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gen

Non abbandoniamoli al gioco

Le foto sono riferite al Fiuggi Family Festival.
Le foto sono riferite al Fiuggi Family Festival.

Buon anno. Un anno che comincia denso di incognite ma con una certezza: la famiglia è più che mai il rifugio che può proteggere ed educare in un mondo in cui qualsiasi sicurezza sociale ed economica sembra esposto a una crisi di sistema che è anche crisi di valori.

 

     In questo contesto tornare a parlare di giochi è tutt’altro che banale, posto che nel gioco si concentra una parte non piccola dell’impegno familiare dove tutti i membri “mettono in gioco”, appunto, sé stessi, il loro desiderio sincero di conoscersi meglio e – pur con le ovvie e importanti differenze di età, di maturità e di ruolo – procedere insieme.

Non mi sembra inutile da questo punto di vista insistere sul fatto che è invece negativo disinteressarsi del gioco dei figli. Specie se si tratta di giochi interattivi e digitali, che a fronte di una grande semplicità di approccio e di un’altrettanto notevole capacità di coinvolgere, investono bambini e ragazzi con una enorme forza d’impatto emozionale, razionale ed etico. Davvero non c’è niente di banale nei videogiochi.

     Interessarsene, per genitori e nonni, non può d’altra parte significare – di fatto sarebbe impossibile farlo sempre o anche spesso – che l’adulto s’immerga nel gioco quanto il giovane, o che ne sorvegli ogni mossa. Sarebbe anche controproducente. A mio parere conviene comportarsi come si fa – o sarebbe opportuno fare – con qualsiasi libro o film che entri in casa: sapere che c’è, di che parla, con quale tono.

    Più in generale, credo che sia essenziale mostrare interesse al di là dell’incompetenza che quasi tutti gli adulti possiedono nei confronti di questo mondo. Il messaggio è: non sei solo, m’importa quello che fai, lo ritengo interessante e positivo, perciò non sentirti solo. Invece è molto negativo far passare messaggi del tipo “basta che stai tranquillo e non rompi le scatole puoi fare quello che vuoi”.

     È questo l’abbandono pericoloso, quello che induce insicurezza e che trasforma il gioco in fuga ed evasione: ovvero nella forma più dolente ed autolesionistica di ribellione familiare, quella silenziosa e solitaria.

Pubblicato il 04 gennaio 2012 - Commenti (0)
27
apr

Videogiochi, non sono un parcheggio per bebè

Rayman è uno dei personaggi più popolari delle avventure per bambini, un concorrente di SuperMario. È appena uscito “Rayman 3d” per il nuovo Ds Nintendo.
Rayman è uno dei personaggi più popolari delle avventure per bambini, un concorrente di SuperMario. È appena uscito “Rayman 3d” per il nuovo Ds Nintendo.

L’associazione italiana editori software videoludico (Aesvi) ha presentato il suo rapporto annuale sullo stato di questo settore dell’industria. Che in Italia fattura ormai da un lustro oltre un miliardo di euro, con una lieve flessione negli ultimi due anni da imputare – più che alla crisi – in parte alla pirateria che ha fatto soffrire giochi come quelli per Nintendo Ds, e in parte alle molte altre “finestre” che si sono aperte senza che però il rapporto (curato da GFK) ne tenesse conto: dai mondi online (le schede per collegarsi a “War of Warcraft” sono abitualmente al primo posto nelle classifiche) a quelle nuove console per giocare che sono i due cugini Apple, iPod e iPad.

Due considerazioni. Anzitutto la ribadita certezza che tutto possiamo fare tranne che sottovalutare i videogiochi. In due casi su tre ne abbiamo qualcuno in famiglia, nel terzo i figli li conoscono e ci giocano da amici. Serve avere idee chiare e farsene aiutare nella vita familiare e nell’educazione. Sarà utile che famiglia e scuola ne accettino l’esistenza e li tengano in giusta considerazione: solo così esisterà un pubblico maturo, capace di apprezzare ciò che va bene o di respingere ciò che non va bene, orientando il mercato e quindi la produzione.

In secondo luogo, i videogiochi dimostrano che la faccenda degli “immigrati digitali” e del “divario digitale” con i bambini è una panzana, o quantomeno una semplificazione. Guardate la qualità di questo “poliziesco” che sta per arrivare (a fine mese, ne riparleremo) e capirete perché giocare può non essere un capriccio infantile:



I numeri dicono che ooggi gli adulti “videogiocano” più dei bambini: spesso sono loro, bambini trent’anni fa, a istruire i figlioletti nella frequentazione di questo mondo.

Papà e mamme, diamoci da fare per stare accanto ai figli quando giocano: il vero nemico sono i videogiochi usati da area di parcheggio. Esattamente come la Tv.

Pubblicato il 27 aprile 2011 - Commenti (1)

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Family Game

Giuseppe Romano

Giuseppe Romano insegna Lettura e creazione di testi interattivi all'Università Cattolica di Milano e collabora con quotidiani e riviste su temi riguardanti l’era digitale, la comunicazione interattiva, i videogame, i fenomeni di massa.

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