25
ott

Genitori, ricordatevi del "parental control"

I computer Macintosh posseggono un dettagliato sistema di "parental control".
I computer Macintosh posseggono un dettagliato sistema di "parental control".

Nell’era digitale dei media “personal” le censure sono pressoché impossibili. Gli schermi si sono moltiplicati, rimpiccioliti, sono stati resi facili da intascare e nascondere. Più che mai ostentano l’ambiguo significato insito nel termine che li designa: mentre rivelano e mostrano, sanno anche schermare e celare.

    Però come minimo i genitori devono essere informati sugli strumenti che i loro figli hanno in mano: sapere quali potenzialità e funzionalità posseggono un pc, una console, un telefonino.

    Da qualche anno i fabbricanti di computer e console hanno creato e sviluppato un complesso di procedure di sicurezza che va sotto il nome di “parental control”. È un serio tentativo di contribuire a una regolamentazione familiare dell’uso di questi strumenti.

    L’idea di imporre un “controllo genitoriale” può diventare certo antipatica se viene applicata unilateralmente. Se, invece, è oggetto di un accordo con ciascun figlio, può tradursi in un aiuto oggettivo e accettabile da chi non ha la maturità e l’autodominio per disciplinarsi da sé.

    Ogni console, ogni pc, possono essere tarati, e protetti tramite password, per quanto riguarda le tipologie di contenuti da rendere accessibili. Vale per i siti web, le chat, le mail, i film e i videogame, che risultano selezionabili per fasce d’età. I pc con Windows (da Xp in avanti) e la console Xbox 360 aggiungono una utilissima griglia oraria: Windows consente di stabilire orari settimanali approvati o vietati, ora per ora e persona per persona, e Xbox imposta il numero di ore di gioco quotidiane o settimanali. I computer Macintosh forniscono il sistema più completo, dov’è compreso anche il resoconto dell’uso.

    Resta da esplorare il territorio dei filtri di sicurezza reperibili a parte, e quello dei telefoni. Ne riparleremo.

Pubblicato il 25 ottobre 2010 - Commenti (1)
21
ott

Civilization V, il bello della storia

Una scena di guerra in Civilization V.
Una scena di guerra in Civilization V.

Civilization V è un simulatore di storia. Ha a sua volta una lunga storia: Sid Meier, il suo autore, lanciò la prima serie nel 1991, e la “V” del titolo sta a dire che siamo alla quinta edizione.

    Chi va in cerca di “videogiochi intelligenti” qui trova un buon esempio: un puzzle di uomini, idee, comportamenti e scoperte che attraversa i millenni semplificando, sì, molto, ma anche mantenendo ritmo, coerenza e interesse.

    Si tratta di impersonare una nazione e condurla attraverso le ere e le civiltà, dalla preistoria verso il presente e il futuro. Gli ingredienti da miscelare sono parecchi e intellettualmente significativi: battaglie naturalmente, ma anche valzer diplomatici, politiche economiche e sociali, strategie urbanistiche, sviluppi culturali e artistici, scoperte scientifiche, applicazioni industriali, rotte commerciali e progetti di esplorazione. L’interazione con il mondo, diviso in caselle, per certi aspetti ricorda quella del Risiko; d’altra parte qui si può decidere di crescere in direzioni molto diverse, scegliendo di essere un pacifico popolo d’artisti liberali piuttosto che una nazione bellicosa, concentrata sul profitto e sul benessere. Sarà la storia a pronunciare i suoi verdetti. Anzi, la storia e i concorrenti, turno dopo turno, con continui confronti che decretano vittorie e sconfitte, progressi e vicoli ciechi dell’evoluzione umana. Tutto questo soprattutto nelle sfide multigiocatore, anche online.

    Ho apprezzato che rispetto a edizioni precedenti sia stato ridimensionato l’impatto della religione, in precedenza trattata solo come arma di intrighi e fanatismi. Il nuovo Civilization V lascia stare i santi.

    Lo consiglio come divertimento e come stimolo dai 12 anni in su (al di sotto risulterebbe più che altro complicato e forse noioso). È per pc Windows.

Pubblicato il 21 ottobre 2010 - Commenti (0)
18
ott

Eppur si Move

Così si gioca con Playstation Move.
Così si gioca con Playstation Move.

Sony ha fatto il verso a Nintendo ed è arrivato nei negozi Sony Move, l’accessorio che trasforma la Playstation 3 in un… campo di gioco, sullo stile della Wii. Per dare un giudizio ponderato converrà aspettare che arrivino altri giochi e programmi adatti all’uso, per ora l’impressione è buona, anche perché la libertà di movimento è ancora più ampia e sofisticata che nella console concorrente: qui oltre che destra-sinistra è attivo anche il sensore avanti-indietro, cioè la profondità. Detto per inciso, attenti al vaso cinese del salotto…

    I primi giochi servono da esempio, ci sono “percorsi a ostacoli” piuttosto divertenti – impressionante vedere sé stessi dentro lo schermo, ripresi dalla telecamera e immersi a interagire con pupazzi svariati – e ci sono microsimulazioni sportive brillanti e precise, dal ping pong al golf eccetera.

    Indubbiamente sono strumenti che incoraggiano il “giocare insieme”, spesso molto più divertente che il gioco in solitaria. Spero che qualcuno inventi anche giochi intelligenti, che valga la pena giocare, oltre ai soliti sport da salotto: altrimenti non tutti, passato il primo entusiasmo, vorranno continuare a sudare come pazzi saltando qua e là per il soggiorno di casa.

Pubblicato il 18 ottobre 2010 - Commenti (0)
08
ott

Giochi seri per dare il meglio di sé

Interessante: scienziati italiani hanno inventato software che aiutano a sviluppare la capacità personali di far fronte a situazioni d’impegno, magari di emergenza, traendo fuori il meglio di sé e in particolare le capacità di comandare, di coordinare, di collaborare. Sono piattaforme interattive sviluppate da un gruppo di ricerca dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione – ISTC del CNR, e sono stati presentati oggi a Roma nella sede centrale dell’istituzione.

In altre parole sono videogiochi didattici, quelli che in inglese si definiscono serious games, e che si utilizzano interagendo, anche online, con altre persone e con il computer entro simulazioni di situazioni che richedono capacità di giudizio e prontezza di spirito. “Giochi” del genere a quanto pare sono stati sperimentati con successo anche da organizzazioni no profit o pubbliche, come la Protezione civile in Abruzzo o l’unità di crisi del Chemical Park Bayer in Germania.

Mostrano come i giochi al computer abbiano applicazioni suggestive e benefiche: non tanto intese come “addestramento” automatico per rispondere agli stimoli, bensì per mettere a confronto i nostri comportamenti – spiega Orazio Miglino, psicologo dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR e professore dell’Università Federico II di Napoli – con rigorosi modelli cognitivi attraverso l’intelligenza artificiale e la capacità di simulare fedelmente le situazioni esistenziali.

C’è chi usa giochi simili per stimolare la collaborazione e l’iniziativa nella formazione aziendale: è chiaro che – se qualcuno saprà elaborare modelli educativi attendibili e idonei – attività del genere potrebbero avere senso anche a scuola e perfino in famiglia.

Pubblicato il 08 ottobre 2010 - Commenti (0)
06
ott

Pes 2011 e Fifa 11, torna il grande calcio

Un'immagine tratta dal videogioco Pes 2011.
Un'immagine tratta dal videogioco Pes 2011.

A ogni autunno riprende la competizione tra i simulatori di calcio. Sono sempre loro, Pro Evolution Soccer, più brevemente Pes 2011 (Konami), e Fifa 11 (EA Sports), i due videogiochi più amati in Italia e in molti Paesi del mondo. Da oltre 10 anni si contendono la palma del migliore, ogni volta aggiungendo un dettaglio, una funzione. Non sapremo mai qual è il migliore: ciascuno conta eserciti di fan ansiosi di proclamare che Pes è più emozionante ma Fifa è più realistico, eccetera.

    Giocare a calcio sul pc (o sulla console) è magnifico. A dirla tutta, però, bisogna ammettere che se si gioca da soli alla fine subentra l’inevitabile evidenza: inteso come avversario il pc può essere forte ma non è divertente. Quando giochi contro altre persone, allora sì che scopri l’emozione, e soprattutto che questo gioco è un buon mezzo di relazione con gli altri. Anche via internet, in uno dei numerosi server raggiungibili dai due programmi, ci si può cimentare in partite e tornei al proprio livello di abilità, salendo (o scendendo) nelle classifiche continuamente aggiornate. Giocando si può anche conversare con l’avversario: con la tastiera – a ogni tasto corrisponde una frase preordinata, tipo “che gol”, “pareggeremo” – o con cuffia e microfono. A questo proposito invalgono tutte le precauzioni da tenere con sconosciuti che potrebbero non essere amichevoli: i genitori sono avvertiti.

    È impressionante il livello di precisione e di nitidezza raggiunto da questi programmi, che sullo schermo non sembrano diversi da partite “vere”. Una via di mezzo tra un gioco e l’omaggio a uno spettacolo antico, in cui il joystick raccoglie l’eredità di bandiere e striscioni.

Pubblicato il 06 ottobre 2010 - Commenti (0)
05
ott

"Grand Theft Auto" è per adulti

Un'immagine del videogioco "Grand Theft Auto".
Un'immagine del videogioco "Grand Theft Auto".

Un’amica mi ha scritto questa mail:

«Mio figlio di 12 anni ha ricevuto il videogioco Grand Theft Auto (pare molto noto), ma – pur giocando con lui – non capiamo se sia adatto a lui oppur no. Potrei avere qualche dritta?».

Rispondo in pubblico, pensando che possa interessare anche altri. GTA è un gioco per adulti. Come prima informazione conviene tener presente che l’indicazione dell’età, che di solito compare sulla scatola, è attendibile. In questo caso particolarmente, dato che GTA è molto violento e volgare (si interpreta la parte di un malvivente che vuole “crescere”). D’altra parte è un gioco fatto bene e coinvolgente, quindi non stupisce che piaccia: è stato un successone anche e soprattutto tra gli “under 18” (anche 14-12) per le sue caratteristiche spettacolari. Che ovviamente sono altrettante controindicazioni, se finiscono in mano a un ragazzino in barba a divieti e consigli. Un secondo suggerimento è, prima di vietarglielo, di continuare a guardarlo ancora un po’ insieme a lui, farvi un giro finché capirete quanto basta, vedrete il bello e il brutto e avrete argomenti per giudicare a posteriori, con la vostra testa e anche con la sua.

Pubblicato il 05 ottobre 2010 - Commenti (1)

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Family Game

Giuseppe Romano

Giuseppe Romano insegna Lettura e creazione di testi interattivi all'Università Cattolica di Milano e collabora con quotidiani e riviste su temi riguardanti l’era digitale, la comunicazione interattiva, i videogame, i fenomeni di massa.

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