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Non abbandoniamoli al gioco

Le foto sono riferite al Fiuggi Family Festival.
Le foto sono riferite al Fiuggi Family Festival.

Buon anno. Un anno che comincia denso di incognite ma con una certezza: la famiglia è più che mai il rifugio che può proteggere ed educare in un mondo in cui qualsiasi sicurezza sociale ed economica sembra esposto a una crisi di sistema che è anche crisi di valori.

 

     In questo contesto tornare a parlare di giochi è tutt’altro che banale, posto che nel gioco si concentra una parte non piccola dell’impegno familiare dove tutti i membri “mettono in gioco”, appunto, sé stessi, il loro desiderio sincero di conoscersi meglio e – pur con le ovvie e importanti differenze di età, di maturità e di ruolo – procedere insieme.

Non mi sembra inutile da questo punto di vista insistere sul fatto che è invece negativo disinteressarsi del gioco dei figli. Specie se si tratta di giochi interattivi e digitali, che a fronte di una grande semplicità di approccio e di un’altrettanto notevole capacità di coinvolgere, investono bambini e ragazzi con una enorme forza d’impatto emozionale, razionale ed etico. Davvero non c’è niente di banale nei videogiochi.

     Interessarsene, per genitori e nonni, non può d’altra parte significare – di fatto sarebbe impossibile farlo sempre o anche spesso – che l’adulto s’immerga nel gioco quanto il giovane, o che ne sorvegli ogni mossa. Sarebbe anche controproducente. A mio parere conviene comportarsi come si fa – o sarebbe opportuno fare – con qualsiasi libro o film che entri in casa: sapere che c’è, di che parla, con quale tono.

    Più in generale, credo che sia essenziale mostrare interesse al di là dell’incompetenza che quasi tutti gli adulti possiedono nei confronti di questo mondo. Il messaggio è: non sei solo, m’importa quello che fai, lo ritengo interessante e positivo, perciò non sentirti solo. Invece è molto negativo far passare messaggi del tipo “basta che stai tranquillo e non rompi le scatole puoi fare quello che vuoi”.

     È questo l’abbandono pericoloso, quello che induce insicurezza e che trasforma il gioco in fuga ed evasione: ovvero nella forma più dolente ed autolesionistica di ribellione familiare, quella silenziosa e solitaria.

Pubblicato il 04 gennaio 2012 - Commenti (0)
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Videogiochi e mamme, l'incontro

“Ti intendi di Nintendo”? Gioco di parole che introduce a un pomeriggio dedicato alle mamme che vogliono capire qualcosa in più di videogiochi. A Milano, martedì 6 dicembre, dalle 17 alle 18,30, nella Mediateca S. Teresa (via Moscova 28), il Servizio di Psicologia dell’Apprendimento e dell’Educazione (Spaee) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano farà il punto sul “giocare consapevole” con le famiglie presenti.

Si parlerà in particolare dell’uso della console portatile Nintendo Ds, con la variante ultima nata “3DS”, quella che consente una visione tridimensionale. Ciascuno è invitato a portare la propria console, anche se alcune saranno disponibili per chi ne avesse bisogno.

Per Spaee sarà presente la prof. Manuela Cantoia, docente di Psicologia Generale dell’Università Cattolica. L’incontro è stato ideato per offrire supporto alle mamme su due aspetti. Il primo è di carattere psico-pedagogico  riguarda sia paure e dubbi sia criteri per valutare i giochi e selezionare quelli più adatti. Il secondo aspetto, più tecnico, concerne l’uso della console e le sue funzioni.

L’iniziativa mi sembra interessante soprattutto perché affronta il videogioco in famiglia nella prospettiva che mi sembra più feconda, quella dei linguaggi: fa avvicinare i genitori (non credo che qualche papà sarebbe respinto sull’uscio) al mondo tutt’altro che banale dei giochi e glieli fa conoscere. Siccome la conoscenza è la prima tappa di qualsiasi relazione, in definitiva così facendo si riduce la distanza con le passioni e le abitudini in cui i nostri figli sono immersi.


Pubblicato il 01 dicembre 2011 - Commenti (1)
28
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Papà, perché non giochi con me?

In questa e nelle immagini successive, famiglie in campo (...o "sul tavolo"?) nella Settimana del gioco da tavolo
In questa e nelle immagini successive, famiglie in campo (...o "sul tavolo"?) nella Settimana del gioco da tavolo

La Settimana del gioco da tavolo si è appena conclusa ma mi è arrivata sul tavolo l’interessante ricerca condotta dalla Bottega dell’educare della Onlus Pepita (cooperativa sociale che si occupa di progetti educativi in tutta Italia), su un campione di 500 ragazzi di cui 250 al nord e 250 al sud, di età compresa tra i 6 e i 13 anni.

Argomento: come si gioca in famiglia.

Facendo un confronto con il resto d’Europa si apprende che i genitori italiani sono quelli che trascorrono il minor tempo insieme ai propri figli: in media quindici minuti al giorno. Addirittura, il 16% dei bambini del Nord lamenta il fatto che i genitori non giocano mai insieme a loro. In altri Paesi europei i genitori si mostrano più attenti: in Norvegia, per esempio, giocano con i figli circa 30 minuti al giorno, in Spagna 35.

Al Nord il 26,4% dei genitori dedica meno di un’ora al giorno al gioco con i figli. Il 9,2%  dedica più di due ore, mentre il 16% non gioca mai con i figli e il 48,4% risponde che lo fa “appena può”. Quest’ultimo dato potrebbe però riferirsi a un genitore che dedica solo 5 minuti sparsi all’interno di una giornata. Quindi va valutato con attenzione, soprattutto perché il tempo da dedicare al gioco è uno spazio che ha bisogno di essere strutturato, organizzato, atteso. Senza una pianificazione, un appuntamento condiviso, il bambino potrebbe non cogliere il piacere e il desiderio che il proprio genitore ha di giocare e di passare del tempo con lui.

La situazione al Sud non sembra essere diversa: 40,4% dei genitori dedica meno di un’ora al giorno al gioco con i figli, il 26,4% più di due ore, mentre il 33,2% lo fa “appena può”. Unico dato che segna una netta differenza è quello riguardante la riposta “mai”. Nessuno dei ragazzi intervistati ha dichiarato che i propri genitori non passano mai del tempo a giocare con loro, diversamente da quanto invece affermato dai ragazzi del Nord (16%).

Tornando ai giochi in scatola, ciò che emerge dall’indagine è che sono più conosciuti al Nord che al Sud. Quelli più apprezzati sono Monopoly, Cluedo e Indovina Chi, addirittura più popolari del Gioco dell’Oca, degli Scacchi e del vecchio labirinto. La cultura del gioco di società tuttavia sembra essere decisamente più diffusa al Nord.

Ognuno tragga le proprie conclusioni. Per conto mio non credo che si possa stabilire un’equivalenza tra “passare tempo insieme” e “giocare insieme” tra genitori e figli. D’altra parte giocare insieme può in vari casi essere una risposta adeguata al bisogno di vicinanza familiare.

Pubblicato il 28 novembre 2011 - Commenti (0)
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Hai un tavolo? Giochiamo!

Week-end nutritissimo di tornei e partite alla Settimana del gioco che si chiude domenica. Su www.staserasigioca.it sono indicate tutte le città che propongono iniziative. Ne ho scelte alcune a caso, ma ciascuno vada a cercarsi quelle più vicine a lui…

 

Roma, 19 novembre – Dalle 16 alle 22 giochi e tornei in piazza S. Maria della Pietà 5.

Barletta, 19 e 20 novembre. Presso l’Ipercoop insieme all’associazione Ludica Torre Magica.

Venezia: sabato 19 novembre dalle 14.30 alle 21.30: Sala S. Leonardo – Cannaregio; domenica 20 novembre dalle 14.30 alle 21.30: Ex Palaplip, Via San Donà 195 – Mestre.

Milano: BoardGames Society/Tana dei Goblin invita a giocare il 19 e 20. Via Sant'Uguzzone 8, (MM1 Villa San Giovanni).

Torino: il 20 novembre all'oratorio Don Orione, P.zza Montale.

Ascoli Piceno: il 20 dalle 15 alle 19 in Sala Docens - Piazza Roma, 6.

Novara: il 20 in oratorio a Castelletto Sopra Ticino.

Intensa partecipazione universitaria alla Settimana del gioco. Da Brescia a Roma, fino ad arrivare a Palermo, dieci associazioni studentesche hanno organizzato sessioni di gioco, con tornei all’ultima pedina. Ecco l’elenco delle Università che hanno aderito all’iniziativa:

  1. Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma
  2. Università di Urbino
  3. Politecnico di Torino- Jetop
  4. Luiss Guido Carli
  5. Università del Studi di Palermo -RUM
  6. Università degli studi di Brescia
  7. Università di Parma- Aisa
  8. Università degli Studi di Camerino- Aure
  9. Università degli Studi di Trento
  10. Università degli Studi di Perugia

Su www.staserasigioca.it altre informazioni sugli eventi in programma.

Pubblicato il 19 novembre 2011 - Commenti (0)
13
nov

La Settimana del gioco da tavolo è cominciata

La "zona Cluedo"
La "zona Cluedo"

Sembrava la traduzione dei sogni di un bambino: uno spazio immenso pieno zeppo di giochi, e di persone che giocavano. E non erano solo bambini: mamme, papà, nonni, e ragazzi più grandi insieme a quelli più piccini che avevano un loro grande angolo con giochi adatti a loro.

La "zona Twister"
La "zona Twister"

“Stasera si gioca” è stato il momento inaugurale della Settimana del gioco, celebrato al milanese Forum di Assago. Tutto il pomeriggio di sabato 12 è stato dedicato a tornei a eliminazione tra centinaia di famiglie, suddivisi in spazi tematici dominati da grandi insegne con il nome e la grafica di ogni gioco. Primeggiavano naturalmente i “continenti” dedicati a Monopoly e a Cluedo, ma, ovunque cadesse, l’occhio scorgeva tavoli impegnati in scontri accaniti quanto allegri.

Il video e le foto allegate raccontano meglio delle parole quanto è successo.
La scolaresca che ha vinto il concorso “Creatività in scatola” è la Scuola Primaria Gigi Ghirotti di Creazzo (Vicenza) con le classi 5° A e B. Hanno infatti inventato il gioco di società Divertiland, grazie al quale imparare anche i numeri decimali.

A presto per aggiornamenti.

I vincitori della Scuola Primaria Gigi Ghirotti di Creazzo (Vicenza)
I vincitori della Scuola Primaria Gigi Ghirotti di Creazzo (Vicenza)

Qualche riga conclusiva per ricordare altri momenti di gioco in programma (il diario completo è comunque su www.staserasigioca.it). Corato, 14 novembre: L'associazione Gocce dell'Oceano organizza una serata interamente dedicata alle famiglie e ai bambini presso il ristorante pizzeria Deja Vu. Dalle 17:30 alle 19:30 si gioca in società con Hasbro. Dalle 19:30 alle 20:15 premiazione dei bambini partecipanti.  Dalle 20:30 alle 22:30 snack per tutti!
Macerata, 14 novembre: dal 14 al 19 ottobre presso la biblioteca Mozzi-Borghetti di Macerata tornei di Monopoly, Trivial Pursuit e Cluedo.    
Grosseto, 15-18-20 novembre: Bandus con Hasbro e la Tana dei Goblin propone tre pomeriggi e serate di gioco.

 

Pubblicato il 13 novembre 2011 - Commenti (0)
17
feb

Persone reali nei mondi digitali

Nell’Habbo Hotel si possono creare stanze virtuali personali a pagamento, oltre che frequentare quelle pubbliche.
Nell’Habbo Hotel si possono creare stanze virtuali personali a pagamento, oltre che frequentare quelle pubbliche.

Un lettore m’incoraggia a parlare di giochi online. Sono occasioni d’incontro in cui la dimensione “assieme” riscatta la solitudine che s’imputa a chi passa il tempo davanti a schermo e tastiera.

La parola “assieme” è il chiavistello per rendere il territorio dell’internet sempre più a misura d’uomo. Anche i giochi possono dire la loro, se incoraggiano le relazioni; giocare insieme diventa gradevole quando si mettono in atto gli aspetti della personalità – razionali, emozionali, etici – che ci rendono ciò che Aristotele definiva “animale sociale”.

L’era della cosiddetta comunicazione di massa è vissuta a lungo su un paradosso: folle composte da innumerevoli solitudini affiancate. L’audience di un programma tv, così come il pubblico di un giornale, sono riuniti dall’atto di “ascolto” compiuto in comune. Però tra loro non comunicano affatto.

Nei mondi online della Rete globale succede – o potrebbe – qualcosa di diverso: quanti li frequentano scoprono gli altri e la possibilità di stare insieme. In modo diverso da ogni altro ma non per questo pregiudizialmente negativo.

Però non ci si può avventurare alla cieca. Pochi territori virtuali godono di protezioni adeguate, anche quando a parole sono “aperti a tutti”. L’affollatissimo habbo.it, zona italiana di un sito che conta 160 milioni di iscritti 31 nazioni, è un “Hotel” diviso in ambienti: piscina, area per picnic, locale notturno, shopping center, affollati di personaggi animati (ciascuno è un visitatore) con cui si può chattare.

Ci sono anche tornei o gare. Luogo interessante se non fosse per la diffusione del turpiloquio, non soltanto parolacce ma discorsi di qualsiasi genere (ci sarebbero limitazioni ma vengono facilmente aggirate). Malgrado il gradevole aspetto di un cartoon, non è il luogo migliore per un bambino o per un adolescente.

Pubblicato il 17 febbraio 2011 - Commenti (0)
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L’ansia dei figli e quella dei padri

Ragazzi all’opera nel Laboratorio videogiochi del Fiuggi Family Festival 2010.
Ragazzi all’opera nel Laboratorio videogiochi del Fiuggi Family Festival 2010.

Due notizie significative sono apparse nei giorni scorsi sui giornali. Da un lato una ricerca mostrava quanto sia vero che le ultime generazioni sono diverse dalle precedenti rispetto all’apprendimento e alla percezione del mondo: imparano a maneggiare un mouse e un telecomando ben prima di saper parlare, leggere o andare in bici. Dall’altro lato, ricercatori ci informano che, a quanto pare, la dipendenza da videogiochi in età infantile può frequentemente generare ansia e depressione.

Sono dati su cui riflettere. Senza, tuttavia, indurci ad accettare per comprovate alcune conclusioni che, in assenza di prove più ampie e circostanziate, assomigliano piuttosto a pregiudizi. Un bambino o una bambina crescono entro la cornice del mondo reale: una cornice che oggi è piena zeppa dei manufatti, delle tecnologie e dei linguaggi che noi stessi, i loro genitori, abbiamo inventato e prodotto.

In sé questa constatazione non è né nuova né particolarmente significativa, dal momento che da sempre i figli beneficiano delle innovazioni prodotte dai padri. Semmai c’è da domandarsi se non siamo proprio noi, i padri odierni, a essere confusi dalla vertiginosa rapidità delle innovazioni, visto che confusioni del genere facilmente si ripercuotono sui più giovani.

Ugualmente, quanta dall’ansia dei piccini davanti a computer e videogiochi è indotta dal fatto stesso di essere abbandonati lì da genitori stremati o distratti, che li parcheggiano davanti allo schermo per sbarazzarsene o almeno per rifiatare? Dovremmo chiederci, quindi, quanto tempo passiamo accanto a loro, anche mentre giocano, per aiutarli a scoprire il mondo. Se non lo facciamo, forse il problema è lì, nello stile di vita che ce lo rende impossibile. Forse è da qui che dovrebbe partire la riforma del nostro mondo.

Pubblicato il 24 gennaio 2011 - Commenti (2)
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Se il videogioco diventa non-profit

Dietro i videogiochi ci sono commercianti avidi di denaro? I malpensanti potrebbero ricredersi conoscendo iniziative come quella di OneBigGame (www.onebiggame.com). È un editore di videogiochi non-profit fondato nel 2007 negli Stati Uniti da professionisti del settore. Si propone di ricavare dal mondo dei games e dei gamers – cioè quelli che i giochi li inventano, li producono e li giocano – risorse economiche per aiutare chi ha bisogno, specialmente bambini di tutto il mondo (si appoggia a organizzazioni come Save The Children).

OneBigGame produce e vende giochi che sono stati allestiti grazie alla collaborazione gratuita di professionisti del settore. Almeno l’80% del ricavato va in beneficenza. Inoltre i giochi prodotti si propongono di promuovere aspetti positivi della personalità.

Recentemente OneBigGame ha annunciato il suo secondo progetto. Si chiama WINtA (sigla misteriosa, non sono riuscito a scoprirne il significato), un “music & rhythm game”, vale a dire un gioco che fa interagire con le melodie tramite i polpastrelli, la parte di noi che entra in contatto con il touch screen e può inseguire i ritmi a forza di… tamburellare. L’inventore è un “grande” giapponese dei videogame, Masaya Matsuura, il primo a ideare in passato giochi musicali per la PlayStation.

WINtA unisce una sfida basata sul riconoscimento e la naturale tendenza umana a combinare ritmi e parole con l’utilizzo delle possibilità di interazione tattile offerte da iPhone e iPod touch, le piattaforme a cui il gioco si rivolge. Sarà presto disponibile nell’Apps Store, gratuito salvo acquistare altre canzoni online con cui giocare, fornite da autori famosi che hanno deciso di appoggiare il progetto (tra cui gli Who, Underworld, UNKLE ecc.).

Il primo progetto di OneBigGame è stato invece Chime, disponibile per pc via Steam e per Xbox 360 via Live Arcade. Si tratta di un puzzle game musicale che contiene all’interno sei brani musicali e altrettanti livelli da completare sbloccando la musica secondo la propria capacità di disporre i pezzi (dei rettangoli, sullo stile di tetris) per completare il livello. La versione pc è disponibile per un po’ meno di 5 euro (4,99$) e fin qui è stata un successo.

Pubblicato il 10 gennaio 2011 - Commenti (0)

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Family Game

Giuseppe Romano

Giuseppe Romano insegna Lettura e creazione di testi interattivi all'Università Cattolica di Milano e collabora con quotidiani e riviste su temi riguardanti l’era digitale, la comunicazione interattiva, i videogame, i fenomeni di massa.

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