08
mag

Social network e morte: qual è il limite?

Spesso i familiari di persone defunte continuano a usare i social network e a postare contenuti per loro. E' giusto? (foto Corbis)
Spesso i familiari di persone defunte continuano a usare i social network e a postare contenuti per loro. E' giusto? (foto Corbis)

«Vi abbraccio tutti e vi raccomando di fare attenzione a papà, soprattutto quando guida» la frase che rivela affetto e cura familiare non avrebbe nulla di strano se non fosse comparsa sul profilo Facebook di una giovane mamma prematuramente scomparsa. È un fenomeno che si sta intensificando, con cifre significative, quello della presenza nei social network di account che continuano a rimanere attivi anche dopo la morte della persona che li ha aperti. Qualche familiare, a conoscenza della password di ingresso, continua a scrivere in sostituzione della persona defunta.
Il fenomeno fa riflettere: se per un verso emerge il riflesso della fede cristiana nella vita che continua oltre la morte, dall’altro vien da chiedersi se non sarebbe stato più opportuno congelare il profilo all’interno del social network alla scomparsa della persona stessa, se non eliminarlo completamente. In Rete, già da qualche tempo, si discute di “Diritto all’oblio”.

Per analogia con il termine già utilizzato nel diritto, dovrebbe concretizzarsi nella possibilità di fare cancellare tutti i propri dati personali conservati nei vari archivi elettronici dopo la morte. Ci si chiede se, vista la gran mole di dati consegnati da ciascuno all’elettronica, sia una pratica possibile.
Il messaggio inviato da papa Benedetto per la 47a Giornata mondiale delle comunicazioni sociali si conclude con un invito chiaro: «Non ci dovrebbe essere mancanza di coerenza o di unità nell’espressione della nostra fede e nella nostra testimonianza del Vangelo nella realtà in cui siamo chiamati a vivere, sia essa fisica, sia essa digitale.»
Il web sviluppa una dimensione spirituale molto potente, forse per questo molti ritengono opportuno sottolineare la loro fede nella vita che non muore continuando a scrivere al posto della persona cara passata a miglior vita.
La coerenza con l’esistenza terrena e con le prospettive del Vangelo ci suggerisce, però, che è più rispettoso e corretto chiudere o congelare i profili personali al termine della vita. Il ricordo della persona cara è più opportuno consegnarlo alla fede personale e alla preghiera.

Pubblicato il 08 maggio 2013 - Commenti (0)
05
nov

Federica, Facebook e la distorsione dei fatti

Una ragazza davanti i fiori sul luogo dove Federica, la ragazza di 16 anni è stata trovata morta sul lungolago di Anguillara in località Vigna di Valle (Roma) (foto Ansa).
Una ragazza davanti i fiori sul luogo dove Federica, la ragazza di 16 anni è stata trovata morta sul lungolago di Anguillara in località Vigna di Valle (Roma) (foto Ansa).

La tragica vicenda di Federica, la ragazza trovata morta la mattina del 1 novembre sulle rive del lago di Bracciano, ha riportato a galla il tema dei profili nei social media. Da un lato va riconosciuto che Facebook è uno luogo ordinario all’interno del quale si estende la socialità dei ragazzi che, tra l’altro, sono consapevoli di raccontarsi in pubblico con foto e messaggi.
E’ importante che gli adolescenti possano esprimersi anche all’interno del web, come è altrettanto importante che possano essere accompagnati ed educati nel farlo, per avere il senso del limite, del pubblico e del privato, della riservatezza e dei rischi che possono correre. Dall’altro lato c’è il diritto di cronaca che si intreccia con la curiosità quasi morbosa di scavare nella vita delle persone partendo da ciò che è più accessibile, ovvero da quanto hanno pubblicato nei loro profili personali in Rete.
La carta di Treviso (5 ottobre 1990) tutela la riservatezza dei minori e la considera come prioritaria sul diritto di cronaca.
Qualche ora dopo la morte le foto del profilo Facebook di Federica comparivano già in album confezionati al volo da varie testate web, dietro la giustificazione che, comunque, si trattava di materiale pubblico.
Peccato che quelle immagini abbiano dato origine anche alle più svariate interpretazioni dei media, distorcendo la loro vera natura e significato. Per ammissione dello stesso zio della ragazza quelle foto sono in realtà un regalo della sua compagna, fotografa professionista, un gesto affettuoso di una persona a lei vicina.
Un book scattato quasi per gioco che ha dato modo a questa giovane di Anguillara Sabazia di potersi raccontare nella bellezza dei suoi 16 anni, nulla di più.
Nulla che possa giustificare le illazioni insinuate stampa e web.

In occasione degli incontri che scuole e parrocchie organizzano con i giovani sul tema dei social network raccomando sempre agli adolescenti di proteggere il più possibile i loro dati in Rete.
Federica lo aveva fatto saggiamente, evitando di inserire il suo vero cognome. Le uniche informazioni che non sono protette, in questo momento, sono le belle foto scattate dalla zia e un messaggio accanto al nome che rivela l’amore per un ragazzo.
Sufficienti comunque a scatenare la fantasia di chi si improvvisa investigatore e non si fa scrupolo di trarre conclusioni affrettate.
In Facebook, dopo morti violente o improvvise, si assiste a fenomeni che sollevano domande e questioni etiche non da poco: da chi continua a scrivere sul profilo personale al posto della persona defunta al sorgere di pagine pubbliche che amplificano le vicende con esiti non sempre veritieri e positivi.
Forse sarà bene riflettere un po’ di più su come gestire la informazioni dei social network in alcune situazioni limite e, in ogni caso, continuare ad educare i più giovani ad abitare un luogo che ormai appartiene sempre più alla loro socialità quotidiana.

Pubblicato il 05 novembre 2012 - Commenti (0)
24
mag

Melissa e il popolo della Rete

Nei primi anni del terzo millennio si usava pubblicare una “netiquette” accanto a forum e chat, una sorta di “etichetta”, di codice della Rete che cercava di suggerire i comportamenti più corretti per chi utilizzava la rete con un certo grado di interattività.
Forse qualche richiamo ad un codice etico, deontologico e alle più elementari norme di buon senso non farebbe male nemmeno oggi. La tragica vicenda che ha coinvolto le studentesse della scuola "Francesca Laura Morvillo Falcone” di Brindisi ha suscitato le reazioni più diverse nel popolo della Rete.

Molti, con grande rispetto, hanno pubblicato frasi affettuose, attestazioni di solidarietà e anche preghiere e frasi di commiato per Melissa Bassi. Sono comparsi anche video che ritraggono Melissa bambina, girati in occasione della prima comunione e di una recita scolastica. Qualunque fosse lo scopo di chi ha reso pubblici i video di certo c’è che il popolo del web ha scatenato una violenta reazione perché fossero rimossi al più presto, nel rispetto della giovane vittima. La netiquette, non scritta, è stata ribadita con forza dal comportamento concreto dei cybernauti che, a volte, sanno autoregolamentare un territorio che appare senza norme e confini.

Al di là delle opinioni personali sta nascendo in rete una sorta di autocoscienza, un sentire comune che per lo meno si pone domande e interrogativi su quanto transita attraverso il Web. Un processo autonormato con tutti i rischi del caso ma anche monitorato da migliaia di persone che gettano uno sguardo critico su processi che, altrimenti, sarebbero incontrollabili.

Senza appello, invece, il brutto scivolone del giornalista Sandro Ruotolo che ha pubblicato su Twitter nomi e foto che identificavano due sospettati dell’attentato di Brindisi, scagionati poi dalle verifiche degli investigatori. Loro hanno rischiato il linciaggio fisico, Ruotolo quello della Rete. Qualche minuto in più di attesa avrebbe giovato tutti, anche al buon giornalismo.

Pubblicato il 24 maggio 2012 - Commenti (3)
05
gen

Caro, scusa ma preferisco Facebook

Ancora Facebook sotto accusa, stavolta come fattore scatenante dello scoppio di coppia. A lanciare l’accusa il sito inglese www.divorce-online.co.uk, specializzato in servizi per gli sposi che hanno deciso di mettere fine alla loro unione. L’allarme, rimbalzato in rete nei giorni scorsi, proviene da una ricerca condotta proprio da Divorce online su un campione di 5000 richieste di divorzio pervenute al sito britannico, che conta oltre 67000 clienti dal giorno della sua apertura. Il 33% degli intervistati indica Facebook come la causa principale della separazione tra coniugi indicando come primi incriminati i messaggi inviati a persone dell’altro sesso e, successivamente, i commenti sgradevoli e le soffiate di amici e conoscenti che bazzicano sul noto social network.



Indicare Facebook come causa dei divorzi sarebbe come incolpare la febbre di essere causa dell’influenza o incriminare le vetrine dei pasticceri per il nostro soprappeso. Non possiamo accusare coltelli e pistole di essere causa di gran parte degli omicidi nel mondo. Qualcuno obietterà che Facebook non è considerato solo uno strumento ma un vero e proprio ambiente di vita: bene, in questo caso va evidenziato come non sia possibile accusare una città ritenuta violenta di rendere automaticamente violenti i suoi abitanti, come se gli stimoli esterni inghiottissero la libertà degli individui. «I social network ti offrono la tentazione su un piatto d’argento» scrive Laura75 in un forum online che tratta di questo tema. Ma nessuno di noi è un automa, nessuno è così svuotato di volontà e buon senso da cedere inesorabilmente al sequestro emotivo imputato a Facebook e compagni.

Maunuele Petrilli un cameraman che ha una certa confidenza con la Rete ha pubblicato una decina di mesi fa un video su Youtube, in occasione dell’ennesima ondata di accuse scaricate su Facebook come causa delle separazioni dei coniugi. In un cartello, posto all’inizio del breve contributo pubblicato qui sotto, si legge: «Facebook è motivo di litigi e divorzi… a mio avviso è anche uno strumento che velocizza quello che prima o poi sarebbe dovuto finire… dove l’amore viene messo a dura prova.»



Mi chiedo se sia sufficiente un commento sgradevole o un flirt su Facebook a troncare una vera storia d'amore, o se in questi casi la fragilità della coppia provenga da altri fattori. Permettetemi un’ultima osservazione su quel “prima o poi sarebbe dovuto finire” citato nel video. Esiste un’ancora di salvataggio che racconta come il vero amore possa ricostruire anche dove altri tentativi hanno fallito. Si tratta di Retruovaille (www.retrouvaille.it), un metodo collaudato che rimette in contatto la coppia, il “salvagente per matrimoni in difficoltà” che fa appello all’amore, alla preghiera e alla natura stessa del sacramento per riconciliare tra loro i coniugi in difficoltà. E anche questo lo trovate in Rete, tanto quanto l’incriminato Facebook.

Pubblicato il 05 gennaio 2012 - Commenti (2)
29
set

Ragazzi, proteggete il profilo su Facebook

Nella preparazione alla cresima si insegna ai ragazzi il rispetto del proprio corpo. «E’ il tempio dello Spirito santo –spiegava la mia catechista di un tempo- e come tale dovete prendervene cura per preparavi al momento in cui nessun altro lo farà al posto vostro.» Oggi la rapida evoluzione dei social media ha mutato anche le attenzioni della catechesi. Proprio la scorsa settimana un catechista mi ha invitato a spiegare ai suoi ragazzi come proteggere la loro identità digitale su Facebook. Complimenti, innanzitutto, a questo giovane formatore che ha compreso come i ragazzi che sta accompagnando a ricevere il sacramento vivano la loro presenza in rete come una estensione della loro personalità e ha pensato di affrontare l’argomento. Interessante anche la lettura antropologica che ha dato del fenomeno: oggi il corpo è anche quello mediato dall’elettronica, quello di cui è più difficile prendersi cura perché ancora troppo nuovo e lontano dal controllo degli adulti. E i social media non sembrano più essere soltanto un moda.


Negli incontri assembleari a cui mi invitano spesso gruppi di genitori per discutere dei new media mi rendo sempre più conto della difficoltà degli adulti nel governare l’utilizzo massiccio dell’elettronica da parte dei figli. Ricette magiche? Nessuna, fin’ora, se non il consiglio di conoscere un po’ di più i mezzi che si hanno di fronte e aiutare i figli ad acquisire uno spirito critico nel loro utilizzo. A seconda dell’età della prole, le strategie variano: dal controllo parentele su e-mail e siti visitati, ai vari filtri, alla contrattazione di tempi e modi sino a giungere alla formazione vera e propria. Purtroppo sono ancora gli strumenti di formazione e le agenzie che si occupano di media education con uno sguardo speciale sui nuovi mezzi elettronici. Noi, nel nostro piccolo, suggeriamo di partire da una mini guida per proteggere profilo e privacy su Facebook, anche grazie ai nuovi strumenti introdotti di recente dal popolare social network. E’ opera dell’informatico Silverio Galante e si può scaricare liberamente.

Pubblicato il 29 settembre 2011 - Commenti (2)
27
lug

Gmg, generazione Facebook

C’è qualcuno in casa che si sta preparando per la Giornata mondiale della gioventù di Madrid? Stavolta sarà davvero “social”, il primo evento di questo tipo che si innesta nella generazione collegata da Facebook. Gli organizzatori spagnoli, infatti, hanno investito parecchie energie nel contattare i giovani attraverso i social network, primo fra tutti Facebook che nella pagina dedicata ai pellegrini italiani raggiunge quasi 30.000 iscritti. Sempre all’interno di Facebook viene proposta dal comitato spagnolo una particolare applicazione “Madrid 2011” che diventa una sorta di diario online per il pellegrino, con possibilità di scaricare e pubblicare contributi multimediali. L’ultima opzione di scelta accompagna il navigatore all’interno di un concorso sulla sostenibilità di un evento così massiccio; tra quanti seguono le tappe del cammino verranno sorteggiati i fortunati che avranno un accesso preferenziale alla veglia del 20 agosto.

All’appello si presenta timidamente anche il social network Xt3, nato all’indomani della Gmg di Sydney come tentativo pastorale di mantenere i contatti tra i giovani una volta terminato l’evento, penalizzato certamente dalla capillare diffusione di Facebook e dalla difficoltà di gestire le varie aree linguistiche.



Nei giorni del grande incontro madrileno sarà possibile seguire gli eventi in diretta grazie al canale Livestream predisposto dal comitato spagnolo. Nel frattempo proliferano i video su Youtube collegati in qualche modo alla Gmg. In quello che vi proponiamo qui sotto viene simpaticamente presentato il “Kit degli Italiani”.


Pubblicato il 27 luglio 2011 - Commenti (0)
12
lug

Internet e Facebook strumenti di Satana?

Il blog di Giacomo Galeazzi su La Stampa.
Il blog di Giacomo Galeazzi su La Stampa.

Il sasso nello stagno è partito da un’affermazione attribuita a don Gabriele Nanni, già esorcista nelle diocesi di Teramo e l’Aquila e consultore per la Congregazione delle cause dei santi, raccolta chissà da quale fonte e gettata in pasto ai webgiornalisti. Secondo quanto riportato da più testate online sembra che negli ultimi anni il satanismo da un interesse di nicchia si è trasformato in «un fenomeno di piazza con l’avvento di Internet e dei social network». Il corso sull’ esorcismo citato da più fonti e svoltosi all’ Ateneo pontificio Regina apostolorum risale ad aprile scorso. Che l’interesse per il satanismo possa essere amplificato dai rapidi contatti creati da Internet è presumibile ed è altrettanto giustificato alzare la guardia nei casi in cui da curiosità malsana diventi pratica vera e propria, ma lanciare un allarme sul web-satanismo mi sembra davvero esagerato. La fantasia si spreca nei titoli delle agenzie e dei blog in Rete: “Sos Web satanismo” (lastampa.it), “Vaticano contro Internet” (diredonna.it), “Internet è il regno di satana” (giornalettismo.com). Si sa, il tema suscita la curiosità soprattutto dei teen-agers ed è lecito essere preoccupati per loro, vista la delicata fase di crescita che stanno attraversando. Ma il satanismo non è l’unico tema malsano che possono trovare in rete: da pagine web che incitano alla violenza, siti di pseudo informazione sul sesso, a tutorial sul fai-da-te delle operazioni più tossiche e pericolose che si possano sperimentare c’è un po’ di tutto.

Sempre riguardo questo tema più di un’agenzia web ha riportato la notizia che la diocesi di Frascati ha diffuso in rete un vademecum anti satana. In realtà si tratta di una pubblicazione catechistica scritta dal vescovo che al capitolo XXIX tratta della presenza del diavolo. Dalla curia di Frascati confermano che il cosiddetto “vademecum” che tutti citano come proveniente dalla fonte “copia e incolla” in realtà è una parte delle catechesi del vescovo pubblicate in rete ormai da un paio d’ anni. E’ positivo che qualcuno se ne sia accorto, ma un po’ di precisione sulle fonti non guasterebbe.


Forse, più che lanciare allarmi nel web che nel giro di 24 ore sono già caduti nel fiume dell’oblio sarebbe più opportuno aiutare educatori e genitori in un opera di formazione alla navigazione in Internet e all’uso dei new media, sottolineando innanzitutto i punti di forza e aiutando i più giovani a formare una coscienza critica verso i contenuti che incontrano in Rete, unico antidoto veramente valido contro ogni pericolo e minaccia.

Pubblicato il 12 luglio 2011 - Commenti (0)

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Autore del blog

Un prete in Rete

Don Marco Sanavio

Prete della diocesi di Padova che dal 1999 si occupa di coniugare il mondo della tecnologia con la pastorale. Ha iniziato a collaborare con alcuni uffici della Conferenza episcopale italiana in occasione del Grande giubileo del 2000, creando il sito www.giovani.org. Attualmente è all'interno del consiglio direttivo dell’Associazione webmaster cattolici italiani. A Padova è direttore dell'Ufficio comunicazioni sociali della diocesi e segue la formazione di adulti e ragazzi all'uso dei new media.

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