle vittime di traffico di esseri umani sono oggetto di sfruttamento sessuale; le donne sono il 79 per cento del totale, e il 12 per cento di queste sono ragazze minorenni, 2 su 10 sono maschi.
È vero, molto è stato fatto ma la legislazione non basta se non si crea una cultura del rispetto e del vero valore della dignità di ogni persona. In Italia, ad esempio, abbiamo una delle migliori legislazioni europee per la protezione e la reintegrazione sociale delle vittime di sfruttamento e riduzione in schiavitù alle quali viene pure dato un permesso di soggiorno per motivi sociali o umanitari. (art. 18 del T.U sull’immigrazione del 1998).

Da allora oltre 6.000 vittime di tratta hanno usufruito di questa legislazione e sono state aiutate a reintegrarsi nel nostro tessuto sociale. Oggi però, sempre di più, facciamo fatica a far applicare questa legge agli stessi enti preposti, anche quando le vittime sporgono denuncia. Molte di queste giovani sfruttate devono attendere parecchi mesi e a volte anni prima di ottenere i dovuti documenti e prima di poter riprendere in mano la propria vita e il proprio futuro in modo dignitoso. Le nostre istituzioni e case di accoglienza si sono molto rallegrate lo scorso anno quando l’Unione europea ha emanato una nuova normativa per le persone vittime di tratta, approvata nel febbraio del 2011. Questo nuovo testo, che fissa i principi generali sulla prevenzione del fenomeno della tratta e sulla protezione delle vittime, dovrebbe entrare in vigore nell’aprile 2013. Questo potrebbe favorire una maggior cooperazione tra gli Stati europei in particolr per il contrasto della criminalità organizzata.

Purtroppo, come sovente abbiamo costatato e denunciato, dopo tanti anni di impegno da parte di enti pubblici e privati, nonché di organizzazioni di volontariato, Caritas e congregazioni religiose, soprattutto femminili, il problema non tende a diminuire, anzi. Il meccanismo di questa nuova e moderna schiavitù, particolarmente di donne e minori, cambia strategie e modalità di reclutamento, trasporto e gestione pur di sostenere un grande “business” fatto di interessi e corruzione e di assicurare al tempo stesso la richiesta di sesso a pagamento.

Ciò che ci preoccupa maggiormente in questo momento sono i dati che riguardano soprattutto le minorenni, menzionati dal commissario perché le cifre potrebbero essere notevolmente in difetto. Lo scorso 19 settembre l’Italia ha finalmente ratificato la Convenzione di Lanzarote per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, con la condanna categorica della pedofilia e pedopornografia. Ci sono voluti tre anni perché il Senato desse il via libera definitivo al provvedimento contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale sui bambini. Entra così nel codice penale la parola “pedofilia” per cui è prevista la reclusione da un anno e sei mesi a cinque anni per chi si macchia di questo orribile reato. Ciononostante, la realtà di sfruttamento che incontriamo ogni giorno sulle nostre strade, nei night club e negli appartamenti continua a essere molto triste e allarmante.

Ci auguriamo che la nuova normativa approvata nelle scorse settimane dal governo italiano sullo sfruttamento sessuale dei minori trovi piena applicazione, senza scuse e senza remore, e che includa anche il fenomeno del “turismo sessuale”, che riguarda tre milioni di persone in tutto il mondo, molte delle quali dei veri e propri pedofili. Questo mercato molto proficuo non conosce crisi e vede gli italiani in prima fila. Li chiamano travelling sex offender, viaggiano in cerca di esperienze sessuali, soprattutto con minori.

Le risposte date dai diversi Paesi dell’UE si differenziano a secondo delle situazioni economiche sociali e culturali, mentre tutti i Paesi sono d’accordo sul fatto che si debba agire subito per trovare soluzioni adeguate. La Commissaria ha lanciato una consultazione tra i vari Stati per integrare efficacemente la direttiva europea già approvata. A tutti viene chiesto di fare molto di più dando maggior attenzione a cinque punti prioritari per una vera strategia quinquennale e globale: prevenzione del traffico; punizione sicura dei responsabili; identificazione e protezione delle vittime; coordinamento interstatale, anche con Paesi fuori dalla Ue; aumento dell’informazione sul fenomeno.

Io sento il bisogno di aggiungere un altro punto, forse il più strategico di cui molto raramente si parla: il contrasto della richiesta di sesso a pagamento da parte del nostro mondo maschile e maschilista, che non vuole mai mettersi in discussione. È proprio la richiesta costante e per molti versi in crescita, che alimenta la catena di queste nuove schiave. Fino a quando ci sarà la richiesta i trafficanti troveranno i modi per importare e tenere imprigionate migliaia di giovani donne che sognano una vita migliore per loro e i loro cari e si trovano letteralmente a vivere l’inferno.

Pubblicato il 01 ottobre 2012 - Commenti (1)

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Autore del blog

Noi donne oggi

Suor Eugenia Bonetti

Missionaria della Consolata, è stata per 24 anni in Kenya. Al ritorno comincia a lavorare in un Centro d’ascolto e accoglienza della Caritas di Torino, con donne immigrate, molte delle quali nigeriane, vittime di tratta. Dal 2000 è responsabile dell’Ufficio tratta dell’Unione superiori maggiori italiane (Usmi). Coordina una rete di 250 suore di 70 diverse congregazioni, che operano in più di cento case di accoglienza. Il presidente Ciampi l’ha nominata nel 2004 Commendatore della Repubblica italiana.
Ha scritto con Anna Pozzi il libro "Schiave" (Edizioni San Paolo).

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