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Quaresima: idee per un digiuno digitale

Con l’inizio della quaresima può essere opportuno tornare a parlare di digiuno digitale.
Non si tratta di una privazione che porta alla rinuncia fine a se stessa, magari nell'illusione che una mortificazione del desiderio possa portare automaticamente a frutti spirituali, ma di scoprire che altri valori e altre dimensioni possono farci riconsiderare tempi e usi degli strumenti elettronici.
Proviamo a suggerire quattro strategie che motivano e sostengono questa proposta di digiuno, soprattutto per i più giovani. La prima consiste nell’invertire il processo di causa effetto secondo il quale la privazione apre allo spirito dimensioni più profonde partendo, invece, da una forte esperienza spirituale che sia in grado di affievolire il desiderio del cordone ombelicale digitale.

La seconda strategia passa per la contemplazione e, di conseguenza, per lo spostamento focale dell’attenzione. «Abbiamo organizzato un'escursione in montagna con la famiglia -mi racconta un padre di tre figli- ti assicuro che una volta giunti in quota i ragazzi si sono dimenticati di tutte le loro diavolerie elettroniche, e non era solo a motivo dell’assenza di campo telefonico». Ciò che affascina riempie, coinvolge, può far passare in secondo piano i legami di dipendenza sciogliendo quello stato ansioso che li alimenta.

La terza strategia parte dagli studi dello psicologo Mihály Csíkszentmihály, che ha descritto l’esperienza ottimale come una proposta che richiede alte sfide e forte coinvolgimento. Lo studioso ungherese ha elencato questi elementi come costitutivi dell’esperienza ottimale: obiettivi chiari, concentrazione totale sul compito, piacere intrinseco, perdita dell’autoconsapevolezza, distorsione delle coordinate spazio temporali, sfida. Chi entra in questo “flusso” è totalmente assorbito, tanto che in ambito sportivo si parla di trance agonistica. Alte sfide come antidoto alla noia e al piccolo cabotaggio.

L’ultima via passa attraverso la relazione umana. La relazione vera e profonda sazia, la relazione frettolosa può creare un groviera affettivo che richiede un costante riempimento digitale. Dai piccolissimi lasciati per ore davanti alla tv alla difficoltà di dialogare a pranzo, passando per i rapporti affettivi gestiti via sms e email la gamma è davvero ampia. Digiuno digitale non come pratica di ascesi, ma come provocazione che spinge a cercare esperienze di pienezza che aiutano a ridimensionare l’invadenza digitale.

Pubblicato il 23 febbraio 2012 - Commenti (1)

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Postato da Andrea Annibale il 05/03/2012 01:10

Ho l’impressione che l’ossessione digitale aumenti l’egocentrismo. La comunione può realizzarsi anche su internet a condizione di instaurare un dialogo autentico che non può esaurirsi in un semplice tweet! Perché non pregare per quelli che si connettono con noi tramite internet? Ho letto sulla Civiltà Cattolica che la comunicazione digitale arriva quasi sino a celebrare la liturgia anche se non si può prendere l’eucarestia via internet. Sulla proposta di don Marco Sanavio non sono molto d’accordo perché nel deserto ci si può portare anche un computer, però il computer non si connette perché non ci sono ripetitori. Il computer non connesso può diventare strumento per scrivere preghiere e poesie. Ciao don Marco, ti voglio bene. Facebook: Andrea Annibale Chiodi; Twitter:@AAnnibale.

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Autore del blog

Un prete in Rete

Don Marco Sanavio

Prete della diocesi di Padova che dal 1999 si occupa di coniugare il mondo della tecnologia con la pastorale. Ha iniziato a collaborare con alcuni uffici della Conferenza episcopale italiana in occasione del Grande giubileo del 2000, creando il sito www.giovani.org. Attualmente è all'interno del consiglio direttivo dell’Associazione webmaster cattolici italiani. A Padova è direttore dell'Ufficio comunicazioni sociali della diocesi e segue la formazione di adulti e ragazzi all'uso dei new media.

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