27
ago

Il pulcino Pio e il cinismo della morte

La storia del "pulcino Pio" è il tormentone dell'estate. Ma tanti genitori protestano per come finisce la filastrocca e per il modo amaro con cui parla della morte ai più piccoli.


Il “pulcino Pio” è nato nel maggio scorso a Radio Globo (www.radioglobo.it), un’emittente che copre Roma e provincia, come canzone per bambini sulla falsariga di una filastrocca brasiliana che assomiglia alla nostra “vecchia fattoria”. Estremamente semplice e lineare nella linea melodica, ha catturato piccoli e adulti che lo ballano da un capo all’altro della penisola senza timore di essere giudicati troppo infantili. Anzi sembra essere proprio questo ritorno all’età puerile il segreto del suo successo.

A differenza della storia originale brasiliana, però, “il pulcino pio” si conclude in modo estremamente cinico, con un trattore che schiaccia il piccolo implume giallo. Un finale dal sapore amaro che ha deluso molti tra i più piccoli e suscitato la perplessità dei genitori. Era necessario un finale splatter per una canzone destinata all’infanzia o si poteva trovare un espediente migliore? Morgana Giovannetti, ex bambina prodigio del Bagaglino e voce del tormentone, ammette in un’intervista pubblicata sul web: «Dovevamo trovare un finale e, non sapendo che fare, abbiamo deciso in maniera un po’ cinica di farlo fuori».

Non si tratta di fare del moralismo su una canzoncina leggera o di attaccarsi ad un cavillo. E’ pur vero che i bambini possono assistere a scene raccapriccianti semplicemente accendendo la tv domestica, anche in fasce orarie protette. Il desiderio è solo quello di fermarsi per qualche istante a riflettere su quanto sia delicato e complesso parlare ai bambini più piccoli della morte.

Un buon numero di genitori mi ha chiesto come fare per spiegare ai loro figli la cruda realtà della morte in modo coerente con la fede cristiana. Non è semplice, è bene muoversi in modo progressivo ma veritiero, senza inventarsi soluzioni troppo fantasiose, altrimenti la morte rischia di essere una realtà accostata solo attraverso schermi e monitor, lontana da ogni coinvolgimento personale. Proteggere ad oltranza un figlio dal contatto ravvicinato con questa dolorosa realtà che tocca le nostre esistenze forse non è la strada migliore. Tenendo sempre presente che i cristiani credono (o almeno questo è ciò che la loro fede propone) in una vita dopo questa vita.

Il modo dispettoso e gratuito con cui il pulcino Pio termina la sua esistenza ha suscitato le proteste di molti genitori. Forse anche per questo a Radio Globo stanno pensando di farlo risuscitare.

Pubblicato il 27 agosto 2012 - Commenti (4)
15
ago

La rivoluzione di padre Hannan

Far crescere la spiritualità cristiana attraverso i film?

E farlo, tra l’altro, in una struttura per esercizi spirituali dove si osserva il massimo silenzio? E’ l’originale obiettivo che da qualche anno si è posto Peter Hannan - un canuto gesuita di Dublino che da anni sperimenta il linguaggio simbolico nel suo ministero sfidando la forma classica e le aspettative degli uditori più tradizionalisti.

«Sono stato missionario nello Zambia per 12 anni - spiega padre Hannan- al mio rientro in Irlanda ho approfondito l’approccio catechetico, ovvero come comunicare quelle verità di fede che sembrano così sganciate dalla vita dell’uomo di oggi. Attraverso canzoni, immagini e spezzoni di film ottengo molto più che con qualsiasi omelia.»

Ai suoi ritiri spirituali in cui utilizza il cinema, chiamati “Movies that matter” (film che interessano, che contano), partecipano molti giovani attratti  inizialmente dal linguaggio cinematografico e successivamente coinvolti in un profondo cammino spirituale.

«Il mio metodo è semplice –continua padre Peter, 77 anni compiuti- presento il film, lo si guarda insieme, e poi dò spazio alle storie personali. Il cinema diventa un ponte tra la vita dei presenti e le vicende narrate nella Bibbia. Fermarsi ad ascoltare il vissuto, anche senza farci sopra immediatamente della catechesi, non è mai tempo perso! E’ fondamentale per portare quella persona ad incontrare il Cristo

Padre Peter Hannan è un noto autore di libri di spiritualità in Irlanda. Ne ha scritti otto (www.peterhannan.ie/books.html). I più curiosi sono quelli che collegano l’enneagramma, una mappa che descrive nove tipi di personalità (http://it.wikipedia.org/wiki/Enneagramma_della_personalit%C3%A0), all’amore di Dio. «Possiamo percepire l’amore che Dio ha nei nostri confronti, in nove modi diversi –spiega l’originale gesuita- che richiamo altrettante rappresentazioni del volto del Padre o di Gesù Cristo. Ognuno può scegliere quale volto è più consono alla sua storia personale.»

Il blog di Peter Hannan replica nel nome il titolo di un suo libro “The quiet revolution” (www.peterhannan.ie), una pacifica rivoluzione interiore che lui tenta di scatenare con fotogrammi e pagine della Scrittura, ma anche una provocazione per chi pensa che la spiritualità si alimenti con prassi noiose e pesanti da reggere.

Pubblicato il 15 agosto 2012 - Commenti (0)
09
ago

Schwazer e la morale del web

Alex Schwarzer, l’atleta escluso dalle olimpiadi per doping, ha affermato inizialmente di essersi procurato l’Eritropoietina, una proteina che stimola la produzione di globuli rossi, tramite Internet. Ha poi cambiato versione affermando, comunque, che aveva usato la Rete per informarsi su come procurarsela. Difficile credergli, pochi sono disposti a pensare che abbia agito in modo tanto dilettantesco. In ogni caso tutto è possibile.

Al di là degli sviluppi che emergeranno da questa vicenda per fare ulteriore chiarezza, va rilevato un meccanismo che si insinua spesso nella mente dei cybernauti: ciò che è possibile può diventare anche lecito. Alcuni fatti gravi capitati all’interno di scuole superiori del Nordest con cui sono venuto a contatto, ad esempio, hanno fatto emergere come l’aver letto informazioni in Rete e aver condiviso progetti malsani con altri utenti abbia in qualche modo sospeso il giudizio morale sull’azione da compiere.

Non sembra trattarsi solamente di un fenomeno legato alla crescita che coinvolge gli adolescenti, basti pensare a quanti tradimenti coniugali si consumano in Rete per comprendere che il confine tra il possibile e il lecito è diventato una sottile membrana permeabile.


Le cronache locali riportano spesso notizia di sportivi che hanno assunto sostanze dopanti acquistate attraverso in web e recapitate direttamente a casa in un pacco anonimo e poi sono stati traditi dall’uso dilettantesco che ne hanno fatto e sono finiti in un letto d’ospedale.

In Rete si trova di tutto: da come costruire un ordigno artigianale a come abortire senza far sapere nulla alla propria famiglia. Informazioni che fino a qualche anno fa richiedevano una soglia di accesso discretamente alta e che ora sono alla portata di tutti.


Forse andrebbe fatto qualche passo ulteriore nella formazione delle giovani coscienze. Chi ha l’arduo compito di formare, educare, sostenere, allenare altre persone tenga presente che i contenuti della Rete possono contribuire ad abbassare le soglie della coscienza, il cervello fa il resto. Proprio per questo è bene che qualcuno ci ricordi lucidamente che non tutto ciò che è facilmente accessibile e condiviso diventa automaticamente lecito.

Pubblicato il 09 agosto 2012 - Commenti (0)
03
ago

Il turismo religioso

Turismo religioso. È un termine che mi mette sempre un po’ in guardia, più che rassicurarmi. La diffidenza sorge da più di un’esperienza personale dal gusto un po’ amaro, ma non è certo sufficiente a scoraggiare l’esplorazione di nuove strade che possono socchiudere la porta alla preghiera e alla spiritualità.

Dico “socchiudere” perché non è automatico che un viaggio, un pellegrinaggio, la visita ad un santuario o ad un luogo si trasformino immediatamente in un’esperienza spirituale. Anzi. Le attese di chi intraprende un percorso legato alla religione possono essere molte e, se ben accompagnate, emergono durante il viaggio stesso più che nella meta raggiunta.

Ricordo lucidamente, come se fosse capitata ieri, una mia esperienza di accompagnatore di pellegrini a un santuario mariano: ho raccolto le aspettative all’andata e i commenti delusi al ritorno ma, in realtà, ho visto alcuni dei miei compagni di viaggio cambiare prospettiva e atteggiamento grazie alla preghiera, alla condivisione, alle difficoltà del viaggio stesso.

Il turismo religioso non equivale direttamente ad un’esperienza di fede. Ci si può fermare anche soltanto alla visita di luoghi sacri di grande bellezza e suggestione senza che però questo abbia alcuna conseguenza o risonanza nel vissuto personale. Per chiarezza nei propri e altrui confronti è bene sgombrare il campo dall’equivoco.

La Rete più diventare utile anche per orientare in questo ambito. Attenzione, però! Dietro a siti che segnalano itinerari o case di ospitalità religiosa si nascondono operazioni commerciali che poco hanno a che fare con il turismo religioso. Troverete in internet molti portali che elencano case per ferie, conventi e altri luoghi che offrono ospitalità semplice. Non fidatevi ciecamente, controllate sempre tramite un motore di ricerca se quella determinata struttura esista, chiamate al telefono e magari verificate se nel web esistano già opinioni di altri viaggiatori in merito.

Anche se siete amanti del turismo religioso pedestre fate molta attenzione. Come vi fanno ben notare su http://www.ilcamminodisantiago.com/sopravvivere/ è meglio percorrere itinerari alternativi per evitare che in questi casi la meta sia una corsa ad accaparrarsi il letto per la notte e non godere del cammino, dei paesaggi e delle proposte di spiritualità.

Pubblicato il 03 agosto 2012 - Commenti (0)

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Autore del blog

Un prete in Rete

Don Marco Sanavio

Prete della diocesi di Padova che dal 1999 si occupa di coniugare il mondo della tecnologia con la pastorale. Ha iniziato a collaborare con alcuni uffici della Conferenza episcopale italiana in occasione del Grande giubileo del 2000, creando il sito www.giovani.org. Attualmente è all'interno del consiglio direttivo dell’Associazione webmaster cattolici italiani. A Padova è direttore dell'Ufficio comunicazioni sociali della diocesi e segue la formazione di adulti e ragazzi all'uso dei new media.

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